martedì, ottobre 17, 2006

Liberation leads to liberation

LIBERATION LEADS TO LIBERATION. These are the first words of truth—not truth in quotation marks but truth in the real meaning of the word; truth which is not merely theoretical, not simply a word, but truth that can be realized in practice. The meaning behind these words may be explained as follows:
By liberation is meant the liberation which is the aim of all schools, all religions, at all times.
This liberation can indeed be very great. All men desire it and strive after it. But it cannot be attained without the first liberation, a lesser liberation. The great liberation is liberation from influences outside us. The lesser liberation is liberation from influences within us.

Gourdjeff, VIEWS FROM THE REAL WORLD, p. 266

E' tornato a splendere il sole nel principato di Maimana. E i 2 no global, finally, se ne sono andati. E' rimasta solo la canadese. Adesso in casa siamo io, lei e Dudu (il gatto). Ieri sono andato sul campo. Un paio di volte alla settimana va fatto. Il progetto che mando avanti copre 5 manteqas (manteqa= cluster che raggruppa 37 villaggi). In ogni manteqa c'e' una 'shura' (all'inizio io scrivevo nei report sciuras ovvero un gruppo di babbie milanesi) che e' un consiglio di anziani compreso il locale mullah. Fondamentalmente si negozia e discute ogni cosa con la shura. Di solito per arrivare 'sul campo' ci vuole un ora e mezzo per andare e un ora e mezzo per tornare. Siamo partiti io, Eng Oshian (che insieme ad Aslam e' uno delle due colonne portanti qui) e Dim Mohammed (Aiji come lo chiamano tutti). Oshian e' un bell'uomo (ma bisogna dire che qui di bei maschi ce ne sono molti). Ha 46 anni, 8 figli e una moglie che fa l'insegnante in una delle scuole femminili qui di Maimana. Aiji invece e' un omone alto e con la faccia buona. Ha circa 45 anni, i baffi e gli occhiali e una grande sfiga alle spalle. Non ho ben capito tutta la storia ma una ventina di anni fa emigro' con suo padre e altri cugini e fratelli negli USA. A Washington DC per l'esattezza. Suo padre aveva trovato lavoro come cuoco all'ambasciata afgana e Aiji aveva iniziato a fare il taxista. Conosce dunque bene la citta. Dupont Circle, Foggy Bottom e Virginia Avenue a fianco del Watergate Center dove io ho abitato. Era uno dei miei hobby preferiti (e lo e' tuttora) iniziare lunghe conversazioni con i taxisti a DC o NY. A Milano invece no. Finisce sempre con un litigio. La cosa che mi fa puntualmente incazzare e' quando mi dicono, alla fine della corsa, 'non ho da cambiare bisogna che lei vada a farsi cambiare?'. Rispondo sempre che non sono affari miei se non ha pezzi piu' piccoli e che, fino a prova contraria, sono io il cliente e visto che pago sara' bene che sia lui a muovere il culo. Ma torniamo ad Aiji. Insomma non se la passava male. Da quello che mi ha detto si era anche sposato e aveva fatto figli con una di origine latino americana. Non aveva, naturalmente, funzionato. Cosi', verso il 94 o 95, ebbe la pessima idea di tornare a casa per cercare un altra moglie. A quel tempo il paese stava iniziando a sprofondare nell'era talebana. Appena arrivato a Maimana fu arrestato con l'accusa di essere una spia americana. Si e' fatto molta galere e ha preso molte botte. Penso che quell'esperienza lo abbia seriamente e irrimediabilmente provato. Uscito da quel tunnel e' entrato in quello dell'alcol. Da quello che ho capito 3 anni fa, quando qualcuno di questa organizzazione decise di dargli una possibilita', era piuttosto alla frutta. Adesso ha una nuova moglie che lo tiene a stecchetto (ieri a pranzo e' saltato fuori che nel portafoglio aveva solo 50 afgani = 1 dollaro) e due figli. Uno e' nato qualche settimana fa. Eng Oshian invece e' un uomo strasereno. Shanti Shanti (tranquillo, tranquillo) come si dice da queste parti. Dopo aver preso il diploma o laurea da ingeniere ha passato indenne gli anni talebani aprendo un innocuo Pharmacy Shop e lavora con questa organizzazione da 3 anni. Viene al lavoro con la classica camise lunga all'afgana e con sopra una, fin quasi elegante, giacca larga blu gessata a doppiopetto sempre aperta. Ieri dunque, nel lungo viaggio, ho approfittato per chiedere loro alcune cose. In questi mesi non ho mai fatto grandi domande. Non volevo fare l'invadente. Noto fin troppo bene quanto possano essere tesi quando qualche bamboccio (es il no global che e' con me) insiste per conoscere la moglie o le figlie. E anche sulla politica o le grandi questioni (democrazia, guerra, Irak e religione) non ho mai chiesto niente. Ma ieri, ho pensato, era il momento buono. Ho dunque chiesto loro come fosse Maimana durante i talebani o durante l'occupazione russa. Com'era arrivata la 'liberazione'? Cosi' Oshian mi ha raccontato. A Maimana c'erano circa 500 talebani. La maggior parte proveniente da kandahar o dal pakistan ma i piu' pericolosi erano quelli di una valle locale chiamata kaisar. Tutti pashtun (che e' una delle etnie del paese e comunque quella che ha generato i talebani). Vigeva un clima di semi terrore. Bastava avere qualche piccolo possedimento per finire nelle loro tenaglie. Si veniva arrestati, picchiati e taglieggiati. Quando ne vedevi alcuni per strada ti veniva naturale cambiare direzione. I salari non venivano pagati. Le donne potevano uscire per strada solo se accompagnate. Fondamentalmente erano un branco di ottusi ignoranti con lunghe barbe, gli occhi marcati con highliners e vestiti perennemente di nero. Secondo Oshian 3 o 4 su 100 sapevano leggere o avevano uno straccio di educazione. Alla fine non conoscevano neanche bene cosa diceva il Corano. Of course ogni uomo doveva farsi crescere la barba e le radio o la musica erano vietate cosi' come gli acquiloni (che ho scoperto molto popolari in questo paese). Ho anche scoperto che Osama e' venuto un paio di volte qui a Maimana. La 'liberazione' e' stata abbastanza indolore. Alla fine di ottobre del 2001 gli americani hanno bombardato, di notte, il luogo dove si stava tenendo un meeting generale. Per star dalla parte dei bottoni hanno usato il fosforo. Risultato: 