Parolos (bi/folks in portoghese)
Giusto una comunicazione di servizio. Innanzitutto buon anno. Seconda cosa ho foraggiato la mailing list mettendo dentro gente (a loro insaputa of corse) che non c’era durante i giorni afgani. Cosi’ adesso siamo sui 120 pionieri.
Ci siamo lasciati a kabul e adesso si ricomincia da belo horizonte, brasile. Bhe ero soprattutto curioso di vedere l’effetto che avrebbe fatto saltare da Afghanistan a brasile passando per il cibo padano natalizio. Gran bel film.
Molte cose da raccontare e molte belle persone da descrivere. Per quanto concerne le cose dette da stefano, che e’ quello qui da un anno e pubblicate in carovana, su cavalli (del buskashi) o gnocche e’ tutto vero. Si i cavalli erano na bella cosa ma sono molto meglio la grande concentrazione di belle gnocche per metro quadro che si vede qui giu’ in strada. Basta scendere e fare quattro passi. (Per questo sto poco al pc e non ho tempo di caravanate. Sto molto per strada. Dovro’ pur conoscere il paese?)
Per l’idea afgana dei tappeti non e’ morta. Nel periodo in italia mi sono sbattuto infinito con sti tappeti. I fondi sono gia’ stati trovati (il superanalista finanziario aveva addirittura proposto azioni/partecipazioni A da 5000 euro e azioni B da 1000 euro) ma il problema e’ la qualita’ del prodotto.
Ho portato dei pezzi alla madre del feltmaresciallo von maggiolen che ne sa a pacchi e ha un negozio di bei pezzi di kilim e mi ha detto che cosi’ come sono i tappeti che ho portato valgono poco. Per prima cosa sono nuovi e andrebbero almeno lavorati con la fiamma ossidrica (non lo sapevo) e poi c’e’ da fare un lavoro sulla qualita’ della lana. Ho passato dunque questi commenti a Jeff che e’ lo yankee che ha preso il mio posto sul progetto a maimana e a Fabrizio che e’ quello che lavora per IOM. L’idea e’ che loro, attraverso il mio progetto o mini progetti ad hoc, migliorino nei prossimi 5-6 mesi la qualita’ del prodotto. Poi io e la mamma del feltmaresciallo possiamo andare giu’ e fare l’assesment. Se vale la pena si parte altrimenti la si lascia li’.
Ho scoperto l’altro giorno nel sito di banca mondiale che il brasile e’ secondo solo al Sudafrica per disuguaglianze sociali. C’e’ un pacco di cose da fare. Su ogni settore. E questo e’, senza esagerare, un momento storico. La vittoria di lula due anni fa ha creato le premesse e le aspettative per a real change. Del resto il brasile ha iniziato con far saltare la festa di UE e USA sui negoziati mondiali del commercio e tariffe a Cancun non molti mesi fa (ma ne so poco e devo capire meglio).
Alla prossima
LA POSTA
1
ES: e da un vecchio pioniere della prima ora che, sembra, e’ riuscito anche lui ad evadere dalla galea (degli schiavi) italiota
Ciao navigatore dell'anima.
Lo sapevo che non ti eri ritrincerato dietro una
miserrima vita da borghesuccio e ci serbavi "qualcosa
di frontiera".
Sei il vero idealista senza illusioni altro che JFK.
Mi trovo negli States per un progetto di ricerca che
spero mi faccia svoltare anche in Italia. Mi occupo di
sviluppo locale. In una città come Baltimora vedi
miseria come in un paese del terzo mondo. Venire per
credere!...ovvio che ciò che stai vedendo tu non ha
confronti.....
Andrò avanti e indietro per un paio di anni. L'idea
del punto vendita negli USA la si pootrebbe
sviluppare. Io ci sto.
Buon natale Gornyi celovek!
2 ES: una nuova entrata che chiameremo la comunicatrice (non mi viene in mente di meglio)
Ciao ,
sono contenta di essere entrata in carovana e non osare cancellarmi dalla lista.
Grazie. A presto,
3 ES ex BDP (bocciuolo di primavera) anche lei MDB (medical doctor bologna)
io ho già esaurito le mie brevi vacanze e sono già in ospedale a
fare il mio
dovere.
Buone vacanze. Il Brasile sarà una delle mie prossime mete.
Ti auguro un meraviglioso 2005
( da ariete come me forse anche tu avrai subito i cattivi
influssi dell'anno
bisestile)
Un bacione
Op-Ed Columnist: Pop-Tarts or Freedom?
January 16, 2005
By THOMAS L. FRIEDMAN
In the wake of U.S. aid to help Muslim and other victims of
the recent tsunami, Colin Powell suggested that maybe, now
that the Muslim world had seen "American generosity" and
"American values in action," it wouldn't be so hostile to
America.
Don't hold your breath waiting for a thank-you card. If the
fact that American soldiers have risked their lives to save
the Muslims of Bosnia, the Muslims of Kuwait, the Muslims
of Somalia, the Muslims of Afghanistan and the Muslims of
Iraq has earned the U.S. only the false accusation of being
"anti-Muslim," trust me, U.S. troops passing out bottled
water and Pop-Tarts in Indonesia are not going to erase
that lie. It is not an exaggeration to say that, if you
throw in the Oslo peace process, U.S. foreign policy for
the last 15 years has been dominated by an effort to save
Muslims - not from tsunamis, but from tyrannies, mostly
their own theocratic or autocratic regimes.
It clearly has not made much of an impression. So you will
pardon me if I say that I don't care whether the state
media in Saudi Arabia - whose government gave far less to
the Muslim tsunami victims ($30 million) than the amount
spent by King Fahd's entourage on his last two vacations in
Marbella (reportedly $100 million) - say nice things about
us.
I believe the tensions between us and the Muslim world stem
primarily from the conditions under which many Muslims
live, not what we do. I believe free people, living under
freely elected governments, with a free press and with
economies and education systems that enable their young
people to achieve their full potential, don't spend a lot
of time thinking about who to hate, who to blame, and who
to lash out at. Free countries don't have leaders who use
their media and state-owned "intellectuals" to deflect all
of their people's anger away from them and onto America.
Ah, you say, but the Europeans live in free-market
democracies and they have become very anti-American. Yes,
some of them. But for Europeans, anti-Americanism is a
hobby. For too many in the Muslim world it has become a
career.
I am sure that young Taiwanese, young Koreans, young
Japanese, young Poles and young Indians have their views on
America, but they are not an obsession. They want our jobs,
not our lives. They live in societies that empower their
young people to realize their full potential and to express
any opinion - pro-American, anti-American or neutral.
So I don't want young Muslims to like us. I want them to
like and respect themselves, their own countries and their
own governments. I want them to have the same luxury to
ignore America as young Taiwanese have - because they are
too busy focusing on improving their own lives and
governance, running for office, studying anything they want
or finding good jobs in their own countries.
The Bush team is certainly not fostering all this when it
mismanages a war it launched to liberate the people of
Iraq. Its performance has been pathetic, and I understand
anyone on the right or the left who wants to wash his hands
of the whole thing. Speaking personally, though, I am still
hoping that these Iraqi elections come off - out of respect
for the Iraqis who have been ready to risk their lives for
a chance to vote, out of contempt for the insurgents who
want to prevent that and out of a deep conviction that
something very important is at stake.
No, these elections won't change Iraq or the region
overnight, and Thomas Jefferson is not on the ballot. But
they will at least kick off what the Iraq expert Yitzhak
Nakash calls "a real, Iraqi political process run by and
for Iraqis."
That Iraqi political process "has to begin now to enable
the U.S. to get out sooner rather than later," added Mr.
Nakash, a Brandeis professor and currently a fellow at the
Woodrow Wilson International Center. "The U.S. must go
ahead with the elections in Iraq, accept the likelihood
that Shiites and Kurds will do well, and leave the door
open to Sunnis to join as partners in writing the Iraqi
constitution. We want a system there that answers to the
aspirations of Iraqis, not Americans. That is the key to a
legitimate Iraqi government."
Before the war, I said of Iraq, "We break it, we own it."
Today, my motto is, "If they own it, they'll fix it."
America's standing in the Muslim world will improve, not
when we get a better message, but when they have more
control. People with the responsibility and opportunity to
run their own lives focus on their own lives - not on us.
More of that would be a very good thing.
Maureen Dowd is off today.
martedì, ottobre 17, 2006
Uno sprint nella serata
Come temevo il viaggio da Maimana a Kabul e' stato piu' complicato del previsto e tutti i piani sono saltati. Dopo bei momenti di saluti e distacco con la famiglia dei tedeschi con un altra cena con annessi canti di natale cantati dai bambini che sono 6 e non 5 come avevo scritto e con gli amici grazie a Fabrizio di IOM che ha messo a disposizione compound e ha organizzato il tutto. Ben 2 momenti musicali in programma. Il primo con un gruppo di bimbi afgani e tra questi una bimba di 5 anni da zecchino d'oro e il secondo invece con un vero musicante accompagnato dai due figli. Questo secondo momento e' iniziato verso le 21.30 quando tutti se ne erano gia' andati. Eravamo rimasti 4 expat, le guardie e staff di IOM e altri locali invitati. Insomma un bragadromo. MA Fabrizio, provvidenziale, ha fatto saltare fuori una quindicina di Baltika 9 e una bottiglia di wodka che gli amici locali non hanno disdegnato. Non penso che sia difficile immaginare che, da quel momento, la serata abbia avuto uno sprint. Con balli.
Il giorno dopo, infine, il saluto allo staff e un pranzo collettivo tutti seduti per terra in salotto. Eravamo una trentina e c'erano anche le 6 donne dello staff. Mi hanno anche regalato un tappeto. E cosi' sono 3. Ho dovuto tirar fuori tutto il mio talento costruito in anni di escursioni in montagna per fare stare tutta la roba nello zaino e nella sacca. Mi sono raccomandato che qualcuno dia da mangiare a Dudu e il giorno dopo, alle 7, siamo partiti. Dopo le 8 ore di viaggio di cui 3 di deserto ma, questa volta, con pioggia siamo arrivati a MAzar. Sta volta non avevo voglia di stare dai ragazzi di IRC. L'ultima volta a novembre ero stato in una camera senza riscaldamento e con puzza di diesel. Abbiamo dunque optato per un albergo. Stupendo. O meglio stupendo nel suo genere. Una coloratissima variegata umanita'. Penso che in poche parti del paese un expat possa, serenamente, andare in un albergo. Al sud senz'altro no. Comunque abbiamo (o meglio hanno) voluto raspare sul prezzo e ci siamo presi 3 camere da 30 dollari l'una con due in ogni stanza (a parte io che avevo bisogno di spazio per ridurre drasticamente il numero di borse e sacchi che avevo dietro). Abbiamo pranzato in albergo o meglio ci siamo fatti portare pollo da fuori e abbiamo mangiato nei luridissimi piatti che l'albergo ci ha prestato. Poi, alle 8, tutti in camera. Devo dire che i bagni erano marci. Veramente fetenti. Comunque verso alle 21 ho sentito urla in corridoio e un gran trambusto e, infine, le voci dei miei compagni occidentali (mik il no global e chris un simpatico anglo-canadese venuto su a maimana per IMPACS la radio delle donne). I miei avevano allagato il corridoio dell'albergo. Pieno di tappeti!!
Ieri mattina dopo una bella colazione di ciai (the) e pane in stanza ci siamo diretti da ICRC (comitato int croce rossa) per verificare il mio volo previsto per le dieci. Ci hanno detto che il volo era cancellato. Sapevamo gia' che quello di pachtech del giorno dopo era pieno. Rimanevano le linee afgane. Siamo andati dunque da Kam air e dopo un ora ci hanno detto che potevamo andare in lista per il giorno dopo. Ho dunque deciso, insieme a Chris, di accettare l'offerta di Otto. Otto e' un tedesco di una quarantina di anni cugino di Viktor che e' quello con famiglia. Inutile dirlo Otto e' un personaggio. Nato in Khazakistan ha vissuto in quel paese e nel Caucaso per circa 20 anni. Vive in afghanistan da quasi 2 anni e parla perfettamente il dari. E' architetto. Ci siamo dunque uniti a lui e ad un autista nel viaggio Mazar Kabul di otto ore che attraversa l'Hindu Kush e ilo passo/tunnel Salang costruito dai russi a 3300 mt. Quella strada, infatti, e' l'unica via di collegamento tra nord e kabul. Su quella strada c'e' la deviazione per la valle del Panshir, la valle di Masoud. Ed e' una strada cazzuta che per molti tratti attraversa gole. Le gole che i mujad trasformarono in forche caudine per i russi. Soprattutto durante la loro ritirata. Comunque e' uno scenario bello e impetuoso e mi hanno detto che in primavera ed estate e' un paradiso. Arrivati a Kabul alle 20 sono stato 'redarguito'. Penso di essere stato l'unico a fare Mazar-Kabul in auto in questa organizzazione. Vietato viaggiare per terra nei lunghi tratti e vietato farsi trovare in strada quando il giorno finisce. Questa sera, ultima sera nel paese prima di godermi uno sbocciante e disinquietante Sheraton Deira Hotels and Towers, c'e' un ennesimo party qui a Kabul. La solita e noiosa ballotta di kabul. E la cosa si tiene qui da noi. Ne ho zero voglia e andrei volentieri in albergo ma forse sarebbe interpretato come un comportamento scontroso. Che briga
Salothsar
Il giorno dopo, infine, il saluto allo staff e un pranzo collettivo tutti seduti per terra in salotto. Eravamo una trentina e c'erano anche le 6 donne dello staff. Mi hanno anche regalato un tappeto. E cosi' sono 3. Ho dovuto tirar fuori tutto il mio talento costruito in anni di escursioni in montagna per fare stare tutta la roba nello zaino e nella sacca. Mi sono raccomandato che qualcuno dia da mangiare a Dudu e il giorno dopo, alle 7, siamo partiti. Dopo le 8 ore di viaggio di cui 3 di deserto ma, questa volta, con pioggia siamo arrivati a MAzar. Sta volta non avevo voglia di stare dai ragazzi di IRC. L'ultima volta a novembre ero stato in una camera senza riscaldamento e con puzza di diesel. Abbiamo dunque optato per un albergo. Stupendo. O meglio stupendo nel suo genere. Una coloratissima variegata umanita'. Penso che in poche parti del paese un expat possa, serenamente, andare in un albergo. Al sud senz'altro no. Comunque abbiamo (o meglio hanno) voluto raspare sul prezzo e ci siamo presi 3 camere da 30 dollari l'una con due in ogni stanza (a parte io che avevo bisogno di spazio per ridurre drasticamente il numero di borse e sacchi che avevo dietro). Abbiamo pranzato in albergo o meglio ci siamo fatti portare pollo da fuori e abbiamo mangiato nei luridissimi piatti che l'albergo ci ha prestato. Poi, alle 8, tutti in camera. Devo dire che i bagni erano marci. Veramente fetenti. Comunque verso alle 21 ho sentito urla in corridoio e un gran trambusto e, infine, le voci dei miei compagni occidentali (mik il no global e chris un simpatico anglo-canadese venuto su a maimana per IMPACS la radio delle donne). I miei avevano allagato il corridoio dell'albergo. Pieno di tappeti!!
Ieri mattina dopo una bella colazione di ciai (the) e pane in stanza ci siamo diretti da ICRC (comitato int croce rossa) per verificare il mio volo previsto per le dieci. Ci hanno detto che il volo era cancellato. Sapevamo gia' che quello di pachtech del giorno dopo era pieno. Rimanevano le linee afgane. Siamo andati dunque da Kam air e dopo un ora ci hanno detto che potevamo andare in lista per il giorno dopo. Ho dunque deciso, insieme a Chris, di accettare l'offerta di Otto. Otto e' un tedesco di una quarantina di anni cugino di Viktor che e' quello con famiglia. Inutile dirlo Otto e' un personaggio. Nato in Khazakistan ha vissuto in quel paese e nel Caucaso per circa 20 anni. Vive in afghanistan da quasi 2 anni e parla perfettamente il dari. E' architetto. Ci siamo dunque uniti a lui e ad un autista nel viaggio Mazar Kabul di otto ore che attraversa l'Hindu Kush e ilo passo/tunnel Salang costruito dai russi a 3300 mt. Quella strada, infatti, e' l'unica via di collegamento tra nord e kabul. Su quella strada c'e' la deviazione per la valle del Panshir, la valle di Masoud. Ed e' una strada cazzuta che per molti tratti attraversa gole. Le gole che i mujad trasformarono in forche caudine per i russi. Soprattutto durante la loro ritirata. Comunque e' uno scenario bello e impetuoso e mi hanno detto che in primavera ed estate e' un paradiso. Arrivati a Kabul alle 20 sono stato 'redarguito'. Penso di essere stato l'unico a fare Mazar-Kabul in auto in questa organizzazione. Vietato viaggiare per terra nei lunghi tratti e vietato farsi trovare in strada quando il giorno finisce. Questa sera, ultima sera nel paese prima di godermi uno sbocciante e disinquietante Sheraton Deira Hotels and Towers, c'e' un ennesimo party qui a Kabul. La solita e noiosa ballotta di kabul. E la cosa si tiene qui da noi. Ne ho zero voglia e andrei volentieri in albergo ma forse sarebbe interpretato come un comportamento scontroso. Che briga
Salothsar
A bunch of willers
Un uomo disse: 'Talvolta cambio parere sul servizio dl samurai. Quando mi sento bene, penso che sia la cosa migliore del mondo, ma dopo qualche momento magari cambio idea e mi accorgo che e' pericoloso. Se dovessi descrivere come muto parere a ogni momento fin da quando ero giovane, non basterebbero cento o duecento volte. E' una cosa che non finisce mai. Vorrei realizzare qualcosa di meraviglioso'.
Il maestro rispose: 'E' bene rimanere sempre in questo stato d'animo. E' un eroore credere di aver realizzato qualcosa. E' bene pensare cosi' tutta la vita'.
(Hagakure, II, 51)
Da quando siamo soli Dudu (il gatto) e' diventato un koala. Viene in ufficio e dorme e di notte, visto che e' freddo, si infila sotto le coperte e si accuccia all'altezza del mio stomaco. Va bene. Sto piu' caldo io e sta piu' caldo lui. Insomma ce l'ho sempre addosso. Prosegue la fase del distacco. Ieri sera Viktor e Veronika i 2 tedeschi che vivono qui con 5 figli da 11 anni hanno organizzato una cena di, speriamo, arrivederci. Domenica sera io e Fabrizio ne organizzeremo un altra nel suo compuond ad IOM. Una cosa fatta bene. Il vibo delizioso che il loro nuovo cuoco prepara (e' l'ex cuoco di MSF ed era anche cuoco per gli ufficiali soviet a suo tempo) e, per l'occasione, una banda 'live' di suonatori afgani. Spero anche che ballino. Ballano da dio gli uomini afgani quando lo sanno fare. Ricordo un pomeriggio verso la fine di agosto. Era venerdi e, come eravamo soliti fare ogni settimana quel giorno, alle 4 ci ritrovammo con auto e autisti per la gita fuori porta del venerdi. Di solito eravamo 8 o 10 persone e alla fine si formava una piccola carovana con auto di praticamente tutte le OI (org int) e ngo di Maimana. Quel giorno decidemmmo di percorrere il letto del fiume che, fuori Maimana, ha punti con acqua e dove la gente e sopratutto i piccoli si ritrova per fare il bagno o pulire le auto. Dopo un ora circa arrivammo in un punto del fiume dove, sul lato destro, c'era una zona di alberi. ma non c'eravamo solo noi ma anche una cinquantina di maschi locali che, era evidente, stavano celebrando qualcosa. Avevano attrezzato una zona tra gli alberi con tappeti dove sedersi e un piccolo palco con musicisti e strumenti alimentato da un generatore. Essendo gli afgani molto ospitali ci invitarono ad unirci al gruppo che poi ho scoperto era un addio al celibato di un presente. E ballavano con movimenti lenti, circolari e delicati. Qualcosa a meta tra i dervisci e le danze piu' lente asiatiche. Mi sono ripromesso di farmi insegnare ma anche questa e' una cosa che alla fine poi non ho mai fatto. Ma torniamo ai tedeschi. Come detto sopra vivono qui da 11 anni e si sono fatti anche gli anni dei talebani. Sono di una ong che non conoscevo che si chiama se non sbaglio AIM di ispirazione cristiana e, da quanto posso capire, fondata su una vera e totale condivisione. Viktor ha i baffetti e occhiali tondi. Mi ricorda il maestro Geppetto di Pinocchio e qui costruisce protesi per quelli che hanno messo un piede su una mina e ci hanno lasciato solo una gamba. I figli, dai 2 ai 14 anni, sono oggettivamente molto belli e armoniosi. I nomi non li ricordo tutti ma Otto, il piu' grande e che ha 14 anni, da quest'anno studia giu' a kabul. Gli altri hanno una insegnante ad hoc tedesca di una trentina d'anni che fa torte strepitose. Ieri dunque ci siamo ritrovati a casa loro. Una decina. I 2 finlandesi che sono con i PRT (un poliziotto di una 60ina d'anni che sembra il nonno di Haidi che addestra i questurini locali e Anjia che, reale, non ce la puo' fare. Sono 5 mesi che ogni volta che mi incontra, ma ho scoperto che non lo fa solo con me, mi chiede chi sono e se sono appena arrivato), il piccolo e inutile nepalese di WFP, Xhemil che e' l'albanese di UNHCR e fabrizio di IOM. Ci siamo prima deliziati con una lunga sauna che i tedeschi hanno costruito e poi tuffati nel meraviglio cibo di crocchette di patate, crocchette con carne o spinaci e, io soprattutto, sui biscotti di natale fatti in casa. Ad un certo punto mentre stavo infilando in bocca il 15simo biscotto Sophia, che ha due occhi azzurri azzurri e bei capelli biondi e un volto da piccola modella, peccato che abbia solo 7 anni, mi ha guardato e ha detto: 'I guess you like that biscuits' per la gioia di Fabrizio che pure lui ne stava mangiando tanto uguale ma lo faceva piu' all'inglese. 'I guess you are right baby' ho risposto prendendone subito un altro. Ma ho scoperto anche che dal 14 del mese, che e' il giorno nel quale io avevo pensato di partire per kabul, i PRT chiudono la pista per manutenzione fino al 19. Questo vuol dire che mi devo fare il lungo viaggio verso Mazar o verso Herat in auto e da li' prendere l'aereo. In questi mesi ho imparato quanto sia fallace e frustrante fare piani di spostamenti su date precise all'interno di questo paese. Comunque a sta briga ci penso poi domani. Oggi il tempo e' buono e c'e' il buskashi e poi, dopo, il pranzo del super cuoco del venerdi'. Gli ho chiesto solo di dirmi cosa prepara quando arriva. Questo da dopo quel giorno della testa di capra.
Ma in questi giorni ho avuto, ahime, la mente in continua fibrillazione. Devo dire che e' una cosa di cui io soffro in certi periodi. E coincide sempre con accenni di insonnia e continua proliferazione di idee. In questi periodi e' come se avessi la diarrea di idee. Ne cago un casino. Alcune sono veramente buone. Altre il giorno dopo sono da buttare. ma il problema e' che poi, come ariete, poi non mi prendo la briga di svilupparle fino in fondo. Riconosco che questo e' il mio piu' grande problema e, tra i tanti altri, difetto. Una vera weakness se utilizziamo lo schema SWOT.
Ho comunque rimuginato molto l'idea e proposta di MDSF che, devo purtroppo osservare, non ha avuto molti follow up..
L'idea, ma ripeto e' una delle tante ma che mi sembra la piu' concreta ed interessante, sarebbe quella di sviluppare un piccolo progetto con i ' willing' o 'willers' (non esiste ma ricorda Tex Willer) che ci sono qui dentro e, magari, alcuni altri da pescare fuori.
L'obiettivo sarebbe quello di creare qui un gruppo di donne che producano tappeti di buona qualita (non e' difficile). dare loro training, small seed capital e altro supporto per metterle in grado, tra 2 anni, di poter vendere direttamente outside afghanistan.
Nel frattempo, ossia tra qui e 2 anni, si potrebbe organizzare una importazione e vendita in europa e usa attraverso the word of mouth.
10 donne possono produrre 10 tappeti al mese. 30 tappeti ogni 3 mesi.
30 tappeti da piazzare ad amici, negozi o tra i soci. Non e' un impresa difficile se, ad esempio, hai 3 'punti' di vendita in italia (bologna, modena, rimini e milano) e 1 negli USA
Con 10-15 willers si possono mettere insieme 10-15 mila euro. Chiederei ai partners afgani di mettere anche loro un 2000- 3000 Euro. Ogni willer avrebbe comunque indietro un bel tappeto dopo, diciamo, 8-12 mesi.
Si potrebbe creare un link con questo posto. Non mi piace pensare che dopo adesso non avro' piu' niente a che fare con Maimana. E penso che attraverso quel link si potrebbero costruire altre cose. Qualcuno dei willers potrebbe venire qui per le sue ferie per insegnare qualcosa (per il supporto logistico etc posso parlarne con i tedeschi e con quelli di questa organizzazione. E poi ci sarebbero i partner locali). Insomma costruire diversi passaggi.
Questa, in grande sintesi l'idea. ma mi riprometto di definirla meglio in modo appropriato tra qui e fine gennaio. Nel frattempo ne parlo qui con i locali e cerco di capire i passaggi e costi per spedire la roba in europa o usa.
Avrei pero' bisogno fin da adesso di capire se e quanti sono i willers. Aspetto
LA POSTA
1 ES e da un pioniere riceviamo
anni che mi arrivano le tue email..e non so chi tu sia..
2 ES e dall'afgano che e' stato qui prima di me per ben 15 mesi e che devo ringraziare per essere qui. Solo che lui ha avuto un gran culo e ha trovato moglie e la madre di sua figlia.
Carissimo ,
sono fiero di rileggere le tue missive
che credo di poter ben capire e vivere come nessuno della carovana.
Leggevo dei tuoi propositi di microcredito,
...magari lo sai già,
ma tirati giù sto nome.
BRAC, Bangladesh Rural Advancement Committee, la maggior ong e istituzione di micofinance bengalese che da due anni ha avviato il primo intervento Sud-Sud per la ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell'Afghanistan.
So che hanno corsi di formazione per gestori di programmi di sviluppo e di promozione della donna, destinati agli operatori afghani di Dacaar.
Se poi ti può servire un contatto in Italia, conosco il direttore di Microfinanza.it,
Ottima persona. competente e disponibile.
Fammi sapere dei tuoi sviluppi e perchè no.....
una copia del tuo proposal se vuoi....
Io parto dopodomani per il Chad per tre mesi.
Project coordinator su Echo per un outbreak di epatite E.
a presto
3 ES e una delle jene sul tema della rimodulazione fiscale
Per essere precisi la cosiddetta "riforma fiscale" fortemente voluta dal nostro gnomo preferito e appoggiata dai quei coraggiosi compagni di merende che si ritrova corrisponde, x i + fortunati, a ben ? 3,50 in "più" al mese (per me x esempio neanche quelli) mentre per il meno del 10% degli italiani, i veri ricchi, il risparmio si aggira nell'ordine di qualche centinaio di euro al mese!
Concordi con l'immagine poco edificante fatta sotto dell'italiano medio che ha già impoegnato la tredicesima per comprare giganteschi tv al plasma dove poter vedere in mondovisione dolby surround ecc..... tutto lo stupidario televisivo possibile, comprese le imprese calcistiche e relativo circo!
Bonjour tristesse.
4 ES e da un nuovo pioniere (mi scuso con lui ma vale la regola di 'essere caravanized' )
non voglio neanche immaginare la serata scatenata con il capretto che segue...
come stai? dovè sei andato durante il tuo leave? quando torni? hai trovato un prossimo assignment in un posto meno duro?
Io ho finito un progetto in Germania un paio di settimane fa e da li in poi non sono riuscito a trovare un progetto nuovo e non ne troverò uno prima di natale. rimango a Parigi, spesso a casa, e faccio un po' di lavoro da qui pero sto cominciando ad annoiarmi. del altro lato ...... è molto contenta perché sono qui come un bravo marito, faccio il bucato, da mangiare, e tutte le altre cose che un buon marito dovrebbe fare.
ho anche letto molto che è un vero piacere.
Se non hai mai letto dei libri del scrittore scozzese William Dalrymple te li consiglio.
E il più bravo scrittore "di viaggio" che conosco. Ti consiglio innanzitutto
"From the Holy Mountain" (http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/0006547745/qid=1102531553/sr=1-3/ref=sr_1_11_3/026-3270972-6485239)
e "White Mughals" (http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/0006550967/qid=1102531553/sr=1-1/ref=sr_1_11_1/026-3270972-6485239)
anche se i corrieri da Amazon probabilmente non arrivano a Maimana.
Staremo a Parigi per Natale e a Los Angeles dal 26 al 8. Mi fai sapere i tuoi movimenti e sopratutto se torni in Italia
E per finire oggi ritorna l'angolo del Dr Ub per una nuova lezione (il Dr Ub penso che starebbe bene nei programmi di La Porta che io peraltro apprezzo molto). Buon fine settimana
Autonomy
42. Autonomy as a part of the power process may not be necessary for every individual. But most people need a greater or lesser degree of autonomy in working toward their goals. Their efforts must be undertaken on their own initiative and must be under their own direction and control. Yet most people do not have to exert this initiative, direction and control as single individuals. It is usually enough to act as a member of a SMALL group. Thus if half a dozen people discuss a goal among themselves and make a successful joint effort to attain that goal, their need for the power process will be served. But if they work under rigid orders handed down from above that leave them no room for autonomous decision and initiative, then their need for the power process will not be served. The same is true when decisions are made on a collective bases if the group making the collective decision is so large that the role of each individual is insignificant. [5]
43. It is true that some individuals seem to have little need for autonomy. Either their drive for power is weak or they satisfy it by identifying themselves with some powerful organization to which they belong. And then there are unthinking, animal types who seem to be satisfied with a purely physical sense of power (the good combat soldier, who gets his sense of power by developing fighting skills that he is quite content to use in blind obedience to his superiors).
44. But for most people it is through the power process-having a goal, making an AUTONOMOUS effort and attaining the goal -- that self-esteem, self-confidence and a sense of power are acquired. When one does not have adequate opportunity to go throughout the power process the consequences are (depending on the individual and on the way the power process is disrupted) boredom, demoralization, low self-esteem, inferiority feelings, defeatism, depression, anxiety, guilt, frustration, hostility, spouse or child abuse, insatiable hedonism, abnormal sexual behavior, sleep disorders, eating disorders, etc. [6]
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[5] It may be argued that the majority of people don't want to make their own decisions but want leader to do their thinking for them. There is an element of truth in this. People like to make their own decisions in small matters, but making decisions on difficult, fundamental questions require facing up to psychological conflict, and most people hate psychological conflict. Hence they tend to lean on others in making difficult decisions. The majority of people are natural followers, not leaders, but they like to have direct personal access to their leaders and participate to some extent in making difficult decisions. At least to that degree they need autonomy.
Salothsar
Il maestro rispose: 'E' bene rimanere sempre in questo stato d'animo. E' un eroore credere di aver realizzato qualcosa. E' bene pensare cosi' tutta la vita'.
(Hagakure, II, 51)
Da quando siamo soli Dudu (il gatto) e' diventato un koala. Viene in ufficio e dorme e di notte, visto che e' freddo, si infila sotto le coperte e si accuccia all'altezza del mio stomaco. Va bene. Sto piu' caldo io e sta piu' caldo lui. Insomma ce l'ho sempre addosso. Prosegue la fase del distacco. Ieri sera Viktor e Veronika i 2 tedeschi che vivono qui con 5 figli da 11 anni hanno organizzato una cena di, speriamo, arrivederci. Domenica sera io e Fabrizio ne organizzeremo un altra nel suo compuond ad IOM. Una cosa fatta bene. Il vibo delizioso che il loro nuovo cuoco prepara (e' l'ex cuoco di MSF ed era anche cuoco per gli ufficiali soviet a suo tempo) e, per l'occasione, una banda 'live' di suonatori afgani. Spero anche che ballino. Ballano da dio gli uomini afgani quando lo sanno fare. Ricordo un pomeriggio verso la fine di agosto. Era venerdi e, come eravamo soliti fare ogni settimana quel giorno, alle 4 ci ritrovammo con auto e autisti per la gita fuori porta del venerdi. Di solito eravamo 8 o 10 persone e alla fine si formava una piccola carovana con auto di praticamente tutte le OI (org int) e ngo di Maimana. Quel giorno decidemmmo di percorrere il letto del fiume che, fuori Maimana, ha punti con acqua e dove la gente e sopratutto i piccoli si ritrova per fare il bagno o pulire le auto. Dopo un ora circa arrivammo in un punto del fiume dove, sul lato destro, c'era una zona di alberi. ma non c'eravamo solo noi ma anche una cinquantina di maschi locali che, era evidente, stavano celebrando qualcosa. Avevano attrezzato una zona tra gli alberi con tappeti dove sedersi e un piccolo palco con musicisti e strumenti alimentato da un generatore. Essendo gli afgani molto ospitali ci invitarono ad unirci al gruppo che poi ho scoperto era un addio al celibato di un presente. E ballavano con movimenti lenti, circolari e delicati. Qualcosa a meta tra i dervisci e le danze piu' lente asiatiche. Mi sono ripromesso di farmi insegnare ma anche questa e' una cosa che alla fine poi non ho mai fatto. Ma torniamo ai tedeschi. Come detto sopra vivono qui da 11 anni e si sono fatti anche gli anni dei talebani. Sono di una ong che non conoscevo che si chiama se non sbaglio AIM di ispirazione cristiana e, da quanto posso capire, fondata su una vera e totale condivisione. Viktor ha i baffetti e occhiali tondi. Mi ricorda il maestro Geppetto di Pinocchio e qui costruisce protesi per quelli che hanno messo un piede su una mina e ci hanno lasciato solo una gamba. I figli, dai 2 ai 14 anni, sono oggettivamente molto belli e armoniosi. I nomi non li ricordo tutti ma Otto, il piu' grande e che ha 14 anni, da quest'anno studia giu' a kabul. Gli altri hanno una insegnante ad hoc tedesca di una trentina d'anni che fa torte strepitose. Ieri dunque ci siamo ritrovati a casa loro. Una decina. I 2 finlandesi che sono con i PRT (un poliziotto di una 60ina d'anni che sembra il nonno di Haidi che addestra i questurini locali e Anjia che, reale, non ce la puo' fare. Sono 5 mesi che ogni volta che mi incontra, ma ho scoperto che non lo fa solo con me, mi chiede chi sono e se sono appena arrivato), il piccolo e inutile nepalese di WFP, Xhemil che e' l'albanese di UNHCR e fabrizio di IOM. Ci siamo prima deliziati con una lunga sauna che i tedeschi hanno costruito e poi tuffati nel meraviglio cibo di crocchette di patate, crocchette con carne o spinaci e, io soprattutto, sui biscotti di natale fatti in casa. Ad un certo punto mentre stavo infilando in bocca il 15simo biscotto Sophia, che ha due occhi azzurri azzurri e bei capelli biondi e un volto da piccola modella, peccato che abbia solo 7 anni, mi ha guardato e ha detto: 'I guess you like that biscuits' per la gioia di Fabrizio che pure lui ne stava mangiando tanto uguale ma lo faceva piu' all'inglese. 'I guess you are right baby' ho risposto prendendone subito un altro. Ma ho scoperto anche che dal 14 del mese, che e' il giorno nel quale io avevo pensato di partire per kabul, i PRT chiudono la pista per manutenzione fino al 19. Questo vuol dire che mi devo fare il lungo viaggio verso Mazar o verso Herat in auto e da li' prendere l'aereo. In questi mesi ho imparato quanto sia fallace e frustrante fare piani di spostamenti su date precise all'interno di questo paese. Comunque a sta briga ci penso poi domani. Oggi il tempo e' buono e c'e' il buskashi e poi, dopo, il pranzo del super cuoco del venerdi'. Gli ho chiesto solo di dirmi cosa prepara quando arriva. Questo da dopo quel giorno della testa di capra.
Ma in questi giorni ho avuto, ahime, la mente in continua fibrillazione. Devo dire che e' una cosa di cui io soffro in certi periodi. E coincide sempre con accenni di insonnia e continua proliferazione di idee. In questi periodi e' come se avessi la diarrea di idee. Ne cago un casino. Alcune sono veramente buone. Altre il giorno dopo sono da buttare. ma il problema e' che poi, come ariete, poi non mi prendo la briga di svilupparle fino in fondo. Riconosco che questo e' il mio piu' grande problema e, tra i tanti altri, difetto. Una vera weakness se utilizziamo lo schema SWOT.
Ho comunque rimuginato molto l'idea e proposta di MDSF che, devo purtroppo osservare, non ha avuto molti follow up..
L'idea, ma ripeto e' una delle tante ma che mi sembra la piu' concreta ed interessante, sarebbe quella di sviluppare un piccolo progetto con i ' willing' o 'willers' (non esiste ma ricorda Tex Willer) che ci sono qui dentro e, magari, alcuni altri da pescare fuori.
L'obiettivo sarebbe quello di creare qui un gruppo di donne che producano tappeti di buona qualita (non e' difficile). dare loro training, small seed capital e altro supporto per metterle in grado, tra 2 anni, di poter vendere direttamente outside afghanistan.
Nel frattempo, ossia tra qui e 2 anni, si potrebbe organizzare una importazione e vendita in europa e usa attraverso the word of mouth.
10 donne possono produrre 10 tappeti al mese. 30 tappeti ogni 3 mesi.
30 tappeti da piazzare ad amici, negozi o tra i soci. Non e' un impresa difficile se, ad esempio, hai 3 'punti' di vendita in italia (bologna, modena, rimini e milano) e 1 negli USA
Con 10-15 willers si possono mettere insieme 10-15 mila euro. Chiederei ai partners afgani di mettere anche loro un 2000- 3000 Euro. Ogni willer avrebbe comunque indietro un bel tappeto dopo, diciamo, 8-12 mesi.
Si potrebbe creare un link con questo posto. Non mi piace pensare che dopo adesso non avro' piu' niente a che fare con Maimana. E penso che attraverso quel link si potrebbero costruire altre cose. Qualcuno dei willers potrebbe venire qui per le sue ferie per insegnare qualcosa (per il supporto logistico etc posso parlarne con i tedeschi e con quelli di questa organizzazione. E poi ci sarebbero i partner locali). Insomma costruire diversi passaggi.
Questa, in grande sintesi l'idea. ma mi riprometto di definirla meglio in modo appropriato tra qui e fine gennaio. Nel frattempo ne parlo qui con i locali e cerco di capire i passaggi e costi per spedire la roba in europa o usa.
Avrei pero' bisogno fin da adesso di capire se e quanti sono i willers. Aspetto
LA POSTA
1 ES e da un pioniere riceviamo
anni che mi arrivano le tue email..e non so chi tu sia..
2 ES e dall'afgano che e' stato qui prima di me per ben 15 mesi e che devo ringraziare per essere qui. Solo che lui ha avuto un gran culo e ha trovato moglie e la madre di sua figlia.
Carissimo ,
sono fiero di rileggere le tue missive
che credo di poter ben capire e vivere come nessuno della carovana.
Leggevo dei tuoi propositi di microcredito,
...magari lo sai già,
ma tirati giù sto nome.
BRAC, Bangladesh Rural Advancement Committee, la maggior ong e istituzione di micofinance bengalese che da due anni ha avviato il primo intervento Sud-Sud per la ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell'Afghanistan.
So che hanno corsi di formazione per gestori di programmi di sviluppo e di promozione della donna, destinati agli operatori afghani di Dacaar.
Se poi ti può servire un contatto in Italia, conosco il direttore di Microfinanza.it,
Ottima persona. competente e disponibile.
Fammi sapere dei tuoi sviluppi e perchè no.....
una copia del tuo proposal se vuoi....
Io parto dopodomani per il Chad per tre mesi.
Project coordinator su Echo per un outbreak di epatite E.
a presto
3 ES e una delle jene sul tema della rimodulazione fiscale
Per essere precisi la cosiddetta "riforma fiscale" fortemente voluta dal nostro gnomo preferito e appoggiata dai quei coraggiosi compagni di merende che si ritrova corrisponde, x i + fortunati, a ben ? 3,50 in "più" al mese (per me x esempio neanche quelli) mentre per il meno del 10% degli italiani, i veri ricchi, il risparmio si aggira nell'ordine di qualche centinaio di euro al mese!
Concordi con l'immagine poco edificante fatta sotto dell'italiano medio che ha già impoegnato la tredicesima per comprare giganteschi tv al plasma dove poter vedere in mondovisione dolby surround ecc..... tutto lo stupidario televisivo possibile, comprese le imprese calcistiche e relativo circo!
Bonjour tristesse.
4 ES e da un nuovo pioniere (mi scuso con lui ma vale la regola di 'essere caravanized' )
non voglio neanche immaginare la serata scatenata con il capretto che segue...
come stai? dovè sei andato durante il tuo leave? quando torni? hai trovato un prossimo assignment in un posto meno duro?
Io ho finito un progetto in Germania un paio di settimane fa e da li in poi non sono riuscito a trovare un progetto nuovo e non ne troverò uno prima di natale. rimango a Parigi, spesso a casa, e faccio un po' di lavoro da qui pero sto cominciando ad annoiarmi. del altro lato ...... è molto contenta perché sono qui come un bravo marito, faccio il bucato, da mangiare, e tutte le altre cose che un buon marito dovrebbe fare.
ho anche letto molto che è un vero piacere.
Se non hai mai letto dei libri del scrittore scozzese William Dalrymple te li consiglio.
E il più bravo scrittore "di viaggio" che conosco. Ti consiglio innanzitutto
"From the Holy Mountain" (http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/0006547745/qid=1102531553/sr=1-3/ref=sr_1_11_3/026-3270972-6485239)
e "White Mughals" (http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/0006550967/qid=1102531553/sr=1-1/ref=sr_1_11_1/026-3270972-6485239)
anche se i corrieri da Amazon probabilmente non arrivano a Maimana.
Staremo a Parigi per Natale e a Los Angeles dal 26 al 8. Mi fai sapere i tuoi movimenti e sopratutto se torni in Italia
E per finire oggi ritorna l'angolo del Dr Ub per una nuova lezione (il Dr Ub penso che starebbe bene nei programmi di La Porta che io peraltro apprezzo molto). Buon fine settimana
Autonomy
42. Autonomy as a part of the power process may not be necessary for every individual. But most people need a greater or lesser degree of autonomy in working toward their goals. Their efforts must be undertaken on their own initiative and must be under their own direction and control. Yet most people do not have to exert this initiative, direction and control as single individuals. It is usually enough to act as a member of a SMALL group. Thus if half a dozen people discuss a goal among themselves and make a successful joint effort to attain that goal, their need for the power process will be served. But if they work under rigid orders handed down from above that leave them no room for autonomous decision and initiative, then their need for the power process will not be served. The same is true when decisions are made on a collective bases if the group making the collective decision is so large that the role of each individual is insignificant. [5]
43. It is true that some individuals seem to have little need for autonomy. Either their drive for power is weak or they satisfy it by identifying themselves with some powerful organization to which they belong. And then there are unthinking, animal types who seem to be satisfied with a purely physical sense of power (the good combat soldier, who gets his sense of power by developing fighting skills that he is quite content to use in blind obedience to his superiors).
44. But for most people it is through the power process-having a goal, making an AUTONOMOUS effort and attaining the goal -- that self-esteem, self-confidence and a sense of power are acquired. When one does not have adequate opportunity to go throughout the power process the consequences are (depending on the individual and on the way the power process is disrupted) boredom, demoralization, low self-esteem, inferiority feelings, defeatism, depression, anxiety, guilt, frustration, hostility, spouse or child abuse, insatiable hedonism, abnormal sexual behavior, sleep disorders, eating disorders, etc. [6]
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[5] It may be argued that the majority of people don't want to make their own decisions but want leader to do their thinking for them. There is an element of truth in this. People like to make their own decisions in small matters, but making decisions on difficult, fundamental questions require facing up to psychological conflict, and most people hate psychological conflict. Hence they tend to lean on others in making difficult decisions. The majority of people are natural followers, not leaders, but they like to have direct personal access to their leaders and participate to some extent in making difficult decisions. At least to that degree they need autonomy.
Salothsar
A new chapter in our history
La vita dura solo un istante; e' necessario avere la forza di andare avanti facendo cio' che piu' ci piace.
In questo mondo fugace come un sogno vivere nella sofferenza, non facendo che cose spiacevoli e' pura follia. Questo principio, mal interpretato, puo' tuttavia essere nocivo, cosi' ho deciso di non insegnarlo ai giovani....
Mi piace dormire. In risposta alla siruazione attuale del mondo, cedo che quanto ho di meglio da fare sia rientrare in casa a dormire.
(Hagakure, II, 85)
Eh si devo dire che in questo home alone applico molto tutto questo. L'altra sera ho battuto ogni mio record e alle 19.30 ero in branda. Godo pero' di 2 bellissimi momenti della giornata. Le prime luci e quelle della fine della giornata. Possibilmente in salotto che, ho dimenticato di dire, ha un kilim enorme meraviglioso e spesso senza usare la luce del generatore. Mi sono fatto dare dalle guardie 2 lanterne a petrolio. Ma e' anche iniziato il mio personalissimo addio ai monti (per rimanere nel territorio manzoniano citato dal cittadino indignato che ho pubblicato l'altro giorno. Si chiama Pasquale Iacopino. Immagino che, in pensione, passi le sue giornate a scrivere lettere ai giornali. Potrei diventare cosi' ma senza pensione) perche' mancano solo 6 giorni. Sono andato dunque al bazar piu' volte da quelli dei tappeti. Ne cercavo uno come quello che c'e' in casa che pero' e' enorme (10 m x 6). Come avrete visto Karzai e' stato insediato ieri e tutto e' filato liscio. Ma che paese dovra' guidare e cercare di risollevare? Da dove iniziare? Proviamo a vedere insieme. All'inizio del 2002 il governo ad interim (guidato da karzai) ha dovuto gestire l'enorme sfida di 1/3 della popolazione (circa 7 milioni) displaced ovvero 'dislocata' in luoghi diversi da quelli di origine. Circa 3.3 milioni di questi erano in Pakistan, 2.3 milioni in Iran e altri 500 mila in diversi paesi. Oltre a questi 1 milione erano displaced all'interno del paese e per questi si usa il termine IDPs (Internally Displaced People). Tra il Marzo e il novembre del 2002 1.8 milioni di rifugiati sono tornati da Iran e pakistan. 1.8 milioni di persone in 9 mesi. 200 mila persone al mese. Il tutto con l'assistenza, ma bisognerebbe aprire una parentesi, di UNHCR. Infatti UNHCR non solo usa metodi alquanto discutibili per favorire i rientri tipo tagliare a bruciapelo i fondi nei campi profughi costringendo cosi' la gente a dover rimpatriare ma promette anche molte cose che poi non da. Sono arrivati a centinaia qui, ogni mese, dai campi nel paese o dai paesi confinanti con in tasca le promesse di UNHCR di uno shelter, cibo, qualche denaro e qualche cosa per far fronte ai primi due mesi. Devo dire che non hanno trovato quasi mai niente di quello che c'era scritto sui manifesti di UNHCR in Iran o Pakistan. E' un gioco pesante. A UNHCR interessa 'dimostrare' alti tassi di ritorno con numeri e statistiche e non necessariamente garantire la fase del reinserimento. Comunque il 65% del milione e otto ritornato e' andato ad insediarsi nelle provincie di Kabul e Nangahar mettendo a dura prova i gia' scadenti servizi e le infrastrutture di quelle aree. Comunque il 28 Ottobre 2003 UNHCR ha dichiarato che 2.5 milioni di persone erano ritornate nel paese e che 2..2 milioni erano ancora in Pakistan e Iran.
Ma oltre a questo monumentale problema ce ne sono molti altri. Per quanto riguarda l'educazione la maggioranza di bambini non ha accesso all'educazione e mancano insegnanti. Si stima che 2000 di loro siano stati uccisi o displaced duranti gli anni di guerra che e' iniziata nel 1979 con l'invasione russa ed e' finita nel 2001 dopo la cacciata dei talebani. Per quanto riguarda la sanita' si puo' affermare che la salute della popolazione afgana e' tra le peggiori del mondo. La mortalita' infantile e' stimata a 165 ogni 1000 nuovi nati (1997) e uno studio condotto in alcune provincie (Badakhshan, Kabul, kandhar and Lagman) nel 2002 ha rivelato che la mortalita' femminile legata al parto e' intorno a 1600 ogni 100.000 parti e nel Dadakhshan toccava 6500. 1/4 dei bambini muore prima di raggiungere l'eta' di 5 anni e va detto che le cause dei decessi sarebbero facilmente prevenibili con adeguata immunizzazione, formazione di base su igene, accesso ad acqua potabile.
C'e' poi la malaria che ogni anno colpisce circa 2.5 milioni di persone o la TBC che, secondo l'org mond per la sanita' colpisce 150.000 persone e che miete 23.000 vittime ogni anno. La lunga scia di guerra ha lasciato una pesante eredita' anche sul discorso delle mine, amputati e disabili. ICRC (Croce Rossa Int) ha assistito, a partire dal 1988, circa 55.000 pazienti di cui 27.000 amputati. Nei primi 3 mesi del 2002 ben 27.466.205 metri quadrati di terreno contaminato da mine sono stati bonificati e altri 76.833.159 mq sono stati resi sicuri per usi produttivi
Le donne hanno una aspettativa media di vita intorno ai 43 anni e, in media, partoriscono 7 figli. Population Action International ha stimato nel 2001 che 1 su 16 delle donne che non hanno adeguata assistenza pre natale ha probabilita' di morire. Secondo sempre questa ricerca l'Afhanistan e' la penultima in una graduatoria di 133 paesi per quanto riguarda maternal mortality rates. Nei paesi confinanti il tasso e' molto piu' basso. 340 ogni 100 mila in pakistan e 340 ogni 100 mila in Iran e 570 in India. In UK il rate scende a 9.
L' 80% della popolazione vive in aree rurali in attivita' di sussistenza con basse e difficili possibilita' di comunicare, viaggiare o commerciare. Nel Dic 2001 il National geographic ha condotto un survey e ha mostrato che il reddito medio in afgh si aggira sugli 880 Euro annui contro i 6939 Euro dell'Iran e i 2200 del Pakistan. L'agricoltura rappresenta la principale attivita' e prima dell'invasione sovietica si stima che vi fossero 5 milioni di capi di bestiame e 27 milioni di piccoli ruminanti. Quando i soviets hanno lasciato il paese il 50% del bestiame e il 70% dei piccoli ruminanti era morto soprattutto per malattie. Visto che l'80% della popolazione dipende, per la propria sussistenza, da bestiame fate un po' i vostri conti.
Ma c'e anche l'oppio. Secondo UNODC (UN x drugs and crime) nel 2003 l'Afhganistan ha prodotto 3/4 dell'intera produzione mondiale. La stima fatta su 'average farm gate prices' ci dice che si tratta di circa 1.02 BILLIONS (miliardi) di dollari. A questa cifra va aggiunta l'eroina prodotta che puo' essere stimata intorno a 1.3 BILLION USD. Il totale della opium economy e' dunque di 2.3 Billion USD che equivale a piu' della meta' del GDP legittimo e legale. Circa il 20-30% della popolazione rurale afgana dipende parzialmente dalla produzione di oppio. E' senz'altro un low risk crop in a high risk environment e ha il pregio di non deperire se comparato a frutta e vegetali. Assicura lavoro, accesso al credito e alla terra per molti individui soprattutto donne.