3 o 4 cento barbudos seccati. Una rosticceria. Nei giorni seguenti e' iniziato lo sbrago generale e all'avanzare delle milizie di Doshtum quelli del sud se ne sono tornati a casa loro e quelli di Kaisar hanno poi pagato. Va detto che qui, come in altre parti del paese, c'e' stato ethnic cleansing. Ognuono pero' lo ha fatto. Prima i talebani con uzbeki, hazara e tagiki e, in seguito, per la legge dell'eterno ritorno, gli altri su di loro. Comunque gli americani si sono visti solo in cielo. Per quanto riguarda invece i russi Oshian e' stato piu' vago pero' ha detto che, a parte l'aereoporto, hanno costruito e rafforzato il settore pubblico. I salari venivano pagati. Ma vivevano asseragliati. Troppo grande il pericolo di imboscate o attachi da parte dei mujad armati e finanziati da Pakistan e dagli americani (del resto Zib Brezinski, gongolante, dopo aver convinto il presidente Carter a stanziare soldi e armi per la guerriglia, aveva detto: "diamo anche ai russi il loro Vietnam'). E cosi' e' stato. Fa una certa impressione e da una vaga idea di quello che puo' essere stato per i poveri Ivan senza Dio questo posto quando, sulla strada per Mazar, vedi a piu' riprese, ai lati delle strade, le carcasse ormai depredate, di tanks e autoblindo corazzati. In un paio di occasioni ne ho contate una ventina in un posto solo. E si puo' anche essere certi che i mujad non facessero prigionieri. Ma la conversazione con Aiji e Oshian si e' poi allargata e abbiamo toccato il tema realtivo alla possibilita' di applicare a questo paese quel concetto di democrazia liberale fondato su alcuni principi come un uomo un voto e la necessita' che i governanti siano eletti e accountable verso il popolo. E' subito apparso chiaro che qui, e come probabilmente molti altri paesi di friggitori di falafel, questo concetto e' erroneamente confuso e collegato con la questione del ruolo delle donne. Infatti Oshian ha subito detto che vogliono si poter votare ma non vogliono che le donne si comportino come quelle occidentali ( ed era sotteso, mentre parlava, che in fondo le ritenesse tutte un po' puttane). Insomma qui non passa che una donna possa congiungersi o vivere con piu' uomini (magari si riferiva alla canadese che e' si e' trasferita a vivere qui da noi). Ho cercato di spiegare, e non so se ci sono riuscito, che erano due cose separate. Che la seconda era una questione di morale, etica e religione e che nulla ci azzeccava con il principio di democrazia liberale. Ma non mi e' niente chiaro se Oshian abbia colto la distinzione. Comunque, tra una chiacchiera e l'altra, siamo arrivati a Karashiki per fare un sopralluogo dei lavori in corso. La pulizia di un canale per l'irrigazione di 12 km, l'imbrigliamento di una fonte che adesso si trova in un piccolo canyon di 25 metri e un piccolo ponte. Non ho piantato un casino quando ho visto che al lavoro ci fossero anche dei quasi semi bambini ma ho chiesto loro l'eta'. 13 o 15 anni. Puo' passare, mi sono detto. Del resto com'era in Italia nel 1950? 3USD al giorno possono cambiare molto in una famiglia da queste parti. E' poi seguito, ma del resto e' naturale quando si e' fuori con Oshian che shanti shanti mira sempre molto a quello, un abbondante pasto di riso, carne e una sorta di spaghetti in salsa acida di yogurth (che a me fa cagare) a casa di un locale che, non piu' di qualche settimana fa, avevo incontrato alla 'cerimonia' per la fine del corso di Trees Nursery che abbiamo organizzato e finanziato qui a Maimana con la locale scuola di agricoltura. Mi ricordavo molto bene di lui come lui di me. Ad ogni fine corso partecipo di persona e, insieme al direttore che e' anziano e con la faccia buona e i 'professori', spieghiamo che cosa e' la UE e il programma che ha reso possibile questo. A volte mi dilungo sui 25 paesi che si sono messi insieme per cotruire pace, commercio e prosperita' e che anche qui devono trovare la loro strada. E' il loro paese e il loro futuro. Vengono poi consegnati delle specie di certificati con stratta di mano e vengono anche fatte le foto. Diamo anche un kit con una vanga, delle cesoie, uno sprayer e qualche altra cosa. Durante il pranzo, con orgoglio, ha tirato fuori quel certificato e ce lo ha mostrato. Fa anche parte di una cooperativa che stiamo provando a far partire. Sono 110 persone. Sono 3 mesi che se ne discute e ho posto loro molte condizioni che, puntualmente, hanno sempre soddisfatto. Abbiamo preparato uno statuto e uno straccio di 'corporate governance' (che vediamo poi se regge neu fatti) e un piccolo piano di azione per i prossimi sei mesi. Ho chiesto inoltre a tutti di raccogliere una certa somma promettendo che avrei aggiunto a questa una somma di due volte superiore a babbo morto. Insomma loro mettono 1 e ricevono a gratis 2. Lungi dal voler stimolare qualcosa di pseudo comunista (ci ha gia' provato qualcuno e senza gran successo) ho cercato di far impostare la cosa in modo da stimolare e imbrigliare quel moderato egoismo che muove gli esseri umani nei loro comportamenti microeconomici. La cooperativa deve dunque diventare non tanto la messa in comune di proprieta' e produzione ma uno strumento per ottimizzare e migliorare il risultato individuale finale. Insomma funzionera' da gruppo di acquisto per beni e oggetti che andranno poi rivenduti ai membri a un prezzo inferiore di quello che ognuno pagherebbe, individualmente, nel bazar. E se la cosa funziona potranno comprare, che ne so, un piccolo pulmino da usare come taxi (a pagamento) per gli spostamenti o un trattore. Il prossimo passo e' quello di aggiungere un piccolo schema di microcredito ma bisogna prima capire alcune cose. La settimana scorsa ho fatto formare 3 dei miei in microcredito da quelli di BRAC (che e' una ong del bangladesh specializzata in questo). Li sto mandando in giro nei villaggi per capire se la cosa puo' funzionare. Dai primi assesment mi dicono che hanno riscontrato un grande entusiasmo. Tutti sono felici di qualcuno che inizi ad erogare piccoli loan da max 4000 Af (88 USD). Il problema e' che nessuno e' disponibile all'idea di ripagarlo.