Infine l'acqua. Secondo alcune statistiche UNICEF solo il 35% della popolazione urbana e il 19% di quella rurale ha accesso ad acqua potabile e solo il 23% di quella urbana e 8% di quella rurale ha accesso ad adeguata sanitation (latrine, waste water system)
Insomma i migliori auguri a Karzai.
LA POSTA
1 ES l'altro giorno ho mandato, come peraltro a diversi di voi, le foto del buskashi con cavalli e cavalieri a quello che dovrebbe essere il mio probabile compagno della prossima tappa in brasile. Lui ha risposto
Immagini molto carine, ma apprezzerai la scelta del paese e del luogo, l' area dove viviamo io e Facundo
é famosa perché ci sono 3/4 belle fighe per metro quadro.
Vedi tu se sono meglio dei cavalli.
2 ES se qualcuno fosse interessato a vedere foto puo' andare su questo link dove jeff, l'americano che lavora con noi, ha inserito belle cose
Jeffrey Shannon is pleased to announce: http://homepage.mac.com/jlshannon/PhotoAlbum31.html
E per finire, oggi niente Dr Ub, un bell'articolo che fu pubblicato in Italia ai primi di agosto se non sbaglio. Mi fu mandato dalle amiche jene. Poi l'articolo del NYT su l'insediamento di ieri. Buona giornata
Giugno 2004. Mi trovo in Polonia, ma con le valigie pronte per l´Afghanistan. La settimana scorsa a Gdansk ho comprato i pesanti scarponi che mi hanno consigliato per Yakawlang - una manciata di villaggi sparsi in una vallata tra i monti della provincia di Bamyan. Un paesaggio mozzafiato, un angolo di mondo incontaminato di straordinaria bellezza. Anche se non è più tanto incontaminato da quando i Taliban hanno fatto saltare in aria i Buddha; e la bellezza risente delle fosse comuni in cui hanno gettato a centinaia le vittime dei massacri perpetrati tra la popolazione civile di questa zona. Presto potrò incontrarmi con la gente del luogo. Mi hanno dato una scheda informativa sulla cultura e sui costumi locali, con una serie di consigli. Niente battute sulla religione. Chi alza la voce o si comporta in maniera indecorosa è considerato un maleducato. I bermuda sono proibiti. Probabilmente sarò invitato un po´ dovunque a pranzi copiosi da gente mai vista né conosciuta. Vietate le bevande alcoliche e la carne di maiale. Praticamente assenti gli svaghi, come li intendiamo noi in Occidente. Per me tutto questo va benissimo - in particolare il divieto dei bermuda. Credo che Yakawlang mi piacerà.
Msf (Medici senza Frontiere), l´organizzazione recentemente insignita del Premio Nobel, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul suo lavoro in favore degli Hazaras, una popolazione tra le più povere, e fino a poco tempo fa tra le più oppresse della terra. Considerati per lungo tempo subumani per via dei tratti mongoli e della loro religione sciita, fino agli anni 1930 venivano utilizzati come schiavi. Nel 2001 sono stati massacrati dai Taliban, che prima di ritirarsi da Yakawlang hanno dato fuoco ai villaggi radendoli praticamente al suolo. Ora sono le mine a ostacolare i loro sforzi per ricostruire le condizioni della loro esistenza, minacciata oltre tutto dalla tubercolosi e da un clima che alterna lunghi periodi di siccità e abbondanti nevicate. In precedenza Msf mi aveva offerto un incarico a Rio, che ho declinato perché non sopporto il clima tropicale; ma quando mi hanno proposto l´Afghanistan ho accettato senza un attimo d´esitazione. Pensavo che ai primi di giugno il clima sarebbe stato sopportabile. Ma il motivo più importante per me era un altro: sentivo istintivamente che questo viaggio mi sarebbe servito a curare un mio profondo malessere spirituale.
Da anni gli eventi mondiali mi gettano in un´angoscia crescente. Sono ogni giorno più atterrito dalle avventure militari degli Usa e del Regno Unito, in Afghanistan e in Iraq. E più ancora mi deprime il senso della mia impotenza a fermare quest´ingranaggio di grottesca stupidità. Indubbiamente, la mia reazione è quella tipica dell´intellettuale di sinistra occidentale abituato a sedere sul velluto. Al punto in cui ero arrivato, mi bastava vedere su un giornale una foto di Bush o di Blair per sprofondare nello sconforto. Mi era sembrato che il modo migliore per uscire da quello stato di avvilimento esacerbato dai media fosse quello di recarmi in un paese colpito da tutti i guai immaginabili. L´esperienza traumatica di vivere accanto a gente che viveva l´orrore ora per ora, sulla propria pelle, mi avrebbe fatto superare - almeno così speravo - la mia assurda ipersensibilità. Così, quando MsF mi ha proposto l´Afghanistan mi sono fatto vaccinare contro il tifo, l´epatite e la rabbia, ho ottenuto il visto dal Pakistan, aggiornato le mie ultime volontà e invitato i vicini a farmi da testimoni. E tutti mi hanno augurato buon viaggio.
La regione in cui ero diretto è considerata relativamente sicura. In un paese dilaniato da guerre civili e invasioni straniere, «relativamente sicura» vuol dire che dei 33 membri di organizzazioni umanitarie uccisi in Afghanistan, neppure uno ha incontrato il suo destino nella provincia di Bamyan. Vuol dire che l´anno scorso, quando nella vicina provincia di Faryab i Taliban hanno sparato contro un´auto di MsF, nessuno degli occupanti è stato colpito. Vuol dire che quando le macchine di MsF si spostano verso uno dei loro ospedali, devono tenersi in contatto radio a intervalli di 45 minuti, trascorsi i quali parte automaticamente un veicolo di soccorso. Vuol dire che i collaboratori di Msf rapinati o uccisi erano per lo più afgani, e solo in rari casi visitatori stranieri. Vuol dire che su insistenza di Msf raggiungerò Yakawlang da Kabul con un piccolo aereo dell´Onu, perché in macchina il viaggio dura 12 ore, e si è regolarmente presi di mira dai banditi. Vuol dire che in Afghanistan l´aspettativa media di vita è di 43 anni, e io ne ho 44.
Mancano pochi giorni alla data prevista per questo lunghissimo viaggio verso le montagne dell´Hindu Kush, e io mi trovo a Sopot, una piccola città polacca in riva al mare. Sono qui con mia moglie per un matrimonio. Che in effetti è il nostro matrimonio. Eva ed io stiamo insieme da quindici anni, ma ora ci siamo finalmente decisi a legalizzare la nostra unione: non si sa mai, dovessero ammazzarmi in Afghanistan. Del resto ci vogliamo bene, e quindi perché non sposarci? Anche perché siamo in Polonia, un paese che ci piace moltissimo, dove i due figli già grandi di Eva studiano alla Language School del Baltico. Il mio volo per l´Afghanistan è stato prenotato per l´indomani della cerimonia. Mia moglie non ha avuto il permesso di accompagnarmi, e da Yakawlang non potrò telefonarle, né mandarle lettere o messaggi e-mail. Al posto della luna di miele ha davanti a sé dieci giorni di ansiosa solitudine. A mia insaputa, anche i ragazzi avevano chiesto di accompagnarmi in Afghanistan come guardie del corpo, una per lato: un´idea non poi tanto assurda, data la loro gagliarda muscolatura. Ma Msf ha tenuto duro: dovevo viaggiare solo. La nostra sarà una festa di matrimonio, ma anche di congedo.
In un certo senso è un´idea balorda, ma è anche rilassante sposarsi all´estero, tra gente bendisposta che non parla inglese e mi considera un po´ tocco. Percorrere le vie di Gdansk a bordo di una Toyota bianca inghirlandata di fiori. Promettere (per interposta interprete) di adempiere alle ordinanze municipali di Gdansk, quali esse siano. Baciare alcune anziane signore polacche in lacrime, che ho incontrato per la prima volta la settimana scorsa. Evitare una serie di passaggi tediosi - preparativi a non finire, solennità forzata, discorsi triti e ritriti, ansia da perfezionismo: tutte cose che ci avrebbero rovinato la festa.
Il nostro ricevimento di nozze, allestito a Sopot in un immenso capannone di legno decorato con pelli di cinghiale, teste di cervo e altri trofei imbalsamati, è stato divertentissimo, con tanto di sviolinate folk e un bardo strampalato che cantava versi satirici. Sembra che per i convitati fossero previsti otto chili di salsiccia di maiale a testa. Alla fine della serata i nostri amici polacchi hanno intonato in coro «Sto Lat» («Che possiate campare cent´anni»), una canzone celebrativa buona per tutte le occasioni. C´è un´innocenza provocatoria, una struggente follia in quest´augurio che un gruppetto di persone porge a una coppia di sposi, pur sapendo benissimo che gli esseri umani - per non parlare dei matrimoni - durano molto meno. Intanto però non rinunciano a sventolare la bandiera dell´ottimismo.
Tenetela a mente, questa bandiera, ora che vi racconto il resto della storia. Sto visitando il museo di Gdansk. La guida mi illustra per filo e per segno l´opera di ricostruzione della città dopo che i bombardamenti della seconda guerra mondiale l´hanno carbonizzata al 90%; e mi segnala una balaustra magnificamente intagliata, apparentemente antica. C´è però una colonnina più scura: la sola superstite della balaustra originale, annerita dal fuoco. Tutto il resto è stato ricostruito. E´ un richiamo impressionante alle devastazioni della guerra, ma anche un segno della capacità di ricupero dello spirito umano. Nel silenzio del museo squilla il cellulare della guida. E´ mia moglie. «Una gran brutta notizia» mi dice. «C´è stato un attentato contro cinque volontari di MsF. Li hanno colpiti ripetutamente nella loro auto. Sono morti tutti».
Nelle ore e nei giorni seguenti mi tengo in contatto con i Medici senza Frontiere da uno squallido Internet café di Sopot: uno scantinato frequentato a quanto pare solo da giovanissimi patiti dei videogiochi di guerra. Mentre scrivo i miei messaggi, quelli, armati fino ai denti (virtuali) perlustrano il territorio nemico. Ma anche per interposto schermo non sembrano molto preparati a parare l´azione degli attaccanti che li aggrediscono da ogni angolo digitale. Urlano in continuazione «Nie!» e «Shit!» mentre cadono in un profluvio di pixel al sangue.
Frattanto MsF si chiede come gestire la situazione in Afghanistan, dato che non si possono riportare magicamente in vita i corpi di Hélène de Beir, Pim Kwint, Egil Tynaes, Fasil Ahmad e Besmillah. Con mia grande delusione, il mio viaggio a Yakawlang viene annullato, benché la provincia di Bamyan, a sud di quella di Badghis dove è avvenuto l´agguato, passi tuttora per la più sicura dell´Afghanistan. Relativamente. Comunque sia, MsF è costretta a una revisione di fondo della sua presenza nel paese. Ci vorrà un´indagine sull´agguato per chiarirne le implicazioni generali per gli operatori, e chi è più provato dal dolore o dalla paura deve poter tornare a casa.
Discuto con MsF un eventuale «Piano B» da organizzare in tutta fretta. Potrei magari seguire l´itinerario inizialmente previsto fino ad Islamabad, e scrivere un pezzo sui profughi afghani ai confini del Pakistan. O ripiegare su Fuerteventura, nelle Canarie, o sulla Sicilia, dove i profughi in cerca d´asilo arrivano dall´Africa, ospiti indesiderati, più morti che vivi dopo una traversata su imbarcazioni di fortuna. L´unico inconveniente è il clima: a 35? sono immancabilmente abbrutito e in preda a un´emicrania implacabile. MsF cerca di venirmi incontro proponendomi di seguire il lavoro dei soccorritori nelle prime ore del mattino, quanto il caldo è sopportabile, e rifugiarmi poi in una stanza d´albergo con l´aria condizionata.
Mi sento un verme. Me ne sto qui a spizzicare tra un assortimento di progetti umanitari come se fossero cioccolatini. Vorrei essere in Afghanistan. A quest´ora tirerei fuori dalla borsa i pesanti volumi delle traduzioni dei miei libri in spagnolo, olandese e francese che MsF mi aveva chiesto di portare per il suo staff internazionale. Ma perché quei due in motocicletta non hanno trovato altro da fare quel pomeriggio, invece di assalire la landcruiser di Msf sulla strada che attraversa il deserto, nei pressi di Khairkana, a 340 miglia ad ovest di Kabul, massacrando tutti gli occupanti? E´ una dannata seccatura dover rifare daccapo i propri piani a breve termine per via di un evento che ad altri ha portato la morte, o un dolore che durerà tutta la vita. Ma proprio in Afghanistan doveva esserci la guerra? E quei profughi africani, non potevano trovare un posto meno torrido per stramazzare a terra sbarcando dai loro gommoni? Quanto mi vergogno di farmi venire in mente pensieri del genere, sia pure di sfuggita.
Al tavolo della prima colazione alla Language School del Baltico, i figli di Eva commentano la tragedia a modo loro, cioè con la logica di due giovani occidentali di 18 e 19 anni. Cosa aspettano quelli di MsF a dotarsi del loro arsenale di Kalashnikoff? E perché non usano auto blindate? Ma lo sanno che ormai si possono costruire automobili capaci di passare praticamente indenni attraverso una pioggia di pallottole e granate? Io resto in silenzio. Se ben ricordo, un veicolo super-sofisticato di questo tipo era stato effettivamente ordinato per Tony Blair nel marzo 2003, nel momento in cui più si temeva che gli uomini di Saddam Hussein o i suoi supposti alleati di Al Qaeda si aggirassero per le vie di Londra tentando di assassinare il nostro premier o uno dei suoi spin. Secondo le valutazioni, il costo di questo veicolo, la cui costruzione doveva essere affidata agli «esperti di conversione» di Walsall (West Midlands), è di circa 200.000 sterline. Ma sono portato a credere che MsF preferisca utilizzare le sue limitate risorse per acquistare bende, plasma, farmaci e viveri. Quanto all´idea di mandare in giro i medici senza frontiere carichi di armi, non mi sembra in armonia con la loro etica professionale; e inoltre metterebbe a repentaglio quella neutralità che l´organizzazione è riuscita a mantenere al prezzo di trent´anni di sforzi.
Già, la neutralità. Poche settimane prima della tragedia, in una sua dichiarazione MsF ha escluso qualsiasi collegamento tra aiuti umanitari e cooperazione con la coalizione a guida Usa. Lo ha fatto dopo che nel Sud dell´Afghanistan i militari avevano distribuito volantini in cui si assicurava che gli aiuti umanitari avrebbero continuato ad arrivare, ma a condizione che la popolazione fornisca informazioni sui Taliban. Anche in questo caso, come in molti altri, le idee di stampo militare in teoria sembrano ragionevoli: i civili ci aiutano a far fuori il nemico, e noi li aiutiamo a riprendersi dalle calamità che li hanno colpiti. Già: per prima cosa rimuovere il cancro, poi aiutare il paese che ha tanto sofferto a rimettersi in salute. Un po´ meno poetica la versione del luogotenente americano Reid «Huck» Finn, incaricato di distribuire coperte e viveri ai profughi nella regione sud di Dwamanda: «E´ semplice: più ci aiutate a trovare le canaglie e più roba riceverete». Un linguaggio laconico e sbrigativo che funziona benissimo a Hollywood, ma molto meno nella vita reale di una zona di guerra.
L´organizzazione dei «Médecins sans frontières» è stata fondata appunto in nome di una netta distinzione tra aiuti umanitari e obiettivi politici. E´ questo il punto: si tratta di medici che non conoscono frontiere. E aiutano chiunque si trovi in difficoltà, senza mai chiedere il nome o la provenienza. Le frontiere sono un simbolo: «loro» e «noi», i territori perduti o conquistati, le carte geografiche ridisegnate, le città ricristianizzate secondo criteri etnici. (Scrivo queste parole a Gdansk, già ribattezzata Danzig sotto il dominio tedesco). Ma nel momento in cui i soccorritori sono percepiti come pedine di questo gioco mortale, diventano bersagli. Il mullah Abdul Hakim Latifi ha rivendicato, a nome dei Taliban, l´assassinio dei volontari di MsF, e ha preannunciato nuovi attacchi del genere accusando gli operatori umanitari internazionali di essere «al servizio della politica Usa».
MsF non è la sola organizzazione a lamentare vittime in questi ultimi mesi. Sembra che le stragi di operatori umanitari siano diventate un elemento di routine delle guerre moderne. Dunque quest´ultimo residuo di etica è finito nello sciacquone del water? Sembra una conclusione quasi irresistibile. Ma se guardiamo alla storia a occhi aperti dobbiamo ammettere che sempre e dovunque si sono commessi atti di barbarie estrema. Gli ideali che ispirano organizzazioni umanitarie come MsF sembrano particolarmente donchisciotteschi qui in Polonia, un paese dove le speranze perdute si contano a milioni.
Speravo che a quest´ora mi sarei trovato in groppa a un cavallo sulle montagne del Kush, a scrollarmi di dosso la mia nausea per quanto avviene nel mondo. Invece eccomi qui, a girare depresso per le strade di Gdansk. I nostri invitati, animati dalle migliori intenzioni, ci hanno colmato di regali di nozze troppo ingombranti per trovare posto nelle nostre valige. Non ci resta che comprare un´altra borsa. Eccomi dunque a Wrzeszcz, nel centro commerciale «Manhattan», simbolo del magacapitalismo senz´anima che riuscirà a compiere l´impresa lasciata a metà dai nazisti: quella di annichilire definitivamente la Polonia. Indulgo in queste tetre riflessioni, pur rendendomi acutamente conto di quanto dovrei ringraziare la sorte, a confronto con la media di chi vive nelle zone di guerra. Con che diritto mi sento a terra, quando ho appena sposato la donna che amo, in famiglia stanno tutti bene e il mio problema più urgente questo pomeriggio è trovare una valigia a meno di 300 zloti? Se ora mi trovassi in Afghanistan?
Se ora mi trovassi in Afghanistan avrei di che essere ancora più depresso: vedrei ammainare la bandiera della bandiera della speranza dei Medici senza frontiere. Man mano che l´organizzazione rischierà a Kabul i membri dislocati nelle aree più esposte del paese, le strutture costruite fin dal 1980 perderanno i pezzi, sul piano organizzativo come su quello interpersonale. Quei lunghi anni di lavoro e di amicizia hanno rappresentato un tentativo per costruire insieme un´idea di come potrebbe essere il futuro: un futuro in cui i malati possano guarire, e le società squassate siano aiutate per poter riprendere a vivere. Ma è facile distruggerlo, questo futuro. Bastano alcuni Kalashnikoff da quattro soldi.
Arenato a Sopot dopo l´annullamento del mio viaggio a Yakawlang, non riesco più a seguire i media anglofoni; ma penso ingenuamente che in Gran Bretagna la vicenda dei cinque volontari di MsF sia al centro dell´attenzione. Immagino che in Scozia si sappia tutto di Besmillah, l´autista del gruppo, fiero di essere diventato da poco padre di una bambina. Dell´esperto di logistica Pim Kwint, che aveva liquidato la sua azienda IT per mettersi al servizio di MsF. Della coordinatrice Hélène de Beir, che ha compiuto 30 anni il 16 giugno. Del dottor Egil Tynaes, il più bravo di tutti a conquistarsi la fiducia dei pazienti afghani. Dell´interprete Fasil Ahmad, che lavorava per MsF da appena due settimane. Tornato a casa, dovevo scoprire che qui i media hanno dato scarso rilievo all´attentato, perché tra le vittime non c´erano cittadini britannici.
Ma torniamo a qualche giorno prima, quando ancora non avevo perduto quest´illusione. Il primo abbozzo del testo che state leggendo, lo avevo scarabocchiato sul retro della scheda informativa di MsF. Sul lato stampato del foglio, dopo il sottotitolo «La sfida», l´occhio mi cade sulle parole: «dare voce a chi non ce l´ha». Già: quelli che non hanno voce. Sono di nuovo all´Internet café, in quel tetro seminterrato di Sopot. Il mio zaino pieno zeppo di gadget e regali, con le schede informative sui rapporti con gli Hazara, gli scarponi e il registratore stanno per essere rispediti in Scozia. Le voci che avrei potuto raccogliere in Afghanistan sono ormai irrimediabilmente fuori dalla mia portata. Posso dirvi solo che intorno a me risuonano da ogni lato esplosioni e spari. Si sta facendo tardi, e questo locale sta per chiudere.
(Traduzione di Elisabetta Horvat. Copyright
2004)
December 8, 2004 NYT
Karzai Is Sworn In, Citing a 'New Chapter' for Afghanistan
By ERIC SCHMITT and CARLOTTA GALL
ABUL, Afghanistan, Dec. 7 - Hamid Karzai was sworn in as Afghanistan's first popularly elected president on Tuesday, three years after American-backed resistance fighters swept the Taliban government from power.
Mr. Karzai, who on Oct. 9 easily won election to a five-year term after serving as head of a transitional government, took the oath of office in a nationally televised ceremony on the presidential grounds before an audience of hundreds of Afghan ministers, tribal elders, political and military leaders and 150 foreign dignitaries, including Vice President Dick Cheney.
With American snipers perched on roofs and Apache helicopter gunships patrolling overhead to protect against a threatened Taliban attack, Mr. Karzai promised in his address to use his new mandate from the people to select an efficient, reform-minded cabinet that would not be constrained by powerful factional and ethnic interests, as his cabinets have been in the past.
"We have now left a hard and dark past behind us, and today we are opening a new chapter in our history, in a spirit of friendship with the international community," Mr. Karzai said, speaking alternately in Pashto and Dari, the country's two major languages, in his 15-minute speech.
In a sign of the event's importance to the Bush administration, Mr. Cheney led an American delegation from Washington that included Defense Secretary Donald H. Rumsfeld and one of President Bush's most trusted advisers, Karen P. Hughes. Mr. Cheney is the most senior administration official to visit Afghanistan since the Taliban government was toppled in December 2001.
Wearing a black lambskin hat and a traditional striped silk coat over his shoulders, Mr. Karzai took his oath before the aging former king, Mohammad Zahir Shah. The president then swore in his two vice presidents, Ahmed Zia Massoud and Karim Khalili, who represent the Tajiks and the Shiite Hazaras, the country's two largest ethnic majorities after Mr. Karzai's own ethnic group, the Pashtuns.
Mr. Karzai vowed to strengthen security and stability, combat the production and smuggling of narcotics and collect weapons and disarm militias, all crucial campaign pledges. He also spoke of bringing the rule of law and prosperity to the country, protecting civil liberties and human rights, fighting corruption, building national unity and strengthening international relations.
Though much reduced, the threat of terrorism still remains, Mr. Karzai warned, and he appealed for continued international assistance to help Afghanistan in its fight against extremists. "Our struggle against terrorism is not over," he said. "On the road to fighting worldwide terrorism, we feel the need of serious cooperation from the region and from other countries in the world."
This week Mr. Karzai faces the first test of his government in choosing a new cabinet. There has been intense speculation and maneuvering for cabinet posts since he was declared the winner of the election. As he has been paring down his list of prospective ministers, Mr. Karzai is being forced to satisfy powerful factions, including his main opponents in the election campaign, as well as his own tribal and regional supporters.
As the Kabul Weekly newspaper wrote this week, half of his cabinet choices will be pragmatic ones, people chosen because of their military or regional power or family connection to the president. In an open letter this week to Mr. Karzai, the New York-based rights group Human Rights Watch warned against appointing warlords or people with poor human right records.
The inauguration took place in the Salaam Khana inside the Arg Palace compound, under heavy security. American and NATO forces patrolled and guarded crucial sites in the city center, while the newly trained Afghan National Army and National Police officers closed off the main streets and were posted at every main intersection.
Security was so tight around the presidential palace that reporters were banned from using cellphones, for fear they could set off a bomb. Earlier in the day, at Bagram Air Base, soldiers having breakfast with Mr. Cheney were patted down at the door to ensure that they did not bring any knives, pistols or other weapons into the dining hall.
Before the inauguration, Mr. Karzai met privately with Mr. Cheney and Mr. Rumsfeld. Speaking to reporters afterward, Mr. Karzai was effusive in his praise for the Bush administration's support. "Whatever we have achieved in Afghanistan, the peace, the elections, the reconstruction," Mr. Karzai said, "is for the help the United States of America gave us."
When asked about the continuing fight against members of the Taliban and Al Qaeda, especially along the mountainous border with Pakistan, Mr. Karzai said American and Afghan forces were still hunting down small bands of militants. "Terrorism as a force is gone," he said. "As individuals, they are still around and we will continue to look for them."
Earlier in the day, Mr. Cheney and Mr. Rumsfeld met separately with some of the 17,000 American troops stationed in Afghanistan. Mr. Cheney, after having breakfast with soldiers from the Army's 25th Infantry Division and various reserve units, led a ceremony to re-enlist 30 soldiers and pinned medals on half a dozen others.
Mr. Rumsfeld thanked a group of Special Operations forces for their efforts, but warned them of a long struggle ahead. "It's not over," Mr. Rumsfeld said. "There are still groups of extremists who would like to take this country back. It's not going to happen."
In questo mondo fugace come un sogno vivere nella sofferenza, non facendo che cose spiacevoli e' pura follia. Questo principio, mal interpretato, puo' tuttavia essere nocivo, cosi' ho deciso di non insegnarlo ai giovani....
Mi piace dormire. In risposta alla siruazione attuale del mondo, cedo che quanto ho di meglio da fare sia rientrare in casa a dormire.
(Hagakure, II, 85)
Eh si devo dire che in questo home alone applico molto tutto questo. L'altra sera ho battuto ogni mio record e alle 19.30 ero in branda. Godo pero' di 2 bellissimi momenti della giornata. Le prime luci e quelle della fine della giornata. Possibilmente in salotto che, ho dimenticato di dire, ha un kilim enorme meraviglioso e spesso senza usare la luce del generatore. Mi sono fatto dare dalle guardie 2 lanterne a petrolio. Ma e' anche iniziato il mio personalissimo addio ai monti (per rimanere nel territorio manzoniano citato dal cittadino indignato che ho pubblicato l'altro giorno. Si chiama Pasquale Iacopino. Immagino che, in pensione, passi le sue giornate a scrivere lettere ai giornali. Potrei diventare cosi' ma senza pensione) perche' mancano solo 6 giorni. Sono andato dunque al bazar piu' volte da quelli dei tappeti. Ne cercavo uno come quello che c'e' in casa che pero' e' enorme (10 m x 6). Come avrete visto Karzai e' stato insediato ieri e tutto e' filato liscio. Ma che paese dovra' guidare e cercare di risollevare? Da dove iniziare? Proviamo a vedere insieme. All'inizio del 2002 il governo ad interim (guidato da karzai) ha dovuto gestire l'enorme sfida di 1/3 della popolazione (circa 7 milioni) displaced ovvero 'dislocata' in luoghi diversi da quelli di origine. Circa 3.3 milioni di questi erano in Pakistan, 2.3 milioni in Iran e altri 500 mila in diversi paesi. Oltre a questi 1 milione erano displaced all'interno del paese e per questi si usa il termine IDPs (Internally Displaced People). Tra il Marzo e il novembre del 2002 1.8 milioni di rifugiati sono tornati da Iran e pakistan. 1.8 milioni di persone in 9 mesi. 200 mila persone al mese. Il tutto con l'assistenza, ma bisognerebbe aprire una parentesi, di UNHCR. Infatti UNHCR non solo usa metodi alquanto discutibili per favorire i rientri tipo tagliare a bruciapelo i fondi nei campi profughi costringendo cosi' la gente a dover rimpatriare ma promette anche molte cose che poi non da. Sono arrivati a centinaia qui, ogni mese, dai campi nel paese o dai paesi confinanti con in tasca le promesse di UNHCR di uno shelter, cibo, qualche denaro e qualche cosa per far fronte ai primi due mesi. Devo dire che non hanno trovato quasi mai niente di quello che c'era scritto sui manifesti di UNHCR in Iran o Pakistan. E' un gioco pesante. A UNHCR interessa 'dimostrare' alti tassi di ritorno con numeri e statistiche e non necessariamente garantire la fase del reinserimento. Comunque il 65% del milione e otto ritornato e' andato ad insediarsi nelle provincie di Kabul e Nangahar mettendo a dura prova i gia' scadenti servizi e le infrastrutture di quelle aree. Comunque il 28 Ottobre 2003 UNHCR ha dichiarato che 2.5 milioni di persone erano ritornate nel paese e che 2..2 milioni erano ancora in Pakistan e Iran.
Ma oltre a questo monumentale problema ce ne sono molti altri. Per quanto riguarda l'educazione la maggioranza di bambini non ha accesso all'educazione e mancano insegnanti. Si stima che 2000 di loro siano stati uccisi o displaced duranti gli anni di guerra che e' iniziata nel 1979 con l'invasione russa ed e' finita nel 2001 dopo la cacciata dei talebani. Per quanto riguarda la sanita' si puo' affermare che la salute della popolazione afgana e' tra le peggiori del mondo. La mortalita' infantile e' stimata a 165 ogni 1000 nuovi nati (1997) e uno studio condotto in alcune provincie (Badakhshan, Kabul, kandhar and Lagman) nel 2002 ha rivelato che la mortalita' femminile legata al parto e' intorno a 1600 ogni 100.000 parti e nel Dadakhshan toccava 6500. 1/4 dei bambini muore prima di raggiungere l'eta' di 5 anni e va detto che le cause dei decessi sarebbero facilmente prevenibili con adeguata immunizzazione, formazione di base su igene, accesso ad acqua potabile.
C'e' poi la malaria che ogni anno colpisce circa 2.5 milioni di persone o la TBC che, secondo l'org mond per la sanita' colpisce 150.000 persone e che miete 23.000 vittime ogni anno. La lunga scia di guerra ha lasciato una pesante eredita' anche sul discorso delle mine, amputati e disabili. ICRC (Croce Rossa Int) ha assistito, a partire dal 1988, circa 55.000 pazienti di cui 27.000 amputati. Nei primi 3 mesi del 2002 ben 27.466.205 metri quadrati di terreno contaminato da mine sono stati bonificati e altri 76.833.159 mq sono stati resi sicuri per usi produttivi
Le donne hanno una aspettativa media di vita intorno ai 43 anni e, in media, partoriscono 7 figli. Population Action International ha stimato nel 2001 che 1 su 16 delle donne che non hanno adeguata assistenza pre natale ha probabilita' di morire. Secondo sempre questa ricerca l'Afhanistan e' la penultima in una graduatoria di 133 paesi per quanto riguarda maternal mortality rates. Nei paesi confinanti il tasso e' molto piu' basso. 340 ogni 100 mila in pakistan e 340 ogni 100 mila in Iran e 570 in India. In UK il rate scende a 9.
L' 80% della popolazione vive in aree rurali in attivita' di sussistenza con basse e difficili possibilita' di comunicare, viaggiare o commerciare. Nel Dic 2001 il National geographic ha condotto un survey e ha mostrato che il reddito medio in afgh si aggira sugli 880 Euro annui contro i 6939 Euro dell'Iran e i 2200 del Pakistan. L'agricoltura rappresenta la principale attivita' e prima dell'invasione sovietica si stima che vi fossero 5 milioni di capi di bestiame e 27 milioni di piccoli ruminanti. Quando i soviets hanno lasciato il paese il 50% del bestiame e il 70% dei piccoli ruminanti era morto soprattutto per malattie. Visto che l'80% della popolazione dipende, per la propria sussistenza, da bestiame fate un po' i vostri conti.
Ma c'e anche l'oppio. Secondo UNODC (UN x drugs and crime) nel 2003 l'Afhganistan ha prodotto 3/4 dell'intera produzione mondiale. La stima fatta su 'average farm gate prices' ci dice che si tratta di circa 1.02 BILLIONS (miliardi) di dollari. A questa cifra va aggiunta l'eroina prodotta che puo' essere stimata intorno a 1.3 BILLION USD. Il totale della opium economy e' dunque di 2.3 Billion USD che equivale a piu' della meta' del GDP legittimo e legale. Circa il 20-30% della popolazione rurale afgana dipende parzialmente dalla produzione di oppio. E' senz'altro un low risk crop in a high risk environment e ha il pregio di non deperire se comparato a frutta e vegetali. Assicura lavoro, accesso al credito e alla terra per molti individui soprattutto donne.
Infine l'acqua. Secondo alcune statistiche UNICEF solo il 35% della popolazione urbana e il 19% di quella rurale ha accesso ad acqua potabile e solo il 23% di quella urbana e 8% di quella rurale ha accesso ad adeguata sanitation (latrine, waste water system)
Insomma i migliori auguri a Karzai.
LA POSTA
1 ES l'altro giorno ho mandato, come peraltro a diversi di voi, le foto del buskashi con cavalli e cavalieri a quello che dovrebbe essere il mio probabile compagno della prossima tappa in brasile. Lui ha risposto
Immagini molto carine, ma apprezzerai la scelta del paese e del luogo, l' area dove viviamo io e Facundo
é famosa perché ci sono 3/4 belle fighe per metro quadro.
Vedi tu se sono meglio dei cavalli.
2 ES se qualcuno fosse interessato a vedere foto puo' andare su questo link dove jeff, l'americano che lavora con noi, ha inserito belle cose
Jeffrey Shannon is pleased to announce: http://homepage.mac.com/jlshannon/PhotoAlbum31.html
E per finire, oggi niente Dr Ub, un bell'articolo che fu pubblicato in Italia ai primi di agosto se non sbaglio. Mi fu mandato dalle amiche jene. Poi l'articolo del NYT su l'insediamento di ieri. Buona giornata
Giugno 2004. Mi trovo in Polonia, ma con le valigie pronte per l´Afghanistan. La settimana scorsa a Gdansk ho comprato i pesanti scarponi che mi hanno consigliato per Yakawlang - una manciata di villaggi sparsi in una vallata tra i monti della provincia di Bamyan. Un paesaggio mozzafiato, un angolo di mondo incontaminato di straordinaria bellezza. Anche se non è più tanto incontaminato da quando i Taliban hanno fatto saltare in aria i Buddha; e la bellezza risente delle fosse comuni in cui hanno gettato a centinaia le vittime dei massacri perpetrati tra la popolazione civile di questa zona. Presto potrò incontrarmi con la gente del luogo. Mi hanno dato una scheda informativa sulla cultura e sui costumi locali, con una serie di consigli. Niente battute sulla religione. Chi alza la voce o si comporta in maniera indecorosa è considerato un maleducato. I bermuda sono proibiti. Probabilmente sarò invitato un po´ dovunque a pranzi copiosi da gente mai vista né conosciuta. Vietate le bevande alcoliche e la carne di maiale. Praticamente assenti gli svaghi, come li intendiamo noi in Occidente. Per me tutto questo va benissimo - in particolare il divieto dei bermuda. Credo che Yakawlang mi piacerà.
Msf (Medici senza Frontiere), l´organizzazione recentemente insignita del Premio Nobel, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul suo lavoro in favore degli Hazaras, una popolazione tra le più povere, e fino a poco tempo fa tra le più oppresse della terra. Considerati per lungo tempo subumani per via dei tratti mongoli e della loro religione sciita, fino agli anni 1930 venivano utilizzati come schiavi. Nel 2001 sono stati massacrati dai Taliban, che prima di ritirarsi da Yakawlang hanno dato fuoco ai villaggi radendoli praticamente al suolo. Ora sono le mine a ostacolare i loro sforzi per ricostruire le condizioni della loro esistenza, minacciata oltre tutto dalla tubercolosi e da un clima che alterna lunghi periodi di siccità e abbondanti nevicate. In precedenza Msf mi aveva offerto un incarico a Rio, che ho declinato perché non sopporto il clima tropicale; ma quando mi hanno proposto l´Afghanistan ho accettato senza un attimo d´esitazione. Pensavo che ai primi di giugno il clima sarebbe stato sopportabile. Ma il motivo più importante per me era un altro: sentivo istintivamente che questo viaggio mi sarebbe servito a curare un mio profondo malessere spirituale.
Da anni gli eventi mondiali mi gettano in un´angoscia crescente. Sono ogni giorno più atterrito dalle avventure militari degli Usa e del Regno Unito, in Afghanistan e in Iraq. E più ancora mi deprime il senso della mia impotenza a fermare quest´ingranaggio di grottesca stupidità. Indubbiamente, la mia reazione è quella tipica dell´intellettuale di sinistra occidentale abituato a sedere sul velluto. Al punto in cui ero arrivato, mi bastava vedere su un giornale una foto di Bush o di Blair per sprofondare nello sconforto. Mi era sembrato che il modo migliore per uscire da quello stato di avvilimento esacerbato dai media fosse quello di recarmi in un paese colpito da tutti i guai immaginabili. L´esperienza traumatica di vivere accanto a gente che viveva l´orrore ora per ora, sulla propria pelle, mi avrebbe fatto superare - almeno così speravo - la mia assurda ipersensibilità. Così, quando MsF mi ha proposto l´Afghanistan mi sono fatto vaccinare contro il tifo, l´epatite e la rabbia, ho ottenuto il visto dal Pakistan, aggiornato le mie ultime volontà e invitato i vicini a farmi da testimoni. E tutti mi hanno augurato buon viaggio.
La regione in cui ero diretto è considerata relativamente sicura. In un paese dilaniato da guerre civili e invasioni straniere, «relativamente sicura» vuol dire che dei 33 membri di organizzazioni umanitarie uccisi in Afghanistan, neppure uno ha incontrato il suo destino nella provincia di Bamyan. Vuol dire che l´anno scorso, quando nella vicina provincia di Faryab i Taliban hanno sparato contro un´auto di MsF, nessuno degli occupanti è stato colpito. Vuol dire che quando le macchine di MsF si spostano verso uno dei loro ospedali, devono tenersi in contatto radio a intervalli di 45 minuti, trascorsi i quali parte automaticamente un veicolo di soccorso. Vuol dire che i collaboratori di Msf rapinati o uccisi erano per lo più afgani, e solo in rari casi visitatori stranieri. Vuol dire che su insistenza di Msf raggiungerò Yakawlang da Kabul con un piccolo aereo dell´Onu, perché in macchina il viaggio dura 12 ore, e si è regolarmente presi di mira dai banditi. Vuol dire che in Afghanistan l´aspettativa media di vita è di 43 anni, e io ne ho 44.
Mancano pochi giorni alla data prevista per questo lunghissimo viaggio verso le montagne dell´Hindu Kush, e io mi trovo a Sopot, una piccola città polacca in riva al mare. Sono qui con mia moglie per un matrimonio. Che in effetti è il nostro matrimonio. Eva ed io stiamo insieme da quindici anni, ma ora ci siamo finalmente decisi a legalizzare la nostra unione: non si sa mai, dovessero ammazzarmi in Afghanistan. Del resto ci vogliamo bene, e quindi perché non sposarci? Anche perché siamo in Polonia, un paese che ci piace moltissimo, dove i due figli già grandi di Eva studiano alla Language School del Baltico. Il mio volo per l´Afghanistan è stato prenotato per l´indomani della cerimonia. Mia moglie non ha avuto il permesso di accompagnarmi, e da Yakawlang non potrò telefonarle, né mandarle lettere o messaggi e-mail. Al posto della luna di miele ha davanti a sé dieci giorni di ansiosa solitudine. A mia insaputa, anche i ragazzi avevano chiesto di accompagnarmi in Afghanistan come guardie del corpo, una per lato: un´idea non poi tanto assurda, data la loro gagliarda muscolatura. Ma Msf ha tenuto duro: dovevo viaggiare solo. La nostra sarà una festa di matrimonio, ma anche di congedo.
In un certo senso è un´idea balorda, ma è anche rilassante sposarsi all´estero, tra gente bendisposta che non parla inglese e mi considera un po´ tocco. Percorrere le vie di Gdansk a bordo di una Toyota bianca inghirlandata di fiori. Promettere (per interposta interprete) di adempiere alle ordinanze municipali di Gdansk, quali esse siano. Baciare alcune anziane signore polacche in lacrime, che ho incontrato per la prima volta la settimana scorsa. Evitare una serie di passaggi tediosi - preparativi a non finire, solennità forzata, discorsi triti e ritriti, ansia da perfezionismo: tutte cose che ci avrebbero rovinato la festa.
Il nostro ricevimento di nozze, allestito a Sopot in un immenso capannone di legno decorato con pelli di cinghiale, teste di cervo e altri trofei imbalsamati, è stato divertentissimo, con tanto di sviolinate folk e un bardo strampalato che cantava versi satirici. Sembra che per i convitati fossero previsti otto chili di salsiccia di maiale a testa. Alla fine della serata i nostri amici polacchi hanno intonato in coro «Sto Lat» («Che possiate campare cent´anni»), una canzone celebrativa buona per tutte le occasioni. C´è un´innocenza provocatoria, una struggente follia in quest´augurio che un gruppetto di persone porge a una coppia di sposi, pur sapendo benissimo che gli esseri umani - per non parlare dei matrimoni - durano molto meno. Intanto però non rinunciano a sventolare la bandiera dell´ottimismo.
Tenetela a mente, questa bandiera, ora che vi racconto il resto della storia. Sto visitando il museo di Gdansk. La guida mi illustra per filo e per segno l´opera di ricostruzione della città dopo che i bombardamenti della seconda guerra mondiale l´hanno carbonizzata al 90%; e mi segnala una balaustra magnificamente intagliata, apparentemente antica. C´è però una colonnina più scura: la sola superstite della balaustra originale, annerita dal fuoco. Tutto il resto è stato ricostruito. E´ un richiamo impressionante alle devastazioni della guerra, ma anche un segno della capacità di ricupero dello spirito umano. Nel silenzio del museo squilla il cellulare della guida. E´ mia moglie. «Una gran brutta notizia» mi dice. «C´è stato un attentato contro cinque volontari di MsF. Li hanno colpiti ripetutamente nella loro auto. Sono morti tutti».
Nelle ore e nei giorni seguenti mi tengo in contatto con i Medici senza Frontiere da uno squallido Internet café di Sopot: uno scantinato frequentato a quanto pare solo da giovanissimi patiti dei videogiochi di guerra. Mentre scrivo i miei messaggi, quelli, armati fino ai denti (virtuali) perlustrano il territorio nemico. Ma anche per interposto schermo non sembrano molto preparati a parare l´azione degli attaccanti che li aggrediscono da ogni angolo digitale. Urlano in continuazione «Nie!» e «Shit!» mentre cadono in un profluvio di pixel al sangue.
Frattanto MsF si chiede come gestire la situazione in Afghanistan, dato che non si possono riportare magicamente in vita i corpi di Hélène de Beir, Pim Kwint, Egil Tynaes, Fasil Ahmad e Besmillah. Con mia grande delusione, il mio viaggio a Yakawlang viene annullato, benché la provincia di Bamyan, a sud di quella di Badghis dove è avvenuto l´agguato, passi tuttora per la più sicura dell´Afghanistan. Relativamente. Comunque sia, MsF è costretta a una revisione di fondo della sua presenza nel paese. Ci vorrà un´indagine sull´agguato per chiarirne le implicazioni generali per gli operatori, e chi è più provato dal dolore o dalla paura deve poter tornare a casa.
Discuto con MsF un eventuale «Piano B» da organizzare in tutta fretta. Potrei magari seguire l´itinerario inizialmente previsto fino ad Islamabad, e scrivere un pezzo sui profughi afghani ai confini del Pakistan. O ripiegare su Fuerteventura, nelle Canarie, o sulla Sicilia, dove i profughi in cerca d´asilo arrivano dall´Africa, ospiti indesiderati, più morti che vivi dopo una traversata su imbarcazioni di fortuna. L´unico inconveniente è il clima: a 35? sono immancabilmente abbrutito e in preda a un´emicrania implacabile. MsF cerca di venirmi incontro proponendomi di seguire il lavoro dei soccorritori nelle prime ore del mattino, quanto il caldo è sopportabile, e rifugiarmi poi in una stanza d´albergo con l´aria condizionata.
Mi sento un verme. Me ne sto qui a spizzicare tra un assortimento di progetti umanitari come se fossero cioccolatini. Vorrei essere in Afghanistan. A quest´ora tirerei fuori dalla borsa i pesanti volumi delle traduzioni dei miei libri in spagnolo, olandese e francese che MsF mi aveva chiesto di portare per il suo staff internazionale. Ma perché quei due in motocicletta non hanno trovato altro da fare quel pomeriggio, invece di assalire la landcruiser di Msf sulla strada che attraversa il deserto, nei pressi di Khairkana, a 340 miglia ad ovest di Kabul, massacrando tutti gli occupanti? E´ una dannata seccatura dover rifare daccapo i propri piani a breve termine per via di un evento che ad altri ha portato la morte, o un dolore che durerà tutta la vita. Ma proprio in Afghanistan doveva esserci la guerra? E quei profughi africani, non potevano trovare un posto meno torrido per stramazzare a terra sbarcando dai loro gommoni? Quanto mi vergogno di farmi venire in mente pensieri del genere, sia pure di sfuggita.
Al tavolo della prima colazione alla Language School del Baltico, i figli di Eva commentano la tragedia a modo loro, cioè con la logica di due giovani occidentali di 18 e 19 anni. Cosa aspettano quelli di MsF a dotarsi del loro arsenale di Kalashnikoff? E perché non usano auto blindate? Ma lo sanno che ormai si possono costruire automobili capaci di passare praticamente indenni attraverso una pioggia di pallottole e granate? Io resto in silenzio. Se ben ricordo, un veicolo super-sofisticato di questo tipo era stato effettivamente ordinato per Tony Blair nel marzo 2003, nel momento in cui più si temeva che gli uomini di Saddam Hussein o i suoi supposti alleati di Al Qaeda si aggirassero per le vie di Londra tentando di assassinare il nostro premier o uno dei suoi spin. Secondo le valutazioni, il costo di questo veicolo, la cui costruzione doveva essere affidata agli «esperti di conversione» di Walsall (West Midlands), è di circa 200.000 sterline. Ma sono portato a credere che MsF preferisca utilizzare le sue limitate risorse per acquistare bende, plasma, farmaci e viveri. Quanto all´idea di mandare in giro i medici senza frontiere carichi di armi, non mi sembra in armonia con la loro etica professionale; e inoltre metterebbe a repentaglio quella neutralità che l´organizzazione è riuscita a mantenere al prezzo di trent´anni di sforzi.
Già, la neutralità. Poche settimane prima della tragedia, in una sua dichiarazione MsF ha escluso qualsiasi collegamento tra aiuti umanitari e cooperazione con la coalizione a guida Usa. Lo ha fatto dopo che nel Sud dell´Afghanistan i militari avevano distribuito volantini in cui si assicurava che gli aiuti umanitari avrebbero continuato ad arrivare, ma a condizione che la popolazione fornisca informazioni sui Taliban. Anche in questo caso, come in molti altri, le idee di stampo militare in teoria sembrano ragionevoli: i civili ci aiutano a far fuori il nemico, e noi li aiutiamo a riprendersi dalle calamità che li hanno colpiti. Già: per prima cosa rimuovere il cancro, poi aiutare il paese che ha tanto sofferto a rimettersi in salute. Un po´ meno poetica la versione del luogotenente americano Reid «Huck» Finn, incaricato di distribuire coperte e viveri ai profughi nella regione sud di Dwamanda: «E´ semplice: più ci aiutate a trovare le canaglie e più roba riceverete». Un linguaggio laconico e sbrigativo che funziona benissimo a Hollywood, ma molto meno nella vita reale di una zona di guerra.
L´organizzazione dei «Médecins sans frontières» è stata fondata appunto in nome di una netta distinzione tra aiuti umanitari e obiettivi politici. E´ questo il punto: si tratta di medici che non conoscono frontiere. E aiutano chiunque si trovi in difficoltà, senza mai chiedere il nome o la provenienza. Le frontiere sono un simbolo: «loro» e «noi», i territori perduti o conquistati, le carte geografiche ridisegnate, le città ricristianizzate secondo criteri etnici. (Scrivo queste parole a Gdansk, già ribattezzata Danzig sotto il dominio tedesco). Ma nel momento in cui i soccorritori sono percepiti come pedine di questo gioco mortale, diventano bersagli. Il mullah Abdul Hakim Latifi ha rivendicato, a nome dei Taliban, l´assassinio dei volontari di MsF, e ha preannunciato nuovi attacchi del genere accusando gli operatori umanitari internazionali di essere «al servizio della politica Usa».
MsF non è la sola organizzazione a lamentare vittime in questi ultimi mesi. Sembra che le stragi di operatori umanitari siano diventate un elemento di routine delle guerre moderne. Dunque quest´ultimo residuo di etica è finito nello sciacquone del water? Sembra una conclusione quasi irresistibile. Ma se guardiamo alla storia a occhi aperti dobbiamo ammettere che sempre e dovunque si sono commessi atti di barbarie estrema. Gli ideali che ispirano organizzazioni umanitarie come MsF sembrano particolarmente donchisciotteschi qui in Polonia, un paese dove le speranze perdute si contano a milioni.
Speravo che a quest´ora mi sarei trovato in groppa a un cavallo sulle montagne del Kush, a scrollarmi di dosso la mia nausea per quanto avviene nel mondo. Invece eccomi qui, a girare depresso per le strade di Gdansk. I nostri invitati, animati dalle migliori intenzioni, ci hanno colmato di regali di nozze troppo ingombranti per trovare posto nelle nostre valige. Non ci resta che comprare un´altra borsa. Eccomi dunque a Wrzeszcz, nel centro commerciale «Manhattan», simbolo del magacapitalismo senz´anima che riuscirà a compiere l´impresa lasciata a metà dai nazisti: quella di annichilire definitivamente la Polonia. Indulgo in queste tetre riflessioni, pur rendendomi acutamente conto di quanto dovrei ringraziare la sorte, a confronto con la media di chi vive nelle zone di guerra. Con che diritto mi sento a terra, quando ho appena sposato la donna che amo, in famiglia stanno tutti bene e il mio problema più urgente questo pomeriggio è trovare una valigia a meno di 300 zloti? Se ora mi trovassi in Afghanistan?
Se ora mi trovassi in Afghanistan avrei di che essere ancora più depresso: vedrei ammainare la bandiera della bandiera della speranza dei Medici senza frontiere. Man mano che l´organizzazione rischierà a Kabul i membri dislocati nelle aree più esposte del paese, le strutture costruite fin dal 1980 perderanno i pezzi, sul piano organizzativo come su quello interpersonale. Quei lunghi anni di lavoro e di amicizia hanno rappresentato un tentativo per costruire insieme un´idea di come potrebbe essere il futuro: un futuro in cui i malati possano guarire, e le società squassate siano aiutate per poter riprendere a vivere. Ma è facile distruggerlo, questo futuro. Bastano alcuni Kalashnikoff da quattro soldi.
Arenato a Sopot dopo l´annullamento del mio viaggio a Yakawlang, non riesco più a seguire i media anglofoni; ma penso ingenuamente che in Gran Bretagna la vicenda dei cinque volontari di MsF sia al centro dell´attenzione. Immagino che in Scozia si sappia tutto di Besmillah, l´autista del gruppo, fiero di essere diventato da poco padre di una bambina. Dell´esperto di logistica Pim Kwint, che aveva liquidato la sua azienda IT per mettersi al servizio di MsF. Della coordinatrice Hélène de Beir, che ha compiuto 30 anni il 16 giugno. Del dottor Egil Tynaes, il più bravo di tutti a conquistarsi la fiducia dei pazienti afghani. Dell´interprete Fasil Ahmad, che lavorava per MsF da appena due settimane. Tornato a casa, dovevo scoprire che qui i media hanno dato scarso rilievo all´attentato, perché tra le vittime non c´erano cittadini britannici.