Per il resto niente grandi novita' eccetto l'autobotte. Infatti un paio di giornio fa e' stato fermato dai soldati governativi, che sono tutti giovani e piccolini insaccati in divise troppo larghe per loro, una autobotte nuova di pacca di cui non si capiva la provenienza o la destinazione. Solitamente trasportano gas o acqua. Non c'era ne gas ne acqua. Dopo un tira e molla l'autista ha confessato. All'interno della cisterna era stato cotruito un contenitore con 750 kg di oppio. La storia dell'oppio merita uno spazio a se e ci sono alcuni divertenti episodi. Tra questi lo stand off di Mazar ad agosto. Infatti agli inzi di quel mese a Mazar el Sharif i governativi fermarono un auto imbottita di oppio guidata da alcuni miliziani di un potente commander locale. Sequestro e arresto per tutti. Una azione esemplare per la grande soddisfazione degli americani che, e' una notizia di pochi giorni fa, per il prossimo anno vogliono stanziare 570 milioni di dollari per azioni di eradication (si tratta di distruggere i campi coltivati e non necessariamente di favorire la crop substitution che del resto non e' mica facile. Quale altro prodotto della terra puo' dare, a chi lo cotiva, un cosi' alto reddito?). Bhe insomma eravamo al sequestro e il giorno dopo le milizie armate del commander hanno semplicemente circondato il palazzo del governatore. L'assedio, se non sbaglio, e' durato 20 giorni. Non so se poi l'oppio sia stato restituito.