Ma torniamo a qualche giorno prima, quando ancora non avevo perduto quest´illusione. Il primo abbozzo del testo che state leggendo, lo avevo scarabocchiato sul retro della scheda informativa di MsF. Sul lato stampato del foglio, dopo il sottotitolo «La sfida», l´occhio mi cade sulle parole: «dare voce a chi non ce l´ha». Già: quelli che non hanno voce. Sono di nuovo all´Internet café, in quel tetro seminterrato di Sopot. Il mio zaino pieno zeppo di gadget e regali, con le schede informative sui rapporti con gli Hazara, gli scarponi e il registratore stanno per essere rispediti in Scozia. Le voci che avrei potuto raccogliere in Afghanistan sono ormai irrimediabilmente fuori dalla mia portata. Posso dirvi solo che intorno a me risuonano da ogni lato esplosioni e spari. Si sta facendo tardi, e questo locale sta per chiudere.
(Traduzione di Elisabetta Horvat. Copyright
2004)
December 8, 2004 NYT
Karzai Is Sworn In, Citing a 'New Chapter' for Afghanistan
By ERIC SCHMITT and CARLOTTA GALL
ABUL, Afghanistan, Dec. 7 - Hamid Karzai was sworn in as Afghanistan's first popularly elected president on Tuesday, three years after American-backed resistance fighters swept the Taliban government from power.
Mr. Karzai, who on Oct. 9 easily won election to a five-year term after serving as head of a transitional government, took the oath of office in a nationally televised ceremony on the presidential grounds before an audience of hundreds of Afghan ministers, tribal elders, political and military leaders and 150 foreign dignitaries, including Vice President Dick Cheney.
With American snipers perched on roofs and Apache helicopter gunships patrolling overhead to protect against a threatened Taliban attack, Mr. Karzai promised in his address to use his new mandate from the people to select an efficient, reform-minded cabinet that would not be constrained by powerful factional and ethnic interests, as his cabinets have been in the past.
"We have now left a hard and dark past behind us, and today we are opening a new chapter in our history, in a spirit of friendship with the international community," Mr. Karzai said, speaking alternately in Pashto and Dari, the country's two major languages, in his 15-minute speech.
In a sign of the event's importance to the Bush administration, Mr. Cheney led an American delegation from Washington that included Defense Secretary Donald H. Rumsfeld and one of President Bush's most trusted advisers, Karen P. Hughes. Mr. Cheney is the most senior administration official to visit Afghanistan since the Taliban government was toppled in December 2001.
Wearing a black lambskin hat and a traditional striped silk coat over his shoulders, Mr. Karzai took his oath before the aging former king, Mohammad Zahir Shah. The president then swore in his two vice presidents, Ahmed Zia Massoud and Karim Khalili, who represent the Tajiks and the Shiite Hazaras, the country's two largest ethnic majorities after Mr. Karzai's own ethnic group, the Pashtuns.
Mr. Karzai vowed to strengthen security and stability, combat the production and smuggling of narcotics and collect weapons and disarm militias, all crucial campaign pledges. He also spoke of bringing the rule of law and prosperity to the country, protecting civil liberties and human rights, fighting corruption, building national unity and strengthening international relations.
Though much reduced, the threat of terrorism still remains, Mr. Karzai warned, and he appealed for continued international assistance to help Afghanistan in its fight against extremists. "Our struggle against terrorism is not over," he said. "On the road to fighting worldwide terrorism, we feel the need of serious cooperation from the region and from other countries in the world."
This week Mr. Karzai faces the first test of his government in choosing a new cabinet. There has been intense speculation and maneuvering for cabinet posts since he was declared the winner of the election. As he has been paring down his list of prospective ministers, Mr. Karzai is being forced to satisfy powerful factions, including his main opponents in the election campaign, as well as his own tribal and regional supporters.
As the Kabul Weekly newspaper wrote this week, half of his cabinet choices will be pragmatic ones, people chosen because of their military or regional power or family connection to the president. In an open letter this week to Mr. Karzai, the New York-based rights group Human Rights Watch warned against appointing warlords or people with poor human right records.
The inauguration took place in the Salaam Khana inside the Arg Palace compound, under heavy security. American and NATO forces patrolled and guarded crucial sites in the city center, while the newly trained Afghan National Army and National Police officers closed off the main streets and were posted at every main intersection.
Security was so tight around the presidential palace that reporters were banned from using cellphones, for fear they could set off a bomb. Earlier in the day, at Bagram Air Base, soldiers having breakfast with Mr. Cheney were patted down at the door to ensure that they did not bring any knives, pistols or other weapons into the dining hall.
Before the inauguration, Mr. Karzai met privately with Mr. Cheney and Mr. Rumsfeld. Speaking to reporters afterward, Mr. Karzai was effusive in his praise for the Bush administration's support. "Whatever we have achieved in Afghanistan, the peace, the elections, the reconstruction," Mr. Karzai said, "is for the help the United States of America gave us."
When asked about the continuing fight against members of the Taliban and Al Qaeda, especially along the mountainous border with Pakistan, Mr. Karzai said American and Afghan forces were still hunting down small bands of militants. "Terrorism as a force is gone," he said. "As individuals, they are still around and we will continue to look for them."
Earlier in the day, Mr. Cheney and Mr. Rumsfeld met separately with some of the 17,000 American troops stationed in Afghanistan. Mr. Cheney, after having breakfast with soldiers from the Army's 25th Infantry Division and various reserve units, led a ceremony to re-enlist 30 soldiers and pinned medals on half a dozen others.
Mr. Rumsfeld thanked a group of Special Operations forces for their efforts, but warned them of a long struggle ahead. "It's not over," Mr. Rumsfeld said. "There are still groups of extremists who would like to take this country back. It's not going to happen."
Rimodulazione del prelievo fiscale
C'e' un modo di educare i figli dei samurai. Sin dalla prima piu' tenera infanzia si dovrebbe promuovere nel bambino il coraggio ed evitare
di spaventarlo e mentirgli. Se si diventa paurosi da piccoli, si resta segnati per tutta la vita. Il genitore imprudente incute nei figli il terrore dei lampi, non li lascia andare in luoghi bui o racconta loro di storie terrificanti. Inoltre, diventeranno timidi se sono rimproverati in modo eccessivamente severo. Non si dovrebbe permettere che si formino cattive abitudini. Quando infatti esse si radicano, il bambino, pur ammonito, non migliorera'. Gli si insegnino un linguaggio appropriato e le buone maniere, non gli si permetta di conoscere l'avidita'. Se il bimbo e' sano e normale, e viene allevato in questo modo, crescera' bene.
Inoltre, e' naturale che il figlio di genitori che non vanno d'accordo manchi di pieta' filiale. Anche la relazione tra padre e figlio potrebbe deteriorarsi a causa della stoltezza della madre. Una madre ama il suo bambino sopra ogni altra cosa, e potrebbe essere parziale e proteggerlo quando viene punito dal padre. Se diventa l'alleata del piccolo, ci sara' discordia tra padre e figlio.
(Hagakure I, 85)
a proposito di bambini e figli. Poi la posta. Buona giornata.
LA POSTA
1 ES e con grandissimo piacere ritroviamo anche Blokko
Caro Sir, non so se sia per l'oppio o per le tue rinnovate
abitudini sessuali, ma ti trovo rigenerato anche se un po' troppo poco caustico per
i tuoi standard.
Qui la marcia di avvicinamento al Natale è iniziata sotto
correnti umide nordafricane: pioggia battente e temperature poco invernali.
Nessun freno per i forzati degli ipermercati e della vasca
prefestiva, già a caccia di regali con la tredicesima già impegnata.
Il dibattito politico verte (sorprendentemente rispetto a tutto
quanto potrebbe essere eccepito al nano sorridente) sulla rimodulazione
del prelievo fiscale - in base al principio che se non ti prendo i soldi tu
li spendi e fai girare i consumi- con conseguente baruffa sul quantum della
detassazione (3 o 5 euro al mese) come massima espressione della capacità
politica dell'opposizione (in effetti già troppo impegnata a trovarsi un nome).
In effetti si sta lasciando maramaldeggiare il nano farabutto,
che, oltre al solito ruolo di deuteragonista delle cronache politiche e
giudiziarie, è riuscito a spostare il focus del TG5 dal notiziario di cronaca e
politica al rotocalco grondante di frivolezze, gossip e servizi
strappalacrime.
Qui piangono tutti: i lavoratori e le imprese, gli
amministratori pubblici e quelli privati, le guardie e i ladri. Al sabato però non si
trova un tavolo da due al ristorante.
Torni a Natale? Si potrebbe ovviare al tanto tempo che non ci si
vede almeno con un aperitivo.
2 ES e anche un ex collega dei ferali tempi delle chambres du commerce
Ciao ,
piacere di risentirti.
Mi era giunta voce di una tua presenza in Afghanistan
Qui tutto bene. Bologna è ...come immagini...la solita. Io sono
alle prese con la famiglia allargata ......, la seconda ........,
è nata lo scorso settembre quindi ...finiti i canditi.
Spero che tutto sia ok e immagino che dopo la tua avventura
avrai molti aneddoti simpatici da raccontare...quando sarai back
in "zité" dammi un colpo che ci facciamo una bevuta.
Salothsar
di spaventarlo e mentirgli. Se si diventa paurosi da piccoli, si resta segnati per tutta la vita. Il genitore imprudente incute nei figli il terrore dei lampi, non li lascia andare in luoghi bui o racconta loro di storie terrificanti. Inoltre, diventeranno timidi se sono rimproverati in modo eccessivamente severo. Non si dovrebbe permettere che si formino cattive abitudini. Quando infatti esse si radicano, il bambino, pur ammonito, non migliorera'. Gli si insegnino un linguaggio appropriato e le buone maniere, non gli si permetta di conoscere l'avidita'. Se il bimbo e' sano e normale, e viene allevato in questo modo, crescera' bene.
Inoltre, e' naturale che il figlio di genitori che non vanno d'accordo manchi di pieta' filiale. Anche la relazione tra padre e figlio potrebbe deteriorarsi a causa della stoltezza della madre. Una madre ama il suo bambino sopra ogni altra cosa, e potrebbe essere parziale e proteggerlo quando viene punito dal padre. Se diventa l'alleata del piccolo, ci sara' discordia tra padre e figlio.
(Hagakure I, 85)
a proposito di bambini e figli. Poi la posta. Buona giornata.
LA POSTA
1 ES e con grandissimo piacere ritroviamo anche Blokko
Caro Sir, non so se sia per l'oppio o per le tue rinnovate
abitudini sessuali, ma ti trovo rigenerato anche se un po' troppo poco caustico per
i tuoi standard.
Qui la marcia di avvicinamento al Natale è iniziata sotto
correnti umide nordafricane: pioggia battente e temperature poco invernali.
Nessun freno per i forzati degli ipermercati e della vasca
prefestiva, già a caccia di regali con la tredicesima già impegnata.
Il dibattito politico verte (sorprendentemente rispetto a tutto
quanto potrebbe essere eccepito al nano sorridente) sulla rimodulazione
del prelievo fiscale - in base al principio che se non ti prendo i soldi tu
li spendi e fai girare i consumi- con conseguente baruffa sul quantum della
detassazione (3 o 5 euro al mese) come massima espressione della capacità
politica dell'opposizione (in effetti già troppo impegnata a trovarsi un nome).
In effetti si sta lasciando maramaldeggiare il nano farabutto,
che, oltre al solito ruolo di deuteragonista delle cronache politiche e
giudiziarie, è riuscito a spostare il focus del TG5 dal notiziario di cronaca e
politica al rotocalco grondante di frivolezze, gossip e servizi
strappalacrime.
Qui piangono tutti: i lavoratori e le imprese, gli
amministratori pubblici e quelli privati, le guardie e i ladri. Al sabato però non si
trova un tavolo da due al ristorante.
Torni a Natale? Si potrebbe ovviare al tanto tempo che non ci si
vede almeno con un aperitivo.
2 ES e anche un ex collega dei ferali tempi delle chambres du commerce
Ciao ,
piacere di risentirti.
Mi era giunta voce di una tua presenza in Afghanistan
Qui tutto bene. Bologna è ...come immagini...la solita. Io sono
alle prese con la famiglia allargata ......, la seconda ........,
è nata lo scorso settembre quindi ...finiti i canditi.
Spero che tutto sia ok e immagino che dopo la tua avventura
avrai molti aneddoti simpatici da raccontare...quando sarai back
in "zité" dammi un colpo che ci facciamo una bevuta.
Salothsar
Dialectic Logic
"Do you know what the man is saying? Do you? This is dialectics.
It's very simple dialectics. One through nine, no maybes, no
supposes, no fractions -- you can't travel in space, you can't go out
into space, you know, without, like, you know, with fractions -- what
are you going to land on, one quarter, three-eighths -- what are you
going to do when you go from here to Venus or something -- that's
dialectic physics, OK? Dialectic logic is there's only love and hate, you
either love somebody or you hate them."
Dennis Hopper nei panni del fotogiornalista
E adesso sono veramente in un totale home alone. Leslie, la candese, e' partita ieri e con lei anche Glenn. E' iniziato l'esodo di Natale. A dire il vero Leslie ne aveva un gran bisogno. Negli ultimi giorni sembrava piuttosto provata e la frase che piu' ripeteva era: 'What a shit country. I need a break' (che paese di merda. Ho bisogno di uno stacco). Io la vedo comunque un po' male nel senso che deve arrivare alle Hawaii passando per gli USA e non aveva ancora il biglietto e il suo agente di viaggio le ha detto che doveva arrangiarsi perche' lui non riusciva a mettere insieme il tragitto. Ma mi sono anche accorto che, da 5 giorni, sono l'unico rimasto nel paese di tutta l'organizzazione. Come gia' detto sono tutti in Pakistan per il meeting generale. Tra venerdi' e oggi ha fatto un gran freddo. Una notte sono andato a letto praticamente vestito e la mattina e' dura uscire dalle coperte. Comunque e' tornato Fabrizio che e' l'italo svizzero di IOM dopo un mese di vacanza. La bazza di lavorare con UN o agenzie sorelle e' che ogni 4 settimane hai 10 giorni di R&R (rest and recovery) piu' un contributo per il biglietto. Sia all'andata che al ritorno, grazie al passaporto azzurro, ha trascorso qualche giorno in Turkmenistan che, diversamente, accetta solo turismo di gruppo. ha raccontato cose interessanti sul paese. Fondamentalmente e' governato da un satrapo in perfetto stile centro asiatico. Si chiama Turkmenbashi. Tutto e' rigidamente controllato. Per telefonare all'estero bisogna andare in appositi uffici e compilare un modulo nel quale si dichiara chi si intende chiamare, il numero e gli argomenti della conversazione. La telefonata viene poi effettuata da una centralinista e il tutto, probabilmente, viene registrato. Non esiste internet o accesso ad informazione esterna. Ma tutto costa
molto poco. Turkmenbash con la sua musta svetta in ogni strada. Imponenti statue, manifesti, suoi detti scolpiti nella pietra. Vi e' molta enfasi su termini come 'gloria', 'supremo', 'missione', 'destino', 'padre'. In Turkmenistan esiste, e non lo sapevo, il piu' grande tappeto del mondo. Qualcosa come 200 metri per 100. E' appeso all'interno di un enorme palazzo. Naturalmente sul tappeto c'e' il grugno di Turkmenbash che, mi ha detto Fabrizio, e' anche scrittore e poeta. Ha scritto 3 enormi volumi di riflessioni, composizioni e poesia. Chi vuole andare all'universita' deve prima passare un esame di ammissione e dimostrare di conoscere a memoria i 3 tomi. Inutile dire che mi piacerebbe un casino essere Turkmenbash.
Comunque siamo rimasti veramente in pochi adesso. La famiglia di tedeschi, io, fabrizio, Hashim che e' albanese e lavora con UNHCR e la nuova capa di fabrizio che si chiama Ortensia ed e' una messicana naturalizzata americana. E' di una pesantezza infinita. Ha applicato alla lettera il regolamento e adesso prima di entrare nel compound bisogna firmare e scrivere ora di entrata e uscita e motivo della visita. La cosa e' un po' ridicola se pensiamo che siamo 5 o 6 in tutto. Ma non e' finita. Ha preso serie misure contro gli sprechi e in particolare sui rotoli di carta da cesso che spariscono. Non scherzo. Quando fabrizio ha fatto notare che il valore mensile sara' di 5 dollari in tutto ha risposto con il suo mantra: 'I know but it is not fair'. Gli americani possono essere micidiali quando applicano alla lettera il loro concetto di fair. E sempre nella stessa filosofia di fair ha vietato che i locali entrassero in cucina e ha creato un armadietto tutto per loro con lucchetto dove dentro c'e' zucchero, the' e carta da cesso.
Per il resto non ci sono gran cose. Il 9 dicembre si insedia ufficialmente il presidente eletto e si temono attentati o qualche smargiassata qui su nel nord da parte di Doshtum a cui non e' stato dato nessun ministero pur avendo ottenuto il 10% alle elezioni. A kabul non ci sono mai andato volentieri se non per fare provviste di sigarette, birra e whisky. Ma devo dire che la situazione e' molto cambiata negli ultimi 4 mesi. Quando arrivai c'era parecchio movimento e allegria. Ricordo che sull'aereo mentre stavo andando a Dubai e poi da li' a Kabul lessi tra gli editoriali dell'Herald Tribune quello di Kristin Lamb al vetriolo intitolato: 'Sipping Margaritas in the rubbles of Kabul' (bevendo margheritas tra le macerie di kabul). Nell'editoriale veniva descritta una piccola sodoma e gomorra con lautamente pagati occidentali che, appunto, bevevano costosi drinks nei vari locali solo per loro o si ritrovavano per feste con fiumi di alcol dopo aver cenato in ristoranti thai o francesi (bhe io al ristorante thai ci sono poi andato. Un cesso. La trattoria dell'Ufficiale al ponte dell'uccellina sul secchia al confronto e' un Harry's Bar. ma la cosa piu' interessante e' che la titolare prima di venire qui era a Timor Est e prima di li' in Bosnia. L'ha riconosciuta il mio capo missione che e' un serbo. Insomma la tipa smonta il locale e lo carica sul container e segue il circo degli aiuti internazionali.). La Lamb, impietosa, descriveva la paurosa crescita degli affitti in certi quartieri della capitale dove una casa per gli UN, che possono pagare, viene affittata a 8-10 mila dollari al mese. Io, per quello che ci sono stato, ho trovato la ballotta internazionale di kabul noiosa e poco interessante. Quelli di UN vivono segregati e stressati da misure di sicurezza e vedono il paese dai documenti che passano sulle loro scrivanie. Mi ha detto Glenn che UNDP ha istituito un servizio di assistenza psicologica per chi ha problemi di stress o altro facendo venire uno psicologo. Il servizio ha avuto cosi' successo e cosi' tante erano le richieste che subito dopo ne hanno dovuto chiamare un altro. Comunque anche io ho trovato fastidioso quel continuo agitarsi e quel trillare di cellulari (qui a maimana non e' ancora arrivato) per darsi appuntamenti. C'era persino, ho scoperto, un corso di thai chi o quella roba li'. La fiesta e' finita verso la fine di agosto quando un pomeriggio e' esplosa un autobomba davanti alla sede di una societa' americana che si occupa della sicurezza di Karzai (insomma tutti quei ragazzi occidentali che gli sono intorno in borghese ma armati). Se non sbaglio 7 morti di cui 2 americani e 3 nepalesi ex gurka. Il botto e' avvenuto a non piu' di 600 metri dal nostro ufficio di Kabul. Quelli in ufficio si sono salvati dalle schegge di vetro perche' gli infissi sono scadenti e dunque le finestre si sono aperte. Ho scoperto che fanno di solito piu' feriti le schegge dei vetri che la bomba. Da quel giorno le cose sono cambiate. Meno feste e meno yoga. In ufficio giu' da noi hanno, come penso tutti, messo dei sacchi di sabbia vicino ai punti pericolosi e, con un piccolo investimento, hanno ricoperto i vetri di una pellicola tipo domopack adesiva che 'trattiene e accartoccia' il vetro in caso di esplosione. La fobia attentati si era propagata fin qui a Maimana e, non avendo la pellicola anti blaster, abbiamo optato grazie al consiglio dei due ex militari inglesi di Global Security (altra agenzia) in forza ad UNOPS (UN per supporto tecnico e logistico) al piu' csareccio scotch. Si quello trasparente che si compra in cartoleria. Ci siamo dunque messi, armati di pazienza e forbici, ad applicare sulle finestre un reticolo di scotch. Mi sembrava una enorme cazzata ma gli inglesi ci hanno detto che e' meglio di niente. Poi, a seguito dei rapimenti in Irak, si e' diffusa la paranoia dei sequestri (alla fine poi ne hanno sequestrati 3 che lavoravano come volontari UN ma quella storia non e' del tutto chiara). L'ambasciata italiana aveva raccomandato maggiore attenzione e il pericolo di sequestri all'interno stesso del compound. Il personale femminile e' stato evacuato. Mi hanno raccontato di una memorabile riunione giu' a Kabul con le guardie per spiegare le nuove misure e le presunte minacce. Ad un certo punto Karim che e' un ragazzotto sui 40 enorme e pasquale (lo chiamiamo pasquale perche' ha un nome troppo difficile) che avra' 50 anni ed e' piccolino, gli occhi spiritati e vispi, una lunga barba e pelato hanno iniziato a confabulare. Quando e' stato chiesto loro di che cosa stavano parlando hanno detto che bhe secondo loro non bisognava stare li' ad aspettare ma che bisognava uscire e andarli a cercare. Insomma essere preventivi. Hanno chiesto dunque il permesso di poter portare in ufficio gli RPG e i kalashnikov che tengono in casa. Permesso, con mio grande disappunto, negato.
E passiamo alla POSTA
LA POSTA
1. ES MDSF (il medico di san francisco) ci propone un idea senz'altro interessante
The only, and rather real, problem with all this faaaabulous stuff, my friend, is that it takes approximately 45 minutes for me to read. 45 minutes I seldom have.
Two thoughts. I worked my ass off to get Bush2 out of office. I formed a PAC with 9 frineds, raised money, and lead the group that eventually founded www.SwingTheVote.net and wrote the sfotware we thougth woudl change the election. We reached 30,000 voters in swing states and had 1600 software downloads...and yet it was not enough. The country is turning right and our little isolated Socialist city of San Francisco is the only island of tranquillity in the whole bloody nation. The teliban, at least, was more honest about its intentions. Bush is sounding more and more like a hideous Tele-Hitler mix every day....
The other thought. I think it would be of interest to put the Carovan to good use. How about you pick a deserving project, and we fund it. That's right: the Carovan would contribute money and you would spend it. And since we are mostly, I think, socially liberal but economically conservative, the idea of give aways probably does not appeal. But the idea of micro loans... that's interesting. I'd give money for that. What do you think? How about challenging the Carovan to be more constructive? After all, it would make a lot of sense... you are doing something constructive while the rest of us sit on our western ass and just complain. Maybe we can vicariously do something through you.
Just a thought or two between breast feedings at midnight.... my wife's not mine... gotta love the increase in breast size, even if I can only observe from afar till they get less sore. Sorry, over-share
Oh : I liked that psycho babble about Liberals identifying with losers and therefore, in a way, pre-ordaining their eventual political losses and defining their inability to project an image of strength. Under those circumstances, Liberals can only win in a time of plenty, with no outside threat and a good economy. Interesting and chillingly close to the truth.
Best, MDSF (who, after complaining about the length of your email, sends you this pathetically long slice of bologna - pronounced Baloney, bi folks, a disgusting pseudo sinthetic substitute for mortadella used on poor childrens school lunches and a pseudonim for the word garbage). Hasta.
ES: dipende molto da cosa ne pensano gli altri. La cosa non e' semplice ma si puo' provare a fare. Non e' semplice se, da zero, si va in un paese e si inizia un progetto. In quel caso bisogna prima avere i fondi per coprire i salari dello staff, ufficio, comunicazioni etc Spannometricamente potrei dire che si puo' iniziare a spendere direttamente sui beneficiari dopo che hai 20-30 euro per i costi amministrativi. In questo caso la vedo dura che la carovana riesca a raccogliere cosi' tanti soldi. Diversa storia invece se nel paese ci si e' gia (tipo adesso) e con certi costi gia' coperti. Se rimanessi qui potremmo senz'altro provare ma il fatto e' che tra una decina di giorni lascio il paese. Ma e' probabile un altra destinazione. Insomma se ne puo' parlare. Importante pero' capire cosa ne pensano gli altri qui dentro
2. ES: e il Professore di Viserbella ci scrive
Caro
Sto ancora insegnado filosofia a Rimini, mi hanno
anche spostato la scuola vicino casa. A parte questo
le uniche due cosa positive dell'ultimo anno sono un
viaggio questa estate in Madacascar (paese
straordinario) e un secondo libro sulla Colombia (che
spero sia l'ultimo per sempre). Il libro si intitola
'Crisi politica e società nella Colombia
contemporanea'. Meglio il Madagascar.
PS
Quando mi vengono in mente delle cose te le scrivo.