Ma passiamo alla nutritissima posta



1. ES: risbuca fuori, ed e' un gran piacere, l'Hemingway delle Romagne. Insomma non se la passa un casino bene. ma e' contento che la carovana sia ritornata



Davvero

Per come mi vanno le cose il fatto che siano state aggiustate le ruote ai carri della carovana è l’unica notizia buona da tre mesi a questa parte. Ho lasciato il giornale dopo 8 anni con megascazzo finale con direttore femminista e ds, denunce reciproche comprese. E ho già capito che la carriera non fiorirà come sperato.

Agghiacciante

Ora faccio l’addetto stampa. Di una ditta di materassi. E’ un ambiente terribile, bestiemme come se piovesse e benefit azzerati.

Mia mamma pensa che sia diventato rappresentante di materassi. Mah. Mi sa che hai fatto bene, Polpot. E che la serenità ha un prezzo di solito molto alto. Continua, ti prego, con i racconti di afganità. Mi sembri il Dave Eggers della bassa padana.

Salot

ES: caro Hem delle Romagne. Quello che descrivi e' veramente agghiacciante anche se pero' costituisce la quotidiana realta' per molte persone. So con certezza che dopo pochi giorni in una situazione del genere darei preoccupanti segni di cedimento e leggendoti mi sembra di stare in vacanza (il permanent vacation con John Lurie di uno dei primi film di Jarmush). dave Eggers ahime non so chi e' ma prometto che vado a guardare. Ti prego pero' di mandarci aggiornamenti. Magari ti fa anche bene. Per il resto non possso che esprimerti, penso a nome di tutti i pionieri, la nostra solidarieta' e comprensione. (Lo so non serve un ricco cazzo ma va fatto). Comunque anche io ebbi da dire con un direttore DS (un mandarino in quel caso). Brutta e pericolosa razza. Da mettere a S-21 (per chi non sapesse cosa e' era il campo di ricreazione a Phnom Pen gestito dai khmer rossi).



2. ES e come sempre puntuale ci risponde il Professore

Ciao Caro,

non preoccuparti che Silvio non lo voterò nel 2006. Ma a chi
darò il mio voto? C'è qualcuno degno di ricevere il mio voto?

Le ragioni per cui fui un entusiasta del Berlusca nel 1994 fu
esattamente per le ragioni espresse nel manifesto del dottor UB: mi rompeva
e tuttora mi rompe farmi guardare con aria di superiorità
dall'intellighenzia (e anche dai non intelligenti) di sinistra. Poi, il Silvio ci aveva
promesso di prendere decisioni e di sfoltire il settore pubblico (hopss,
le stesse cose che disse Prodi ai tempi del suo insediamento al Ministero
dell'Industria).

Non ha mantenuto e non verrà votato. That's democracy.


ES: caro Professore. Il tuo argomentare non fa una piega e siamo sadicamente curiosi di sentire come risponderanno i pubblici dipendenti che abbiamo in carovana. Rimane comunque incomprensibile come tu avessi potuto crederci.



3. ES: e a ruota risponde anche la jena attivista

Caro ,

I tuoi racconti di vita afghana sono bellissimi, dovresti scriverli anche sulla carta e pensare a farne qualcosa di buono quando torni!