3 ES: e anche oggi una delle nostre jene
accidenti anche da maimana sei super aggiornato sui fattacci della bassa padana
come si dice a bologna, ci dai veramente della gran polvere in questo periodo
la rinascita della carovana è molto interessante, anche e proprio per il fatto che si era interrotta
alla gente sono successe cose grandi e piccole
siamo sempre gli stessi oppure no?
in questi giorni ho rivisto il mio compagno di banco del liceo, al quale davo molte lingue in cambio di compiti di matematica.
la serata è stata molto carina, una specie di ritrovamento, e mi sono detta: siamo sempre gli stessi.
ma lo scambio di e-mail prima e dopo l'incontro è stato disastroso, pesante, per niente ironico e fluido: e così ho concluso, non siamo più gli stessi.
naturalmente (dentro di me) è stato cestinato.
dobbiamo sforzarci di migliorare e di non diventare, come sarebbe più naturale, dei cinici incazzati.
In questo mio periodo di sano egoismo e poca compassione per il prossimo mi contorno solo di quelle che tu chiami persone disinquietanti. Quelle che piacciono a me sono accomunate da una caratteristica: non parlano quasi mai male degli altri.
donne lasciate dai mariti, incazzate con tutto il genere maschile? kaput
colleghi frustrati perchè il capo li tiranneggia? alla larga
genitori pesanti che ti colpevolizzano della loro infelicità? al bando
ecc. ecc.
l'ufficio lamentele è chiuso (tranne che per l'altra iena, se mai ne avesse bisogno, e le auguro di no!)
per tornare a maimana è ormai chiaro a tutti che uno dei principali motivi della tua serenità è l'eroina, che tu romanticamente chiami oppio.
tra i bellissimi afgani dallo zigomo alto (loro si che si fanno rispettare dalle loro donne) e l'oppio, comincio veramente ad invidiarti.
mi resta solo un dubbio: quando per natale tornerai, e fari outing, confesserai che ti piacciono i maschi grandi o quelli piccoli?
ma dai non fare così che scherzo
E oggi, prima del solito appuntamento con il Dr UB, un articolo che vale la pena leggere. Come sempre buona giornata.
OP-ED COLUMNIST
Saving the Iraqi Children
By NICHOLAS D. KRISTOF
Published: November 27, 2004
Iraqis are paying a horrendous price for the good intentions of well-meaning conservatives who wanted to liberate them. And now some well-meaning American liberals are seeking a troop withdrawal that would make matters even worse.
Heaven protect Iraq from well-meaning Americans.
Lately, I've been quiet about the war because it's easy to rail about the administration's foolishness last year but a lot harder to offer constructive suggestions for what we should do now. President Bush's policy on Iraq has migrated from delusional - we would be welcomed with flowers, we should disband the Iraqi army, security is fine, the big problem is exaggerations by nervous Nellie correspondents - to reasonable today. These days, the biggest risk may come from the small but growing contingent on the left that wants to bring our troops home now.
Consider two recent reports.
First, The Lancet, the London-based medical journal, published a study suggesting that at least 100,000 Iraqis, and perhaps many more, had died as a result of the invasion of Iraq. Among Iraqis, the risk of death by violence was 58 times greater after the war than before, and infant mortality also nearly doubled.
That's apparently because of insecurity. A doctor in Basra told me last year how physicians and patients alike had had to run for cover when bandits attacked the infectious diseases unit, firing machine guns and throwing hand grenades, so they could steal the air-conditioners. Given those conditions, women are now more likely to give birth at home, so babies and mothers are both more likely to die of "natural" causes.
The second troubling report, in The Washington Post, recounted that acute malnutrition among children under 5 soared to 7.7 percent this year from 4 percent before the war. Those are preliminary figures, but they suggest that 400,000 Iraqi children are badly malnourished, and suffering in some cases from irreversible physical and mental stunting.
Those glimpses at the public health situation in Iraq are a reminder not only of the disastrous impact of our invasion, but also of the humanitarian impact if we pull out our troops prematurely.
If U.S. troops leave Iraq too soon, the country will simply fall apart. The Kurdish areas in the north may muddle along, unless Turkey intervenes to protect the Turkman minority or to block the emergence of a Kurdish state. The Shiite areas in the south might establish an Iranian-backed theocratic statelet that would establish order. But the middle of the country would erupt in bloody civil war and turn into something like Somalia.
What would that mean? If Iraq were to sink to Somalia-level child mortality rates, one result by my calculation would be 203,000 children dying each year. If Iraq were to have maternal mortality rates as bad as Somalia's, that would be 9,900 Iraqi women dying each year in childbirth.
Granted, my argument for staying the course is a difficult one to make to American parents whose immediate concerns are the lives of their own children. There is no getting around the fact that if we stay, more Americans will die, and this burden will fall inequitably on working-class families and members of minority groups.
I also have to concede that those calling for withdrawal may in the end be proven right: perhaps we'll stick it out in Iraq and still be forced to retreat even after squandering the lives of 1,000 more Americans. Those of us who believe in remaining in Iraq must answer the question that John Kerry asked about Vietnam: "How do you ask a man to be the last man to die for a mistake?"
The best answer to that question, I think, is that our mistaken invasion has left millions of Iraqis desperately vulnerable, and it would be inhumane to abandon them now. If we stay in Iraq, there is still some hope that Iraqis will come to enjoy security and better lives, but if we pull out we will be condemning Iraqis to anarchy, terrorism and starvation, costing the lives of hundreds of thousands of children over the next decade.
Those hundreds of thousands of Iraqi children, whose lives we placed at risk by invading their country, are the reasons we should remain in Iraq, until we can hand over security to a local force. Saving hundreds of thousands of lives is a worthy cause to risk American lives for, even to die for.
SURROGATE ACTIVITIES
38. But not every leisured aristocrat becomes bored and demoralized. For example, the emperor Hirohito, instead of sinking into decadent hedonism, devoted himself to marine biology, a field in which he became distinguished. When people do not have to exert themselves to satisfy their physical needs they often set up artificial goals for themselves. In many cases they then pursue these goals with the same energy and emotional involvement that they otherwise would have put into the search for physical necessities. Thus the aristocrats of the Roman Empire had their literary pretentions; many European aristocrats a few centuries ago invested tremendous time and energy in hunting, though they certainly didn't need the meat; other aristocracies have competed for status through elaborate displays of wealth; and a few aristocrats, like Hirohito, have turned to science.
39. We use the term "surrogate activity" to designate an activity that is directed toward an artificial goal that people set up for themselves merely in order to have some goal to work toward, or let us say, merely for the sake of the "fulfillment" that they get from pursuing the goal. Here is a rule of thumb for the identification of surrogate activities. Given a person who devotes much time and energy to the pursuit of goal X, ask yourself this: If he had to devote most of his time and energy to satisfying his biological needs, and if that effort required him to use his physical and mental facilities in a varied and interesting way, would he feel seriously deprived because he did not attain goal X? If the answer is no, then the person's pursuit of a goal X is a surrogate activity. Hirohito's studies in marine biology clearly constituted a surrogate activity, since it is pretty certain that if Hirohito had had to spend his time working at interesting non-scientific tasks in order to obtain the necessities of life, he would not have felt deprived because he didn't know all about the anatomy and life-cycles of marine animals. On the other hand the pursuit of sex and love (for example) is not a surrogate activity, because most people, even if their existence were otherwise satisfactory, would feel deprived if they passed their lives without ever having a relationship with a member of the opposite sex. (But pursuit of an excessive amount of sex, more than one really needs, can be a surrogate activity.)
40. In modern industrial society only minimal effort is necessary to satisfy one's physical needs. It is enough to go through a training program to acquire some petty technical skill, then come to work on time and exert very modest effort needed to hold a job. The only requirements are a moderate amount of intelligence, and most of all, simple OBEDIENCE. If one has those, society takes care of one from cradle to grave. (Yes, there is an underclass that cannot take physical necessities for granted, but we are speaking here of mainstream society.) Thus it is not surprising that modern society is full of surrogate activities. These include scientific work, athletic achievement, humanitarian work, artistic and literary creation, climbing the corporate ladder, acquisition of money and material goods far beyond the point at which they cease to give any additional physical satisfaction, and social activism when it addresses issues that are not important for the activist personally, as in the case of white activists who work for the rights of nonwhite minorities. These are not always pure surrogate activities, since for many people they may be motivated in part by needs other than the need to have some goal to pursue. Scientific work may be motivated in part by a drive for prestige, artistic creation by a need to express feelings, militant social activism by hostility. But for most people who pursue them, these activities are in large part surrogate activities. For example, the majority of scientists will probably agree that the "fulfillment" they get from their work is more important than the money and prestige they earn.
41. For many if not most people, surrogate activities are less satisfying than the pursuit of real goals ( that is, goals that people would want to attain even if their need for the power process were already fulfilled). One indication of this is the fact that, in many or most cases, people who are deeply involved in surrogate activities are never satisfied, never at rest. Thus the money-maker constantly strives for more and more wealth. The scientist no sooner solves one problem than he moves on to the next. The long-distance runner drives himself to run always farther and faster. Many people who pursue surrogate activities will say that they get far more fulfillment from these activities than they do from the "mundane" business of satisfying their biological needs, but that it is because in our society the effort needed to satisfy the biological needs has been reduced to triviality. More importantly, in our society people do not satisfy their biological needs AUTONOMOUSLY but by functioning as parts of an immense social machine. In contrast, people generally have a great deal of autonomy in pursuing their surrogate activities. have a great deal of autonomy in pursuing their surrogate activities.
ah dimenticavo la mail di un cittadino indignato che mi sono ritrovato in posta. So neanche chi sia
L’On. Marcella Lucidi ed il Sen. Alessandro Battisti sostengono che Berlusconi divide l’Italia, e, su un volantino, ne illustrano le motivazioni,.
Anche se formalmente potrebbero avere ragione, sostanzialemente a me non sembra.
Se un uomo, per il quale un magistrato chiede l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, (D'accordo, anche se non è una sentenza definitiva è pur sempre un indizio non trascurabile.) perché non lo reputa degno di occupare neppure il gradino più basso dell’Amministrazione Pubblica, ne occupa, invece, il gradino più alto; se quest'uomo riesce anche a fare approvare al nostro Parlamento provvedimenti che nessun amministratore di fabbricato oserebbe proporre ad un’assemblea di coinquilini, quest’uomo non si può dire che divida.
Anzi, agli occhi del Mondo, ci unisce tutti… Destra, Centro e Sinistra.
Ci unisce, perché il Mondo vede in lui, esaltati all’ennesima potenza e da noi glorificati, tutti i nostri peggiori difetti. Ci unisce, perché ci tiene stretti in pugno, come i polli di Renzo di manzoniana memoria; e noi, come quei polli, anziché prendercela con quel pugno che ci tiene stretti, ci becchiamo a vicenda.
W L’ITALIA di BERLUSCONI !
It's very simple dialectics. One through nine, no maybes, no
supposes, no fractions -- you can't travel in space, you can't go out
into space, you know, without, like, you know, with fractions -- what
are you going to land on, one quarter, three-eighths -- what are you
going to do when you go from here to Venus or something -- that's
dialectic physics, OK? Dialectic logic is there's only love and hate, you
either love somebody or you hate them."
Dennis Hopper nei panni del fotogiornalista
E adesso sono veramente in un totale home alone. Leslie, la candese, e' partita ieri e con lei anche Glenn. E' iniziato l'esodo di Natale. A dire il vero Leslie ne aveva un gran bisogno. Negli ultimi giorni sembrava piuttosto provata e la frase che piu' ripeteva era: 'What a shit country. I need a break' (che paese di merda. Ho bisogno di uno stacco). Io la vedo comunque un po' male nel senso che deve arrivare alle Hawaii passando per gli USA e non aveva ancora il biglietto e il suo agente di viaggio le ha detto che doveva arrangiarsi perche' lui non riusciva a mettere insieme il tragitto. Ma mi sono anche accorto che, da 5 giorni, sono l'unico rimasto nel paese di tutta l'organizzazione. Come gia' detto sono tutti in Pakistan per il meeting generale. Tra venerdi' e oggi ha fatto un gran freddo. Una notte sono andato a letto praticamente vestito e la mattina e' dura uscire dalle coperte. Comunque e' tornato Fabrizio che e' l'italo svizzero di IOM dopo un mese di vacanza. La bazza di lavorare con UN o agenzie sorelle e' che ogni 4 settimane hai 10 giorni di R&R (rest and recovery) piu' un contributo per il biglietto. Sia all'andata che al ritorno, grazie al passaporto azzurro, ha trascorso qualche giorno in Turkmenistan che, diversamente, accetta solo turismo di gruppo. ha raccontato cose interessanti sul paese. Fondamentalmente e' governato da un satrapo in perfetto stile centro asiatico. Si chiama Turkmenbashi. Tutto e' rigidamente controllato. Per telefonare all'estero bisogna andare in appositi uffici e compilare un modulo nel quale si dichiara chi si intende chiamare, il numero e gli argomenti della conversazione. La telefonata viene poi effettuata da una centralinista e il tutto, probabilmente, viene registrato. Non esiste internet o accesso ad informazione esterna. Ma tutto costa
molto poco. Turkmenbash con la sua musta svetta in ogni strada. Imponenti statue, manifesti, suoi detti scolpiti nella pietra. Vi e' molta enfasi su termini come 'gloria', 'supremo', 'missione', 'destino', 'padre'. In Turkmenistan esiste, e non lo sapevo, il piu' grande tappeto del mondo. Qualcosa come 200 metri per 100. E' appeso all'interno di un enorme palazzo. Naturalmente sul tappeto c'e' il grugno di Turkmenbash che, mi ha detto Fabrizio, e' anche scrittore e poeta. Ha scritto 3 enormi volumi di riflessioni, composizioni e poesia. Chi vuole andare all'universita' deve prima passare un esame di ammissione e dimostrare di conoscere a memoria i 3 tomi. Inutile dire che mi piacerebbe un casino essere Turkmenbash.
Comunque siamo rimasti veramente in pochi adesso. La famiglia di tedeschi, io, fabrizio, Hashim che e' albanese e lavora con UNHCR e la nuova capa di fabrizio che si chiama Ortensia ed e' una messicana naturalizzata americana. E' di una pesantezza infinita. Ha applicato alla lettera il regolamento e adesso prima di entrare nel compound bisogna firmare e scrivere ora di entrata e uscita e motivo della visita. La cosa e' un po' ridicola se pensiamo che siamo 5 o 6 in tutto. Ma non e' finita. Ha preso serie misure contro gli sprechi e in particolare sui rotoli di carta da cesso che spariscono. Non scherzo. Quando fabrizio ha fatto notare che il valore mensile sara' di 5 dollari in tutto ha risposto con il suo mantra: 'I know but it is not fair'. Gli americani possono essere micidiali quando applicano alla lettera il loro concetto di fair. E sempre nella stessa filosofia di fair ha vietato che i locali entrassero in cucina e ha creato un armadietto tutto per loro con lucchetto dove dentro c'e' zucchero, the' e carta da cesso.
Per il resto non ci sono gran cose. Il 9 dicembre si insedia ufficialmente il presidente eletto e si temono attentati o qualche smargiassata qui su nel nord da parte di Doshtum a cui non e' stato dato nessun ministero pur avendo ottenuto il 10% alle elezioni. A kabul non ci sono mai andato volentieri se non per fare provviste di sigarette, birra e whisky. Ma devo dire che la situazione e' molto cambiata negli ultimi 4 mesi. Quando arrivai c'era parecchio movimento e allegria. Ricordo che sull'aereo mentre stavo andando a Dubai e poi da li' a Kabul lessi tra gli editoriali dell'Herald Tribune quello di Kristin Lamb al vetriolo intitolato: 'Sipping Margaritas in the rubbles of Kabul' (bevendo margheritas tra le macerie di kabul). Nell'editoriale veniva descritta una piccola sodoma e gomorra con lautamente pagati occidentali che, appunto, bevevano costosi drinks nei vari locali solo per loro o si ritrovavano per feste con fiumi di alcol dopo aver cenato in ristoranti thai o francesi (bhe io al ristorante thai ci sono poi andato. Un cesso. La trattoria dell'Ufficiale al ponte dell'uccellina sul secchia al confronto e' un Harry's Bar. ma la cosa piu' interessante e' che la titolare prima di venire qui era a Timor Est e prima di li' in Bosnia. L'ha riconosciuta il mio capo missione che e' un serbo. Insomma la tipa smonta il locale e lo carica sul container e segue il circo degli aiuti internazionali.). La Lamb, impietosa, descriveva la paurosa crescita degli affitti in certi quartieri della capitale dove una casa per gli UN, che possono pagare, viene affittata a 8-10 mila dollari al mese. Io, per quello che ci sono stato, ho trovato la ballotta internazionale di kabul noiosa e poco interessante. Quelli di UN vivono segregati e stressati da misure di sicurezza e vedono il paese dai documenti che passano sulle loro scrivanie. Mi ha detto Glenn che UNDP ha istituito un servizio di assistenza psicologica per chi ha problemi di stress o altro facendo venire uno psicologo. Il servizio ha avuto cosi' successo e cosi' tante erano le richieste che subito dopo ne hanno dovuto chiamare un altro. Comunque anche io ho trovato fastidioso quel continuo agitarsi e quel trillare di cellulari (qui a maimana non e' ancora arrivato) per darsi appuntamenti. C'era persino, ho scoperto, un corso di thai chi o quella roba li'. La fiesta e' finita verso la fine di agosto quando un pomeriggio e' esplosa un autobomba davanti alla sede di una societa' americana che si occupa della sicurezza di Karzai (insomma tutti quei ragazzi occidentali che gli sono intorno in borghese ma armati). Se non sbaglio 7 morti di cui 2 americani e 3 nepalesi ex gurka. Il botto e' avvenuto a non piu' di 600 metri dal nostro ufficio di Kabul. Quelli in ufficio si sono salvati dalle schegge di vetro perche' gli infissi sono scadenti e dunque le finestre si sono aperte. Ho scoperto che fanno di solito piu' feriti le schegge dei vetri che la bomba. Da quel giorno le cose sono cambiate. Meno feste e meno yoga. In ufficio giu' da noi hanno, come penso tutti, messo dei sacchi di sabbia vicino ai punti pericolosi e, con un piccolo investimento, hanno ricoperto i vetri di una pellicola tipo domopack adesiva che 'trattiene e accartoccia' il vetro in caso di esplosione. La fobia attentati si era propagata fin qui a Maimana e, non avendo la pellicola anti blaster, abbiamo optato grazie al consiglio dei due ex militari inglesi di Global Security (altra agenzia) in forza ad UNOPS (UN per supporto tecnico e logistico) al piu' csareccio scotch. Si quello trasparente che si compra in cartoleria. Ci siamo dunque messi, armati di pazienza e forbici, ad applicare sulle finestre un reticolo di scotch. Mi sembrava una enorme cazzata ma gli inglesi ci hanno detto che e' meglio di niente. Poi, a seguito dei rapimenti in Irak, si e' diffusa la paranoia dei sequestri (alla fine poi ne hanno sequestrati 3 che lavoravano come volontari UN ma quella storia non e' del tutto chiara). L'ambasciata italiana aveva raccomandato maggiore attenzione e il pericolo di sequestri all'interno stesso del compound. Il personale femminile e' stato evacuato. Mi hanno raccontato di una memorabile riunione giu' a Kabul con le guardie per spiegare le nuove misure e le presunte minacce. Ad un certo punto Karim che e' un ragazzotto sui 40 enorme e pasquale (lo chiamiamo pasquale perche' ha un nome troppo difficile) che avra' 50 anni ed e' piccolino, gli occhi spiritati e vispi, una lunga barba e pelato hanno iniziato a confabulare. Quando e' stato chiesto loro di che cosa stavano parlando hanno detto che bhe secondo loro non bisognava stare li' ad aspettare ma che bisognava uscire e andarli a cercare. Insomma essere preventivi. Hanno chiesto dunque il permesso di poter portare in ufficio gli RPG e i kalashnikov che tengono in casa. Permesso, con mio grande disappunto, negato.
E passiamo alla POSTA
LA POSTA
1. ES MDSF (il medico di san francisco) ci propone un idea senz'altro interessante
The only, and rather real, problem with all this faaaabulous stuff, my friend, is that it takes approximately 45 minutes for me to read. 45 minutes I seldom have.
Two thoughts. I worked my ass off to get Bush2 out of office. I formed a PAC with 9 frineds, raised money, and lead the group that eventually founded www.SwingTheVote.net and wrote the sfotware we thougth woudl change the election. We reached 30,000 voters in swing states and had 1600 software downloads...and yet it was not enough. The country is turning right and our little isolated Socialist city of San Francisco is the only island of tranquillity in the whole bloody nation. The teliban, at least, was more honest about its intentions. Bush is sounding more and more like a hideous Tele-Hitler mix every day....
The other thought. I think it would be of interest to put the Carovan to good use. How about you pick a deserving project, and we fund it. That's right: the Carovan would contribute money and you would spend it. And since we are mostly, I think, socially liberal but economically conservative, the idea of give aways probably does not appeal. But the idea of micro loans... that's interesting. I'd give money for that. What do you think? How about challenging the Carovan to be more constructive? After all, it would make a lot of sense... you are doing something constructive while the rest of us sit on our western ass and just complain. Maybe we can vicariously do something through you.
Just a thought or two between breast feedings at midnight.... my wife's not mine... gotta love the increase in breast size, even if I can only observe from afar till they get less sore. Sorry, over-share
Oh : I liked that psycho babble about Liberals identifying with losers and therefore, in a way, pre-ordaining their eventual political losses and defining their inability to project an image of strength. Under those circumstances, Liberals can only win in a time of plenty, with no outside threat and a good economy. Interesting and chillingly close to the truth.
Best, MDSF (who, after complaining about the length of your email, sends you this pathetically long slice of bologna - pronounced Baloney, bi folks, a disgusting pseudo sinthetic substitute for mortadella used on poor childrens school lunches and a pseudonim for the word garbage). Hasta.
ES: dipende molto da cosa ne pensano gli altri. La cosa non e' semplice ma si puo' provare a fare. Non e' semplice se, da zero, si va in un paese e si inizia un progetto. In quel caso bisogna prima avere i fondi per coprire i salari dello staff, ufficio, comunicazioni etc Spannometricamente potrei dire che si puo' iniziare a spendere direttamente sui beneficiari dopo che hai 20-30 euro per i costi amministrativi. In questo caso la vedo dura che la carovana riesca a raccogliere cosi' tanti soldi. Diversa storia invece se nel paese ci si e' gia (tipo adesso) e con certi costi gia' coperti. Se rimanessi qui potremmo senz'altro provare ma il fatto e' che tra una decina di giorni lascio il paese. Ma e' probabile un altra destinazione. Insomma se ne puo' parlare. Importante pero' capire cosa ne pensano gli altri qui dentro
2. ES: e il Professore di Viserbella ci scrive
Caro
Sto ancora insegnado filosofia a Rimini, mi hanno
anche spostato la scuola vicino casa. A parte questo
le uniche due cosa positive dell'ultimo anno sono un
viaggio questa estate in Madacascar (paese
straordinario) e un secondo libro sulla Colombia (che
spero sia l'ultimo per sempre). Il libro si intitola
'Crisi politica e società nella Colombia
contemporanea'. Meglio il Madagascar.
PS
Quando mi vengono in mente delle cose te le scrivo.
3 ES: e anche oggi una delle nostre jene
accidenti anche da maimana sei super aggiornato sui fattacci della bassa padana
come si dice a bologna, ci dai veramente della gran polvere in questo periodo
la rinascita della carovana è molto interessante, anche e proprio per il fatto che si era interrotta
alla gente sono successe cose grandi e piccole
siamo sempre gli stessi oppure no?
in questi giorni ho rivisto il mio compagno di banco del liceo, al quale davo molte lingue in cambio di compiti di matematica.
la serata è stata molto carina, una specie di ritrovamento, e mi sono detta: siamo sempre gli stessi.
ma lo scambio di e-mail prima e dopo l'incontro è stato disastroso, pesante, per niente ironico e fluido: e così ho concluso, non siamo più gli stessi.
naturalmente (dentro di me) è stato cestinato.
dobbiamo sforzarci di migliorare e di non diventare, come sarebbe più naturale, dei cinici incazzati.
In questo mio periodo di sano egoismo e poca compassione per il prossimo mi contorno solo di quelle che tu chiami persone disinquietanti. Quelle che piacciono a me sono accomunate da una caratteristica: non parlano quasi mai male degli altri.
donne lasciate dai mariti, incazzate con tutto il genere maschile? kaput
colleghi frustrati perchè il capo li tiranneggia? alla larga
genitori pesanti che ti colpevolizzano della loro infelicità? al bando
ecc. ecc.
l'ufficio lamentele è chiuso (tranne che per l'altra iena, se mai ne avesse bisogno, e le auguro di no!)
per tornare a maimana è ormai chiaro a tutti che uno dei principali motivi della tua serenità è l'eroina, che tu romanticamente chiami oppio.
tra i bellissimi afgani dallo zigomo alto (loro si che si fanno rispettare dalle loro donne) e l'oppio, comincio veramente ad invidiarti.
mi resta solo un dubbio: quando per natale tornerai, e fari outing, confesserai che ti piacciono i maschi grandi o quelli piccoli?
ma dai non fare così che scherzo
E oggi, prima del solito appuntamento con il Dr UB, un articolo che vale la pena leggere. Come sempre buona giornata.
OP-ED COLUMNIST
Saving the Iraqi Children
By NICHOLAS D. KRISTOF
Published: November 27, 2004
Iraqis are paying a horrendous price for the good intentions of well-meaning conservatives who wanted to liberate them. And now some well-meaning American liberals are seeking a troop withdrawal that would make matters even worse.
Heaven protect Iraq from well-meaning Americans.
Lately, I've been quiet about the war because it's easy to rail about the administration's foolishness last year but a lot harder to offer constructive suggestions for what we should do now. President Bush's policy on Iraq has migrated from delusional - we would be welcomed with flowers, we should disband the Iraqi army, security is fine, the big problem is exaggerations by nervous Nellie correspondents - to reasonable today. These days, the biggest risk may come from the small but growing contingent on the left that wants to bring our troops home now.
Consider two recent reports.
First, The Lancet, the London-based medical journal, published a study suggesting that at least 100,000 Iraqis, and perhaps many more, had died as a result of the invasion of Iraq. Among Iraqis, the risk of death by violence was 58 times greater after the war than before, and infant mortality also nearly doubled.
That's apparently because of insecurity. A doctor in Basra told me last year how physicians and patients alike had had to run for cover when bandits attacked the infectious diseases unit, firing machine guns and throwing hand grenades, so they could steal the air-conditioners. Given those conditions, women are now more likely to give birth at home, so babies and mothers are both more likely to die of "natural" causes.
The second troubling report, in The Washington Post, recounted that acute malnutrition among children under 5 soared to 7.7 percent this year from 4 percent before the war. Those are preliminary figures, but they suggest that 400,000 Iraqi children are badly malnourished, and suffering in some cases from irreversible physical and mental stunting.
Those glimpses at the public health situation in Iraq are a reminder not only of the disastrous impact of our invasion, but also of the humanitarian impact if we pull out our troops prematurely.
If U.S. troops leave Iraq too soon, the country will simply fall apart. The Kurdish areas in the north may muddle along, unless Turkey intervenes to protect the Turkman minority or to block the emergence of a Kurdish state. The Shiite areas in the south might establish an Iranian-backed theocratic statelet that would establish order. But the middle of the country would erupt in bloody civil war and turn into something like Somalia.
What would that mean? If Iraq were to sink to Somalia-level child mortality rates, one result by my calculation would be 203,000 children dying each year. If Iraq were to have maternal mortality rates as bad as Somalia's, that would be 9,900 Iraqi women dying each year in childbirth.
Granted, my argument for staying the course is a difficult one to make to American parents whose immediate concerns are the lives of their own children. There is no getting around the fact that if we stay, more Americans will die, and this burden will fall inequitably on working-class families and members of minority groups.
I also have to concede that those calling for withdrawal may in the end be proven right: perhaps we'll stick it out in Iraq and still be forced to retreat even after squandering the lives of 1,000 more Americans. Those of us who believe in remaining in Iraq must answer the question that John Kerry asked about Vietnam: "How do you ask a man to be the last man to die for a mistake?"
The best answer to that question, I think, is that our mistaken invasion has left millions of Iraqis desperately vulnerable, and it would be inhumane to abandon them now. If we stay in Iraq, there is still some hope that Iraqis will come to enjoy security and better lives, but if we pull out we will be condemning Iraqis to anarchy, terrorism and starvation, costing the lives of hundreds of thousands of children over the next decade.
Those hundreds of thousands of Iraqi children, whose lives we placed at risk by invading their country, are the reasons we should remain in Iraq, until we can hand over security to a local force. Saving hundreds of thousands of lives is a worthy cause to risk American lives for, even to die for.
SURROGATE ACTIVITIES
38. But not every leisured aristocrat becomes bored and demoralized. For example, the emperor Hirohito, instead of sinking into decadent hedonism, devoted himself to marine biology, a field in which he became distinguished. When people do not have to exert themselves to satisfy their physical needs they often set up artificial goals for themselves. In many cases they then pursue these goals with the same energy and emotional involvement that they otherwise would have put into the search for physical necessities. Thus the aristocrats of the Roman Empire had their literary pretentions; many European aristocrats a few centuries ago invested tremendous time and energy in hunting, though they certainly didn't need the meat; other aristocracies have competed for status through elaborate displays of wealth; and a few aristocrats, like Hirohito, have turned to science.
39. We use the term "surrogate activity" to designate an activity that is directed toward an artificial goal that people set up for themselves merely in order to have some goal to work toward, or let us say, merely for the sake of the "fulfillment" that they get from pursuing the goal. Here is a rule of thumb for the identification of surrogate activities. Given a person who devotes much time and energy to the pursuit of goal X, ask yourself this: If he had to devote most of his time and energy to satisfying his biological needs, and if that effort required him to use his physical and mental facilities in a varied and interesting way, would he feel seriously deprived because he did not attain goal X? If the answer is no, then the person's pursuit of a goal X is a surrogate activity. Hirohito's studies in marine biology clearly constituted a surrogate activity, since it is pretty certain that if Hirohito had had to spend his time working at interesting non-scientific tasks in order to obtain the necessities of life, he would not have felt deprived because he didn't know all about the anatomy and life-cycles of marine animals. On the other hand the pursuit of sex and love (for example) is not a surrogate activity, because most people, even if their existence were otherwise satisfactory, would feel deprived if they passed their lives without ever having a relationship with a member of the opposite sex. (But pursuit of an excessive amount of sex, more than one really needs, can be a surrogate activity.)
40. In modern industrial society only minimal effort is necessary to satisfy one's physical needs. It is enough to go through a training program to acquire some petty technical skill, then come to work on time and exert very modest effort needed to hold a job. The only requirements are a moderate amount of intelligence, and most of all, simple OBEDIENCE. If one has those, society takes care of one from cradle to grave. (Yes, there is an underclass that cannot take physical necessities for granted, but we are speaking here of mainstream society.) Thus it is not surprising that modern society is full of surrogate activities. These include scientific work, athletic achievement, humanitarian work, artistic and literary creation, climbing the corporate ladder, acquisition of money and material goods far beyond the point at which they cease to give any additional physical satisfaction, and social activism when it addresses issues that are not important for the activist personally, as in the case of white activists who work for the rights of nonwhite minorities. These are not always pure surrogate activities, since for many people they may be motivated in part by needs other than the need to have some goal to pursue. Scientific work may be motivated in part by a drive for prestige, artistic creation by a need to express feelings, militant social activism by hostility. But for most people who pursue them, these activities are in large part surrogate activities. For example, the majority of scientists will probably agree that the "fulfillment" they get from their work is more important than the money and prestige they earn.
41. For many if not most people, surrogate activities are less satisfying than the pursuit of real goals ( that is, goals that people would want to attain even if their need for the power process were already fulfilled). One indication of this is the fact that, in many or most cases, people who are deeply involved in surrogate activities are never satisfied, never at rest. Thus the money-maker constantly strives for more and more wealth. The scientist no sooner solves one problem than he moves on to the next. The long-distance runner drives himself to run always farther and faster. Many people who pursue surrogate activities will say that they get far more fulfillment from these activities than they do from the "mundane" business of satisfying their biological needs, but that it is because in our society the effort needed to satisfy the biological needs has been reduced to triviality. More importantly, in our society people do not satisfy their biological needs AUTONOMOUSLY but by functioning as parts of an immense social machine. In contrast, people generally have a great deal of autonomy in pursuing their surrogate activities. have a great deal of autonomy in pursuing their surrogate activities.
ah dimenticavo la mail di un cittadino indignato che mi sono ritrovato in posta. So neanche chi sia
L’On. Marcella Lucidi ed il Sen. Alessandro Battisti sostengono che Berlusconi divide l’Italia, e, su un volantino, ne illustrano le motivazioni,.
Anche se formalmente potrebbero avere ragione, sostanzialemente a me non sembra.
Se un uomo, per il quale un magistrato chiede l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, (D'accordo, anche se non è una sentenza definitiva è pur sempre un indizio non trascurabile.) perché non lo reputa degno di occupare neppure il gradino più basso dell’Amministrazione Pubblica, ne occupa, invece, il gradino più alto; se quest'uomo riesce anche a fare approvare al nostro Parlamento provvedimenti che nessun amministratore di fabbricato oserebbe proporre ad un’assemblea di coinquilini, quest’uomo non si può dire che divida.
Anzi, agli occhi del Mondo, ci unisce tutti… Destra, Centro e Sinistra.
Ci unisce, perché il Mondo vede in lui, esaltati all’ennesima potenza e da noi glorificati, tutti i nostri peggiori difetti. Ci unisce, perché ci tiene stretti in pugno, come i polli di Renzo di manzoniana memoria; e noi, come quei polli, anziché prendercela con quel pugno che ci tiene stretti, ci becchiamo a vicenda.
W L’ITALIA di BERLUSCONI !
Faith and Understanding
FAITH CAN NOT BE GIVEN TO MAN. Faith arises in a man and increases in its action in him not as the result of automatic learning, that is, not from any automatic ascertainment of height, breadth, thickness, form and weight, or from the perception of anything by sight, hearing, touch, smell or taste, but from understanding.
Understanding is the essence obtained from information intentionally learned and from all kinds of experiences personally experienced.
Goudjeff, MEETINGS WITH REMARKABLE MEN, p. 240
Ieri sera, mentra stavo leggendo la montagna di roba scaricata da internet per cercare di capire come non fare grandi stronzate sul cosa fare e non fare nel microcredito, tenevo un orecchio sullo stupidometro puntato su 'L'Italia in diretta' che e' il micidiale contenitore di RAI 2 del pomeriggio condotto da Michele Cocuzza (Ho pensato che Michele, deliberatamente, ha deciso di staccare il cervello ogni giorno per qualche ora. Meno rotture di coglioni in RAI e la assicurata fedelta' dell'audience di popolari. Un giorno poi dedico ampio spazio a questo settore. Alla fine il colonnello uruguayano quando ha lasciato la nostra casa era infuocato ed edotto, grazie a me, su tutto il trash radiotelevisivo italiano. Soprattutto sul grande dilemma della Lecciso, la moglie di Al Bano). Stava parlando, anche se in questo caso forse non e' il termine giusto, quella sgallettata della Carmen e non so cosa. Insomma quella moretta che era sull'Isola (che ho seguito con grande e quotidiana attenzione). Insomma l'ex moglie di Sandro Paternostro. Quando ha detto che tra lei e Sandro, ahime adesso passato ad altra vita, c'erano 45 anni di differenza mi sono rivolto a Dudu (il gatto), che sonnecchiava, e ho detto: 'Meno male. Adesso ho capito. Non e' ancora nata' .
Comunque oggi, giorno di festa, nevica e fa freddo. Sarebbe il giorno del buskashi ma anelo ad una giornata shianti shanti sui cuscini in salotto con stufa accesa. E poi, il venerdi', e' il giorno con il super cuoco. La storia dei cuochi e' un filo complessa. Quando arrivai la situazione era gia' disatrosa. Infatti venivo a sostituire un tipo che era da 15 mesi nel paese e 8 (tutto l'inverno) in solitaria a Maimana. Inutile dire che era un filo burned out. Insomma gliela aveva data su a molte cose e in piu', forse, un po' burino lo era anche di suo. La cassetta dello scarico del bagno era rotta da molto tempo e si usava il secchio. Niente di tremendo ho pensato. Del resto, nel bunker a bologna, vissi in quello stato per quasi un anno e mezzo. Non mi prendevo mai la briga di chiamare l'idraulico. Ma oltre a quello la casa era veramente sporca e giravano, indisturbati, piccoli e fin simpatici topolini anche nella cucina tra i piatti e bicchieri ad asciugare. Va detto che la cucina e' usata anche dalle guardie per preparare il loro cibo e questo non aiuta ma Sahira, la donna delle pulizie, non e' che usasse molto il gomito. E Sarvar, il cuoco, proprio non ce la poteva fare. Ho deciso senz'altro di agire quando, in una settimana, ci siamo ritrovati per cena solo patatine fritte per 3 volte. Sarvar e' stato dunque licenziato ma riassunto il giorno dopo come guardia perche', come gia' detto, ha due mogli e tiene famiglia. Abbiamo allora assunto Oleg che e' un ragazzo timido e con la faccia buona fratello di uno che fa il cuoco da fabrizio di IOM (International Organization for Migration). Qualche miglioramento c'e' stato ma Oleg, 3 o 4 volte alla settimana, ci fa trovare per cena quella che io chiamo la 'sbobbaccia' che e' un piatto basic di fagioli e patate in semi umido. Anche lui non svetta in creativita' pur non mancando una tradizione e varieta' nella cucina locale. Che fare? Licenziare anche Oleg per poi riassumerlo come guardia? Continuando cosi' tra poco avremo una milizia e potrei forse coronare il mio, neanche tanto celato, sogno di diventare un commander locale. Abbiamo dunque trovato un rubicondo e anziano cuoco veramente capace che viene solo al venerdi' e che ci allieta con quasi delizie (a parte quando, 2 settimane fa, raggiante e sorridente ci ha scoperchiato quella che qui e' una delicatessen. Ovvero la testa di capra stufata). E cosi' il pranzo del venerdi' e' diventato un appuntamento e un' occasione conviviale. Invitiamo alcune persone e Glenn il canadese non ha mancato una volta perche' da loro a UNHCR sono a livello di Sarvar. Lo chef del venerdi' ha una bella pancia e viaggia oltre la sesantina. Qualcuno dello staff mi ha detto che non e' affidabile nel senso perche', si dice, sia coinvolto nel traffico di lavoratori clandestini con Iran e uzbekistan. Ho pensato senza esitazione: echissenefrega. Voglio, almeno una volta alla settimana, mangiare decentemente. Ho chiesto comunque al capo della sicurezza dell'ufficio del governatore di verificare.
Come gia' detto per adesso in casa siamo io, Leslie la canadese e Dudu (il gatto). La storia delle canadesi e' interessante. Le prime due me le ritrovai al portone verso la fine di agosto. Erano circa le due e mi stavo godendo il nulla del dopo pranzo in salotto. Quando suono' il citofono collegato al gabbiotto delle guardie, come sempre, pensai: 'ma che cazzo volete?'. Mi dissero che c'erano due expat e mi ritrovai cosi' queste. Una, Jamie, molto caruccia e tardo ventenne e l'altra, Carol, piu' attempata sulla cinquantina. Jamie, a bruciapelo, mi chiese se le potevamo ospitare. Colto di sorpresa e per abbozzare uno straccio di gentilezza risposi, mentendo, 'ma certo non e' un problema. Siete le benvenute' non premurandomi pero' di accertarmi quanto intendevano schiodare. Era un periodo che ero da solo in casa. Quello un po' scoppiato era gia' partito e il no global non ancora arrivato. Sara' perche' ormai da tempo seguo scrupolosamente con l'altro sesso la regola, che una jena ha felicemente inventato, del 'Non voglio problemi e risse nel mio locale' ho continuato, nei giorni seguenti, a farmi puramente i cazzi miei. Ho pero' scoperto che erano entrambe gornaliste e Jamie, la piu' giovane, era qui per mettere in piedi una radio locale gestita da donne per un progetto di una ONG canadese chiamata IMPACTS finanziato dal governo di quel paese. L'altra, Carol, era una free lance e devo dire che, mentre era qui, ebbe una felice intuizione che pero' non approfondi'. Le era infatti venuto in mente di indagare e scrivere un articolo sull'inchiostro che sarebbe stato usato nelle elezioni presidenziali che si sarebbero svolte in ottobre. Probabilmente tutti ricorderete quello che e' poi successo con l'inchiostro. Quella storia ha messo in serio pericolo la legittimita' delle elezioni. Non so bene come sia andata e sembra una storia grottesca. Non mi sento comunque di sottoscrivere, anche in questo caso, la teoria della cospirazione che vede negli americani i 'grandi manovratori' dell'affair inchiostro. Quella storia non e' stata solo una grande figura di merda ma ha creato seri rischi per l'elezione stessa di Karzai ed, eventualmente, l'inizio di nuova violenza nel paese. Tutto il contrario dell'american interest verso questo paese. Del resto, molti dei propugnatori nostrani di quella teoria, erano poi li stessi che gridavano al complotto quando furono rapite le due Simone. Dicevano che i servizi italiani fossero dietro a tutto. Magari hanno anche pensato che dietro il rapimento di Margareth Hassan, la direttrice di CARE in irak rapita e poi uccisa, ci fosse l' M15 inglese. Ma torniamo alle canadesi. Jamie, quella della radio, come ho gia' detto era caruccia. Bionda e con bei lineamenti ma lo sguardo severo di una maestra del New England al tempo dei padri pellegrini. 28 anni e insegnante all'universita' di radio giornalismo e lei stessa giornalista radiofonica per la radio nazionale. Creare da zero e da sola una radio locale gestita da donne a Maimana mi sembrava un'impresa molto piu' che difficile. Comunque, nei momenti in comune in salotto di sera, guardando lo stupidometro settato su BBC world (e intanto io incazzato e in astinenza per la mancanza della mia dose quotidiana di trash italiota) abbiamo anche parlato. E' saltato fuori che anche lei amava Don De Lillo (ho dimenticato di citare, tra i libri portati, Rumore Bianco) e che anche lei aveva letto le Correzioni di Franzen. Insomma terreni comuni magari da esplorare. Non so bene se quello fosse il segnale e messaggio quando l'altra andava letto e rimaneva in salotto con me. Ma ho sempre preferito, e non me ne sono pentito, seguire la regola aurea di cui sopra (quella del non volere noie nel proprio locale). Comunque alla fine e' rimasta quasi 2 mesi da noi e quando il no global e' arrivato si ci e' messa insieme (come la canzone di vasco colpa di alfredo ma qui non e' un africano ma un no global). Bhe a parte la fola di dover avere sti due in toni pastello in casa, e per questo sono stato salvato dall'arrivo e permanenza di Jeff che e' un americano che lavora nella nostra organizzazione ma a Kandhahar e di Haamid che e' il suo giovane collaboratore di origine pashtun e vero talento nelle attivita' di community mobilization e negoziazione io li vedevo un gran bene. Il no global che di nome fa michele, ho visto, aveva fin iniziato a guardare i siti di universita' canadesi. Magari svolta, ho pensato. Lei e' partita a meta' ottobre. Ed e' quasi subito arrivata la sua sostituta. Si chiama Leslie ed e' piu' giovane.E' di vancouver in British Columbia e ha 25 anni. Prima di venire qui anche lei lavorava come radiogiornalista nel canale nazionale. E mandava avanti la sua agenzia fotografica. Ho pensato, naturalmente, ai suoi coetanei italiani e a quello che possono, oggetivamente, fare. Un altra conferma delle mie analisi sul nostro paese l'ho avuta quando ci ha mostrato le foto del cabin di famiglia vicino al lago. Il no global ha gridato: 'non e' vero ma dai'. Siamo ormai come gli albanesi ho detto. Le cose che, in altri paesi, sono normali per noi sono ormai impensabili. E non e' che questa appartenga alla categoria degli 'have yachts'. Siamo, e mi sembra lo confermino le statistiche e anche i dati di ieri su tredicesime e Natale, irrimediabilmente negli 'have not'. Come gli albanesi appunto. Comunque Leslie e' riuscita a far partire la radio e io la uso per diffondere info sul mio progetto o per creare trasmissioni di informazione ed educazione. Un modo per supportarla e, nel contempo, per usare nuove formule per questo paese. Ma da giorni sta sbattendo contro, ed e' molto faticoso, con la vera e sottesa cultura maschile locale. Come gia' detto vi sono diverse idee qui su come siano le donne occidentali. Sta di fatto che in meno di una settimana e' stata avvicinata da un paio di locali (tra l'altro gente che lavora in organizzazioni internazionali e con molto da perdere in caso di casini) che hanno velatamente lanciato espliciti messaggi. Il primo, radioperatore a UNHCR (UN x i rifugiati), l'ha presa all'inizio alla larga dicendole: ' Ti ho vista l'altro giorno. Mi sembravi un' attrice. I love you'. Quando lei si e' defilata l'ha seguita e l'ha buttata sulla richiesta di consigli su come fare con gli anticocezionali per la moglie. Lei, gia' pesantemente infastidita e imbarazzata, ha suggerito il profilattico ma lui ha risposto che 'it is not tasty' e le ha dato in mano alcune pillole di anticocezionale vaginale (o cosi' ho capito). Inutile dire che negli ultimi giorni sia abbastanza insofferente alla cultura, al paese e ai locali.
Vi chiederete a questo punto come e' finita con l'altra. Tornata in canada si e' rimessa insieme con il suo mago con il quale era stata 3 anni e lasciato da un anno perche', aveva capito, non poteva funzionare. Ma ha scritto al nostro buon michele che seppur amandolo lo lasciava. Voleva dare all'altro un altra possibilita'. Ho convenuto con michele che, purtroppo, sono sempre gli altri a cui viene data un' altra possibilita' e, merda, non capita mai a noi. E' stata una bella subita per lui. Ma si e' consolato. Adesso spupazza l'altra.
E passiamo alla posta
LA POSTA
1.ES: e' un piacere sentire l'Avvocato
Ciao .., ogni mattina appena arrivo in studio, cascasse il
mondo, mi leggo la tua interessantissima rassegna stampa
dall'afghanistan (si scrive cosi?).
Le donne stanno molto bene, .....è tonda e dice sempre no a
qualsiasi domanda le si faccia (chiara discendenza dalla madre).
Ti mando un abbraccio dalla nebbiosa Modena in attesa di
rileggerti quanto prima.
Ciao
2 ES: e da un lurker riceviamo
Ciao ,
leggo con vero piacere e interesse quello che scrivi.
Mi piacerebbe esserti d'aiuto per quanto la mia sclerotica
umanità borghese mi consenta.
Vorrei offrire a te e all'ogranizzazione di cui sei promotore
gli strumenti di videoconferenza su internet che la mia azienda produce.
Credo che la cosa più semplice sia fornirvi direttamente degli
account del servizio da utilizzare immediatamete, ma, se lo riterrai più
utile, potrei fornirvi direttamente una una licenza del software da installare
sui i vostri server.
Fammi sapere se vuoi o puoi o accettrali e ti spiegherò
rapidissimamente come attivare i servizi.
Stai bene e stai attento
ES: grazie!!! si creano le basi per una eventuale carovana live o registrata. all'Osama
3 ES: e anche oggi c'e' Geremia
ciao vecchio
l'inverno sta arrivando impietoso, il freddo nelle ossa e tutti qui si coprono all'inverosimile,haime anche le fanciulle.
E' vero anche, che da buon geremia , il celato, il tutto coperto mi fa sangue.
Cosa ne dici tu che delle donne non vedi l'ombra?
Non ti sembra una bella battaglia, la conquista di un monte (di venere) inespugnato?
Mi piace pensare che sotto quei pastrani si possa celare una pelle bianca e morbida, un manto inespugnato.
Scusa della divagazione e torniamo a noi.
Sembra che qui in occidente, nella vecchia europa e più specificatamente , in una cittadina di quel bel pezzo dell'emilia, Modena, al Direzionale 70 sia arrivata LA LEGIONELLA. Un malefico virus che si annida nei tubi dell'acqua calda e nei condizionatori dell'aria, noi uomini e donne ci caghiamo addosso. Pare che attacchi le vie respiratorie e chissa' cos'altro.
Mi tocco e spero che tutto vada per il meglio.
Per ora e' tutto
il natale si avvicina e quei viziati dei nostri figli iniziano a pronunciare parole volgari come Cicciobello e peluche, che fare?
a presto
geremia
ES: caro Geremia che tu sia gia' da mooolti anni un vecchio porco non e' una sorpresa. Ma come avrai capito qui le mie regole di ingaggio sono ahime diverse. Comunque ieri, visto che ho deciso di assumere 3 o 4 donne per fare il training nei villaggi sui concetti di risparmio, debito, investimento ho dovuto fare le interviste. Dunque ne ho viste in faccia. Poi raccontero'. Per il dilemma dei figli che dire? Sarebbe crudele dire di no. E con quale giustificazione o spiegazione? Ma e' proprio quello il problema. E' che gia' sono, naturalmente, in un qualche modo vittime delle loro opinioni e desideri interni generati da qualcosa che e' fuori. Come puoi dire di no se ti chiedono quello zaino o quella scarpa? Perche' loro no e i loro amici si? Comunque per peluche o cicciobello non penso ci sia problema. Ma mi viene, mentre scrivo, un idea su come alleviare i frugoletti da influenza consumistica esterna. Possiamo organizzare qui a Maimana un campo estivo. Voi mi mandate i vostri tesori e io faccio da educatore. Del resto posso vantare nel mio cv una lunga e comprovata esperienza nel settore. Memorabile l'attraversata a calci inculo di appennini e apuane fatta fare a quelli del campo estivo del comune di modena in campeggio a s.anna a pievepelago. E che dire poi dell'ammutinamento dei figli dei tranvieri milanesi sulla Grand Randonee dei Pirenei? Ad un certo punto un nutrito gruppo lancio' gli zaini a terra dicendo 'siamo venuti per andare al mare'. Neanche da dire come fini'. Il gruppo dei lecchini prosegui' con gli altri 'istruttori' mentre io e gli ammutinati scendemmo felicemente al mare. Quello che poi successe sarebbe da raccontare. Basta comunque accennare che io sono stato salovato e arrestato per un pomeriggio dalla gendarmeria che mi salvo' da infuriati tribali locali dopo che avevo issato su una torre dominante il golfo la bandiera italiana per il tripudio della mia masnada. Neanche Mussolini, dopo i genovesi, era riuscito a far tanto mi ero detto prima di commettere quell'ennesima cazzata.
4: ES: e c'e' anche la trottolina che , evidentemente, continua a non leggere. La carovana la scrivo soprattutto per non dover poi raccontare. Ma anche come anti RES che poi spiego
Solo tu sei abbastanza folle da andare in un paese come quello.
Non vedo l'ora di vederti per i racconti.
Cosa fai in A.? Dove pensi di andare? Mi sembri felice. Sono
contenta per te.
Un abbraccio
5. ES: e rispunta anche Bdp (l'allora bocciuolo di primavera). Ma allora aveva 20 anni e forse e' ora di cambiarle nome. Direi che la Dottoressa (e' medico) va bene
Ciao caro,
proprio qualche settimana fa a cena con l' Innominabile
parlavamo di te e concordavamo sul fatto che fosse stata saggia la tua decisione
di piantarla con la carovana.....
ma devo ammettere che aver trovato le tue mail in questi giorni
mi ha fatto un
immenso piacere.