I miei impegni politici sono, attualmente, concentrati sui congressi DS a Bologna in vista di quello nazionale, il coordinamento della commissione cultura del mio quartiere che, alla prima convocazione la settimana scorsa, si sono presentati in 40! Terrore. In più dobbiamo stabilire delle modalità per la partecipazione attiva dei cittadini alle decisione da prendere così come indicato nel programma di mandato di Cofferati...... e svariate altre cose che mi tengono lontana dagli amici e da una semplice vita sociale. L'aspetto positivo è che mi piace molto tutto ciò e mi diverte. Per ora. vedremo quanto tempo ci metterò a sviluppare senso di frustrazione.

Cambiando argomento, ti volevo chidere di una scuola "Maria Grazia Cutuli" a Maimana , è possibile?
perchè alla mia Associazione è arrivata una richiesta di acquisto di biglietti di auguri natalizi con una bellissima foto di bambine afghane con il vostro logo e con la precisazione che il ricavato andrà a sostenere la scuola. E' così?

Allora torni per le "vacanze natalizie" (questo rituale cristiano-laico-consumistico-occidentale) così da poterci vedere e passare un po' di tempo insieme, o no?
La iena .... e io ce ne andremo in quel di Londra dall'8 al 11 gennaio, in un mini tour intellettualshopping e quant'altro riusciamo a fare!

Continua a mandare bei reportage, sono già entrata nella sindrome "dose giornaliera" di carovana!
Besos


ES: cara, la scuola Maria Grazia Cutulli (che era la giornalista del Corriere Sera seccata qui nel 2001) esiste davvero ed e' una delle scuole femminili di Maimana. Fu rimessa a posto se non sbaglio un anno fa. Il lavoro pero' non fu fatto molto bene (puo' capitare) e adesso ha bisogno di nuova manutenzione alle strutture oltre che di libri e attrezzature. Ci sono stato. E' un filo desolante. Insomma ha senz'altro bisogno di supporto. Visto che non abbiamo fondi di un progetto ad hoc stiamo grattando qua e la. Va pero' detto che i locali non hanno fatto molto e continuano a non farlo per rimetterla a posto. Manca, assolutamente, un senso civico di gestione delle cose. E questo mi porta automaticamente alle tue attivita'. Infatti credo che tutto quello che state cercando di fare sia, anche se per me disgustoso perche' significa dover sbattersi con dei popolari, molto utile e nobile. Il lievito e cemento per una societa'. Insomma creare un tessuto connettivo nella comunita' (il senso civico di cui parla Putnam ) capace di alleviare il processo di parcelizzazione e anomia della nostra civilta. E' il fattore fondamentale anche nei progetti di 'sviluppo' solo che si chiama 'community mobilization' e sostenibilita'. Che si riduce al rendere partecipe la comunita' nei progetti che tu fai e responsabilizzarla sulla gestione del dopo. Significa non fare dei regali (come sto facendo nel mio progetto ma ahime e' mancato il tempo perche' ci voglioni persone e mesi di preparazione) ma fare le cose dopo che la comunita' e' d'accordo sul suo contributo da dare (giorni uomo, materiali etc). Richiederebbe persone e soprattutto tempo per poter negoziare da posizioni di forza e creare dei link precisi (si fa quello se voi mettete quest'altro). Insomma quello che fai e' importante e, per quello che conta, hai tutta la mia approvazione



4. ES: e rispunta anche la trottolina londinese (che evidentemente non si e' neanche presa la briga di leggere)

ma allora ci sei ancora?
come stai? Che fai?
fatti vivo e fammi sapere

un bacio


ES: e dire che l'avevamo lasciata, per l'invidia delle jene, con una segretaria e il palm. Adesso magari di segretarie neanche tre per tutte le fusions, mergers and acquisitions che fa



5. ES: e c'e anche Geremia


ciao vecchio levriero afgano
e' un piacere averti vicino in queste rigide giornate modenesi:
per la cronaca due notti fa si e' sentita sballonzolare la casa a causa di un 5,5 della scala mercalli epicentro il bresciano.
Rigido e umido il tempo, frenetica è la vita.
Dicevo e' un piacere leggerti, e' un piacere sentirti così vicino alla pace in una terra di guerra.
Mi fai venire in mente il nonno della Chiara che prima di partire per la guerra d'africa scrisse su un quaderno che ancora conserviamo ...vado in guerra per trovare la pace.
Contradizioni e no sense o verita' coi controcazzi?
per ora ti prego di tenermi sempre in copia nelle tue missive
respect
geremia
ps : come vorrei vederti con il tuo patu addosso, se hai una digitale scatta ti prego.