Un abbraccio
Per Visit Afghanistan 2004 oggi abbiamo:
-----Original Message-----
From:
Sent: 01 December 2004 08:54
To: Subject: FW: Warden Message
Warden Message
December 1, 2004
The U.S. Embassy in Kabul reminds American citizens living and
traveling in Afghanistan that potential remains for attacks, particularly in the
form of suicide bombings and kidnappings, against U.S. citizens and
interests in Afghanistan. The Embassy is particularly concerned about
kidnapping threats against Non-Governmental Organizations (NGOs) and U.S.
companies in Kabul and throughout Afghanistan.
There is information that as of late November 2004, a Pakistani
militant group continued plans to send operatives to Afghanistan to infiltrate
Western NGOs and Western companies in Afghanistan in advance of
carrying out kidnapping operations against their Western employees. The
group's members planned to seek employment with NGOs or present themselves as
construction contractors to gain access to the organizations prior to
conducting a kidnapping operation. There was no further information
on the timing or location of attacks.
American citizens traveling and residing in Afghanistan are reminded
that terrorists do not distinguish between official and civilian targets.
Terrorist actions may also include rocket attacks, suicide operations,
assassinations, hijackings, shootings or bombings. U.S. citizens are
reminded to maintain a high level of vigilance and to take appropriate
steps to increase their security awareness. The Embassy cautions
Americans living and working in Kabul to continue to observe the
strictest of security measures, defer any unnecessary travel around the city,
and particularly restrict their movements in other potential target areas,
such as:
* Key national or international government establishments;
* National or international military facilities, including ISAF;
* Locations popular with the international community, including
restaurants and Internet cafes; and
* Areas with high population density, e.g., bazaars.
Americans in Afghanistan are urged to monitor the local news and
maintain contact with the U.S. Embassy in Kabul. As the Embassy continues to
develop information on any potential security threats to U.S. citizens
in Afghanistan, it will share them with the American community via the
Warden System. We take this opportunity to remind the community of the
continuing threats outlined in the current Travel Warning for
Afghanistan and Worldwide Caution Public Announcement. The full text of each can
be found at . Updated information may also be
obtained by contacting the American Embassy in Kabul at
usconsulkabul@state.gov or by calling
the Consular Section on 020-230-0436.
The Department of State also shares credible threat information
through its consular information program documents, available on the Internet
at http://travel.state.gov>. In addition to information on the
Internet, U.S. travelers may obtain up-to-date information on security
conditions by calling 1-888-407-4747 toll-free in the U.S. or outside the U.S. and
Canada on a regular toll line at 1-317-472-2328.
Sincerely,
Russel J. Brown
Consul
United States Embassy
Kabul, Afghanistan
E, per finire, il Dr UB che oggi tiene la lezione sul concetto di Power Process. Fatevi un buon fine settimana.
THE POWER PROCESS
33. Human beings have a need (probably based in biology) for something that we will call the "power process." This is closely related to the need for power (which is widely recognized) but is not quite the same thing. The power process has four elements. The three most clear-cut of these we call goal, effort and attainment of goal. (Everyone needs to have goals whose attainment requires effort, and needs to succeed in attaining at least some of his goals.) The fourth element is more difficult to define and may not be necessary for everyone. We call it autonomy and will discuss it later (paragraphs 42-44).
34. Consider the hypothetical case of a man who can have anything he wants just by wishing for it. Such a man has power, but he will develop serious psychological problems. At first he will have a lot of fun, but by and by he will become acutely bored and demoralized. Eventually he may become clinically depressed. History shows that leisured aristocracies tend to become decadent. This is not true of fighting aristocracies that have to struggle to maintain their power. But leisured, secure aristocracies that have no need to exert themselves usually become bored, hedonistic and demoralized, even though they have power. This shows that power is not enough. One must have goals toward which to exercise one's power.
35. Everyone has goals; if nothing else, to obtain the physical necessities of life: food, water and whatever clothing and shelter are made necessary by the climate. But the leisured aristocrat obtains these things without effort. Hence his boredom and demoralization.
36. Nonattainment of important goals results in death if the goals are physical necessities, and in frustration if nonattainment of the goals is compatible with survival. Consistent failure to attain goals throughout life results in defeatism, low self-esteem or depression.
37. Thus, in order to avoid serious psychological problems, a human being needs goals whose attainment requires effort, and he must have a reasonable rate of success in attaining his goals.
Understanding is the essence obtained from information intentionally learned and from all kinds of experiences personally experienced.
Goudjeff, MEETINGS WITH REMARKABLE MEN, p. 240
Ieri sera, mentra stavo leggendo la montagna di roba scaricata da internet per cercare di capire come non fare grandi stronzate sul cosa fare e non fare nel microcredito, tenevo un orecchio sullo stupidometro puntato su 'L'Italia in diretta' che e' il micidiale contenitore di RAI 2 del pomeriggio condotto da Michele Cocuzza (Ho pensato che Michele, deliberatamente, ha deciso di staccare il cervello ogni giorno per qualche ora. Meno rotture di coglioni in RAI e la assicurata fedelta' dell'audience di popolari. Un giorno poi dedico ampio spazio a questo settore. Alla fine il colonnello uruguayano quando ha lasciato la nostra casa era infuocato ed edotto, grazie a me, su tutto il trash radiotelevisivo italiano. Soprattutto sul grande dilemma della Lecciso, la moglie di Al Bano). Stava parlando, anche se in questo caso forse non e' il termine giusto, quella sgallettata della Carmen e non so cosa. Insomma quella moretta che era sull'Isola (che ho seguito con grande e quotidiana attenzione). Insomma l'ex moglie di Sandro Paternostro. Quando ha detto che tra lei e Sandro, ahime adesso passato ad altra vita, c'erano 45 anni di differenza mi sono rivolto a Dudu (il gatto), che sonnecchiava, e ho detto: 'Meno male. Adesso ho capito. Non e' ancora nata' .
Comunque oggi, giorno di festa, nevica e fa freddo. Sarebbe il giorno del buskashi ma anelo ad una giornata shianti shanti sui cuscini in salotto con stufa accesa. E poi, il venerdi', e' il giorno con il super cuoco. La storia dei cuochi e' un filo complessa. Quando arrivai la situazione era gia' disatrosa. Infatti venivo a sostituire un tipo che era da 15 mesi nel paese e 8 (tutto l'inverno) in solitaria a Maimana. Inutile dire che era un filo burned out. Insomma gliela aveva data su a molte cose e in piu', forse, un po' burino lo era anche di suo. La cassetta dello scarico del bagno era rotta da molto tempo e si usava il secchio. Niente di tremendo ho pensato. Del resto, nel bunker a bologna, vissi in quello stato per quasi un anno e mezzo. Non mi prendevo mai la briga di chiamare l'idraulico. Ma oltre a quello la casa era veramente sporca e giravano, indisturbati, piccoli e fin simpatici topolini anche nella cucina tra i piatti e bicchieri ad asciugare. Va detto che la cucina e' usata anche dalle guardie per preparare il loro cibo e questo non aiuta ma Sahira, la donna delle pulizie, non e' che usasse molto il gomito. E Sarvar, il cuoco, proprio non ce la poteva fare. Ho deciso senz'altro di agire quando, in una settimana, ci siamo ritrovati per cena solo patatine fritte per 3 volte. Sarvar e' stato dunque licenziato ma riassunto il giorno dopo come guardia perche', come gia' detto, ha due mogli e tiene famiglia. Abbiamo allora assunto Oleg che e' un ragazzo timido e con la faccia buona fratello di uno che fa il cuoco da fabrizio di IOM (International Organization for Migration). Qualche miglioramento c'e' stato ma Oleg, 3 o 4 volte alla settimana, ci fa trovare per cena quella che io chiamo la 'sbobbaccia' che e' un piatto basic di fagioli e patate in semi umido. Anche lui non svetta in creativita' pur non mancando una tradizione e varieta' nella cucina locale. Che fare? Licenziare anche Oleg per poi riassumerlo come guardia? Continuando cosi' tra poco avremo una milizia e potrei forse coronare il mio, neanche tanto celato, sogno di diventare un commander locale. Abbiamo dunque trovato un rubicondo e anziano cuoco veramente capace che viene solo al venerdi' e che ci allieta con quasi delizie (a parte quando, 2 settimane fa, raggiante e sorridente ci ha scoperchiato quella che qui e' una delicatessen. Ovvero la testa di capra stufata). E cosi' il pranzo del venerdi' e' diventato un appuntamento e un' occasione conviviale. Invitiamo alcune persone e Glenn il canadese non ha mancato una volta perche' da loro a UNHCR sono a livello di Sarvar. Lo chef del venerdi' ha una bella pancia e viaggia oltre la sesantina. Qualcuno dello staff mi ha detto che non e' affidabile nel senso perche', si dice, sia coinvolto nel traffico di lavoratori clandestini con Iran e uzbekistan. Ho pensato senza esitazione: echissenefrega. Voglio, almeno una volta alla settimana, mangiare decentemente. Ho chiesto comunque al capo della sicurezza dell'ufficio del governatore di verificare.
Come gia' detto per adesso in casa siamo io, Leslie la canadese e Dudu (il gatto). La storia delle canadesi e' interessante. Le prime due me le ritrovai al portone verso la fine di agosto. Erano circa le due e mi stavo godendo il nulla del dopo pranzo in salotto. Quando suono' il citofono collegato al gabbiotto delle guardie, come sempre, pensai: 'ma che cazzo volete?'. Mi dissero che c'erano due expat e mi ritrovai cosi' queste. Una, Jamie, molto caruccia e tardo ventenne e l'altra, Carol, piu' attempata sulla cinquantina. Jamie, a bruciapelo, mi chiese se le potevamo ospitare. Colto di sorpresa e per abbozzare uno straccio di gentilezza risposi, mentendo, 'ma certo non e' un problema. Siete le benvenute' non premurandomi pero' di accertarmi quanto intendevano schiodare. Era un periodo che ero da solo in casa. Quello un po' scoppiato era gia' partito e il no global non ancora arrivato. Sara' perche' ormai da tempo seguo scrupolosamente con l'altro sesso la regola, che una jena ha felicemente inventato, del 'Non voglio problemi e risse nel mio locale' ho continuato, nei giorni seguenti, a farmi puramente i cazzi miei. Ho pero' scoperto che erano entrambe gornaliste e Jamie, la piu' giovane, era qui per mettere in piedi una radio locale gestita da donne per un progetto di una ONG canadese chiamata IMPACTS finanziato dal governo di quel paese. L'altra, Carol, era una free lance e devo dire che, mentre era qui, ebbe una felice intuizione che pero' non approfondi'. Le era infatti venuto in mente di indagare e scrivere un articolo sull'inchiostro che sarebbe stato usato nelle elezioni presidenziali che si sarebbero svolte in ottobre. Probabilmente tutti ricorderete quello che e' poi successo con l'inchiostro. Quella storia ha messo in serio pericolo la legittimita' delle elezioni. Non so bene come sia andata e sembra una storia grottesca. Non mi sento comunque di sottoscrivere, anche in questo caso, la teoria della cospirazione che vede negli americani i 'grandi manovratori' dell'affair inchiostro. Quella storia non e' stata solo una grande figura di merda ma ha creato seri rischi per l'elezione stessa di Karzai ed, eventualmente, l'inizio di nuova violenza nel paese. Tutto il contrario dell'american interest verso questo paese. Del resto, molti dei propugnatori nostrani di quella teoria, erano poi li stessi che gridavano al complotto quando furono rapite le due Simone. Dicevano che i servizi italiani fossero dietro a tutto. Magari hanno anche pensato che dietro il rapimento di Margareth Hassan, la direttrice di CARE in irak rapita e poi uccisa, ci fosse l' M15 inglese. Ma torniamo alle canadesi. Jamie, quella della radio, come ho gia' detto era caruccia. Bionda e con bei lineamenti ma lo sguardo severo di una maestra del New England al tempo dei padri pellegrini. 28 anni e insegnante all'universita' di radio giornalismo e lei stessa giornalista radiofonica per la radio nazionale. Creare da zero e da sola una radio locale gestita da donne a Maimana mi sembrava un'impresa molto piu' che difficile. Comunque, nei momenti in comune in salotto di sera, guardando lo stupidometro settato su BBC world (e intanto io incazzato e in astinenza per la mancanza della mia dose quotidiana di trash italiota) abbiamo anche parlato. E' saltato fuori che anche lei amava Don De Lillo (ho dimenticato di citare, tra i libri portati, Rumore Bianco) e che anche lei aveva letto le Correzioni di Franzen. Insomma terreni comuni magari da esplorare. Non so bene se quello fosse il segnale e messaggio quando l'altra andava letto e rimaneva in salotto con me. Ma ho sempre preferito, e non me ne sono pentito, seguire la regola aurea di cui sopra (quella del non volere noie nel proprio locale). Comunque alla fine e' rimasta quasi 2 mesi da noi e quando il no global e' arrivato si ci e' messa insieme (come la canzone di vasco colpa di alfredo ma qui non e' un africano ma un no global). Bhe a parte la fola di dover avere sti due in toni pastello in casa, e per questo sono stato salvato dall'arrivo e permanenza di Jeff che e' un americano che lavora nella nostra organizzazione ma a Kandhahar e di Haamid che e' il suo giovane collaboratore di origine pashtun e vero talento nelle attivita' di community mobilization e negoziazione io li vedevo un gran bene. Il no global che di nome fa michele, ho visto, aveva fin iniziato a guardare i siti di universita' canadesi. Magari svolta, ho pensato. Lei e' partita a meta' ottobre. Ed e' quasi subito arrivata la sua sostituta. Si chiama Leslie ed e' piu' giovane.E' di vancouver in British Columbia e ha 25 anni. Prima di venire qui anche lei lavorava come radiogiornalista nel canale nazionale. E mandava avanti la sua agenzia fotografica. Ho pensato, naturalmente, ai suoi coetanei italiani e a quello che possono, oggetivamente, fare. Un altra conferma delle mie analisi sul nostro paese l'ho avuta quando ci ha mostrato le foto del cabin di famiglia vicino al lago. Il no global ha gridato: 'non e' vero ma dai'. Siamo ormai come gli albanesi ho detto. Le cose che, in altri paesi, sono normali per noi sono ormai impensabili. E non e' che questa appartenga alla categoria degli 'have yachts'. Siamo, e mi sembra lo confermino le statistiche e anche i dati di ieri su tredicesime e Natale, irrimediabilmente negli 'have not'. Come gli albanesi appunto. Comunque Leslie e' riuscita a far partire la radio e io la uso per diffondere info sul mio progetto o per creare trasmissioni di informazione ed educazione. Un modo per supportarla e, nel contempo, per usare nuove formule per questo paese. Ma da giorni sta sbattendo contro, ed e' molto faticoso, con la vera e sottesa cultura maschile locale. Come gia' detto vi sono diverse idee qui su come siano le donne occidentali. Sta di fatto che in meno di una settimana e' stata avvicinata da un paio di locali (tra l'altro gente che lavora in organizzazioni internazionali e con molto da perdere in caso di casini) che hanno velatamente lanciato espliciti messaggi. Il primo, radioperatore a UNHCR (UN x i rifugiati), l'ha presa all'inizio alla larga dicendole: ' Ti ho vista l'altro giorno. Mi sembravi un' attrice. I love you'. Quando lei si e' defilata l'ha seguita e l'ha buttata sulla richiesta di consigli su come fare con gli anticocezionali per la moglie. Lei, gia' pesantemente infastidita e imbarazzata, ha suggerito il profilattico ma lui ha risposto che 'it is not tasty' e le ha dato in mano alcune pillole di anticocezionale vaginale (o cosi' ho capito). Inutile dire che negli ultimi giorni sia abbastanza insofferente alla cultura, al paese e ai locali.
Vi chiederete a questo punto come e' finita con l'altra. Tornata in canada si e' rimessa insieme con il suo mago con il quale era stata 3 anni e lasciato da un anno perche', aveva capito, non poteva funzionare. Ma ha scritto al nostro buon michele che seppur amandolo lo lasciava. Voleva dare all'altro un altra possibilita'. Ho convenuto con michele che, purtroppo, sono sempre gli altri a cui viene data un' altra possibilita' e, merda, non capita mai a noi. E' stata una bella subita per lui. Ma si e' consolato. Adesso spupazza l'altra.
E passiamo alla posta
LA POSTA
1.ES: e' un piacere sentire l'Avvocato
Ciao .., ogni mattina appena arrivo in studio, cascasse il
mondo, mi leggo la tua interessantissima rassegna stampa
dall'afghanistan (si scrive cosi?).
Le donne stanno molto bene, .....è tonda e dice sempre no a
qualsiasi domanda le si faccia (chiara discendenza dalla madre).
Ti mando un abbraccio dalla nebbiosa Modena in attesa di
rileggerti quanto prima.
Ciao
2 ES: e da un lurker riceviamo
Ciao ,
leggo con vero piacere e interesse quello che scrivi.
Mi piacerebbe esserti d'aiuto per quanto la mia sclerotica
umanità borghese mi consenta.
Vorrei offrire a te e all'ogranizzazione di cui sei promotore
gli strumenti di videoconferenza su internet che la mia azienda produce.
Credo che la cosa più semplice sia fornirvi direttamente degli
account del servizio da utilizzare immediatamete, ma, se lo riterrai più
utile, potrei fornirvi direttamente una una licenza del software da installare
sui i vostri server.
Fammi sapere se vuoi o puoi o accettrali e ti spiegherò
rapidissimamente come attivare i servizi.
Stai bene e stai attento
ES: grazie!!! si creano le basi per una eventuale carovana live o registrata. all'Osama
3 ES: e anche oggi c'e' Geremia
ciao vecchio
l'inverno sta arrivando impietoso, il freddo nelle ossa e tutti qui si coprono all'inverosimile,haime anche le fanciulle.
E' vero anche, che da buon geremia , il celato, il tutto coperto mi fa sangue.
Cosa ne dici tu che delle donne non vedi l'ombra?
Non ti sembra una bella battaglia, la conquista di un monte (di venere) inespugnato?
Mi piace pensare che sotto quei pastrani si possa celare una pelle bianca e morbida, un manto inespugnato.
Scusa della divagazione e torniamo a noi.
Sembra che qui in occidente, nella vecchia europa e più specificatamente , in una cittadina di quel bel pezzo dell'emilia, Modena, al Direzionale 70 sia arrivata LA LEGIONELLA. Un malefico virus che si annida nei tubi dell'acqua calda e nei condizionatori dell'aria, noi uomini e donne ci caghiamo addosso. Pare che attacchi le vie respiratorie e chissa' cos'altro.
Mi tocco e spero che tutto vada per il meglio.
Per ora e' tutto
il natale si avvicina e quei viziati dei nostri figli iniziano a pronunciare parole volgari come Cicciobello e peluche, che fare?
a presto
geremia
ES: caro Geremia che tu sia gia' da mooolti anni un vecchio porco non e' una sorpresa. Ma come avrai capito qui le mie regole di ingaggio sono ahime diverse. Comunque ieri, visto che ho deciso di assumere 3 o 4 donne per fare il training nei villaggi sui concetti di risparmio, debito, investimento ho dovuto fare le interviste. Dunque ne ho viste in faccia. Poi raccontero'. Per il dilemma dei figli che dire? Sarebbe crudele dire di no. E con quale giustificazione o spiegazione? Ma e' proprio quello il problema. E' che gia' sono, naturalmente, in un qualche modo vittime delle loro opinioni e desideri interni generati da qualcosa che e' fuori. Come puoi dire di no se ti chiedono quello zaino o quella scarpa? Perche' loro no e i loro amici si? Comunque per peluche o cicciobello non penso ci sia problema. Ma mi viene, mentre scrivo, un idea su come alleviare i frugoletti da influenza consumistica esterna. Possiamo organizzare qui a Maimana un campo estivo. Voi mi mandate i vostri tesori e io faccio da educatore. Del resto posso vantare nel mio cv una lunga e comprovata esperienza nel settore. Memorabile l'attraversata a calci inculo di appennini e apuane fatta fare a quelli del campo estivo del comune di modena in campeggio a s.anna a pievepelago. E che dire poi dell'ammutinamento dei figli dei tranvieri milanesi sulla Grand Randonee dei Pirenei? Ad un certo punto un nutrito gruppo lancio' gli zaini a terra dicendo 'siamo venuti per andare al mare'. Neanche da dire come fini'. Il gruppo dei lecchini prosegui' con gli altri 'istruttori' mentre io e gli ammutinati scendemmo felicemente al mare. Quello che poi successe sarebbe da raccontare. Basta comunque accennare che io sono stato salovato e arrestato per un pomeriggio dalla gendarmeria che mi salvo' da infuriati tribali locali dopo che avevo issato su una torre dominante il golfo la bandiera italiana per il tripudio della mia masnada. Neanche Mussolini, dopo i genovesi, era riuscito a far tanto mi ero detto prima di commettere quell'ennesima cazzata.
4: ES: e c'e' anche la trottolina che , evidentemente, continua a non leggere. La carovana la scrivo soprattutto per non dover poi raccontare. Ma anche come anti RES che poi spiego
Solo tu sei abbastanza folle da andare in un paese come quello.
Non vedo l'ora di vederti per i racconti.
Cosa fai in A.? Dove pensi di andare? Mi sembri felice. Sono
contenta per te.
Un abbraccio
5. ES: e rispunta anche Bdp (l'allora bocciuolo di primavera). Ma allora aveva 20 anni e forse e' ora di cambiarle nome. Direi che la Dottoressa (e' medico) va bene
Ciao caro,
proprio qualche settimana fa a cena con l' Innominabile
parlavamo di te e concordavamo sul fatto che fosse stata saggia la tua decisione
di piantarla con la carovana.....
ma devo ammettere che aver trovato le tue mail in questi giorni
mi ha fatto un
immenso piacere.
Un abbraccio
Per Visit Afghanistan 2004 oggi abbiamo:
-----Original Message-----
From:
Sent: 01 December 2004 08:54
To: Subject: FW: Warden Message
Warden Message
December 1, 2004
The U.S. Embassy in Kabul reminds American citizens living and
traveling in Afghanistan that potential remains for attacks, particularly in the
form of suicide bombings and kidnappings, against U.S. citizens and
interests in Afghanistan. The Embassy is particularly concerned about
kidnapping threats against Non-Governmental Organizations (NGOs) and U.S.
companies in Kabul and throughout Afghanistan.
There is information that as of late November 2004, a Pakistani
militant group continued plans to send operatives to Afghanistan to infiltrate
Western NGOs and Western companies in Afghanistan in advance of
carrying out kidnapping operations against their Western employees. The
group's members planned to seek employment with NGOs or present themselves as
construction contractors to gain access to the organizations prior to
conducting a kidnapping operation. There was no further information
on the timing or location of attacks.
American citizens traveling and residing in Afghanistan are reminded
that terrorists do not distinguish between official and civilian targets.
Terrorist actions may also include rocket attacks, suicide operations,
assassinations, hijackings, shootings or bombings. U.S. citizens are
reminded to maintain a high level of vigilance and to take appropriate
steps to increase their security awareness. The Embassy cautions
Americans living and working in Kabul to continue to observe the
strictest of security measures, defer any unnecessary travel around the city,
and particularly restrict their movements in other potential target areas,
such as:
* Key national or international government establishments;
* National or international military facilities, including ISAF;
* Locations popular with the international community, including
restaurants and Internet cafes; and
* Areas with high population density, e.g., bazaars.
Americans in Afghanistan are urged to monitor the local news and
maintain contact with the U.S. Embassy in Kabul. As the Embassy continues to
develop information on any potential security threats to U.S. citizens
in Afghanistan, it will share them with the American community via the
Warden System. We take this opportunity to remind the community of the
continuing threats outlined in the current Travel Warning for
Afghanistan and Worldwide Caution Public Announcement. The full text of each can
be found at
obtained by contacting the American Embassy in Kabul at
usconsulkabul@state.gov
the Consular Section on 020-230-0436.
The Department of State also shares credible threat information
through its consular information program documents, available on the Internet
at http://travel.state.gov>. In addition to information on the
Internet, U.S. travelers may obtain up-to-date information on security
conditions by calling 1-888-407-4747 toll-free in the U.S. or outside the U.S. and
Canada on a regular toll line at 1-317-472-2328.
Sincerely,
Russel J. Brown
Consul
United States Embassy
Kabul, Afghanistan
E, per finire, il Dr UB che oggi tiene la lezione sul concetto di Power Process. Fatevi un buon fine settimana.
THE POWER PROCESS
33. Human beings have a need (probably based in biology) for something that we will call the "power process." This is closely related to the need for power (which is widely recognized) but is not quite the same thing. The power process has four elements. The three most clear-cut of these we call goal, effort and attainment of goal. (Everyone needs to have goals whose attainment requires effort, and needs to succeed in attaining at least some of his goals.) The fourth element is more difficult to define and may not be necessary for everyone. We call it autonomy and will discuss it later (paragraphs 42-44).
34. Consider the hypothetical case of a man who can have anything he wants just by wishing for it. Such a man has power, but he will develop serious psychological problems. At first he will have a lot of fun, but by and by he will become acutely bored and demoralized. Eventually he may become clinically depressed. History shows that leisured aristocracies tend to become decadent. This is not true of fighting aristocracies that have to struggle to maintain their power. But leisured, secure aristocracies that have no need to exert themselves usually become bored, hedonistic and demoralized, even though they have power. This shows that power is not enough. One must have goals toward which to exercise one's power.
35. Everyone has goals; if nothing else, to obtain the physical necessities of life: food, water and whatever clothing and shelter are made necessary by the climate. But the leisured aristocrat obtains these things without effort. Hence his boredom and demoralization.
36. Nonattainment of important goals results in death if the goals are physical necessities, and in frustration if nonattainment of the goals is compatible with survival. Consistent failure to attain goals throughout life results in defeatism, low self-esteem or depression.
37. Thus, in order to avoid serious psychological problems, a human being needs goals whose attainment requires effort, and he must have a reasonable rate of success in attaining his goals.
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