ES: E' un quesito interessante quello che poni. Fortunatamente qui non c'e' guerra ma ci sono tutti i segni di quello che e' stato. Penso che sia pero' un posto, come altri nel mondo, nel quale si e' sottoposti ad un salutare processo di riduzione e semplificazione. Ma la guerra, di per se stessa, anche se orribile e senza nessuna sbavatura virileggiante e', senza dubbio qualcosa di misteriosamente interessante. Basta leggere Pa Hem. Va comunque ricordato che io il militare l'ho fatto nel sindacato dell'esercito italiano (penso che esista solo in italia una stronzata del genere). Avevo chiesto, folle, di essere assegnato negli alpini paracadutisti ma fui segato per tutte le infermita' e problemi che avevo millantato ai tre giorni quando, toh la pensavo diversamente, il militare tentavo in ogni modo di schivarlo


6. ES: l'altra jena anche oggi ci propone utili riflessioni


altre pillole di felicità
dallo psic Raffaele Morelli, direttore di Riza psicosomatica

Il primo errore che facciamo è collegare la felicità a una causa precisa: sono felice perchè ho vinto al totocalcio, perchè mio figlio va bene a scuola, perchè sto con lei. In realtà la felicità non appartiene alle regole causali...
La felicità in fondo è uno stato naturale permanente che noi continuiamo a intossicare e ad allontanare riempiendoci di schemi, intasandoci di giudizi, di aspettative, di false credenze, di paure immotivate.



7 ES: ancora il Professore (ma non ha un cazzo da fare sul lavoro?) che ci apre una parentesi di consigli editoriali

ho appena ordinato questo libro su Pol Pot su cui ho letto
critiche egregie. L'autore ha già scritto un ottimo libro su Mao
(un'altro di quelli buoni!).

Se Amazon non dovesse arrivare nelle sconfinate pianure
afgane.......mi farò cura di inviartelo.....appena letto. Ora sono nel pieno di
Plan of Attack di Woodward.

http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/0805066624/102-0983536-8063310?%5Fencoding=UTF8&v=glance

Ciao

ES: caro Prof. grazie per i consigli. Nell'ultimo viaggio in cambogia ho comprato diversi libri su Brother Number One e saro' felice di prestarteli quando ci vediamo. Ma prendo nota senz'altro. Di Woodward mi sono bevuto sull'aereo lo scorso gennaio di ritorno dal Laos il suo 'Bush at War'. Interessante. ne approfitto comunque per segnalarti un nuovo filone (a proposito possiamo discutere di fare un piccolo gruppo di acquisto quando ordini su Amazon per ridurre le spese di spedizione) e in particolare quello della 'secret war in Laos" (puoi fare la ricerca cosi' su Amazon. Sempre lo scorso dicembre comperai a Ventiane un libro dal quale non mi sono staccato per giorni e che mi ha accompagnato nei lunghi viaggi o per pomeriggi interi seduto a bere Lao beer nei baretti sul Mekong. Si tratta di questo:


The Ravens: The Men Who Flew in America's Secret War in Laos


http://www.amazon.com/exec/obidos/tg/detail/-/0517566125/qid=1101789648/sr=1-3/ref=sr_1_3/104-2537211-0374312?v=glance&s=books

Editorial Reviews

From Publishers Weekly
The Ravens were American forward air-controllers who directed strikes from vulnerable, low-flying spotter planes, mainly in support of a Meo general named Vang Pao in Laos. "Advised" by the CIA, this fierce warlord fought to keep the North Vietnamese out of the strategic Plain of Jars. Robbins (Air America) conveys the unique flavor of Raven-style combat and also explains how the diplomatic-military dynamics of the clandestine war in Laos fit into the overall American effort in Southeast Asia. The cast of characters is memorable: a swaggering, rowdy bunch of mavericks whom their parent service (the U.S. Air Force) had great difficulty controlling, they seemed to get by on sheer cussedness. According to the author, they suffered the highest casualty rate of the Indochinese War. Robbins describes the poignant plight of displaced Meo/Hmong tribespeople who have settled uneasily in the United Statesincluding General Paoand their ongoing struggle to "propitiate the alien spirits of America." Photos.
Copyright 1987 Reed Business Information, Inc.


Customer Reviews
Avg. Customer Review:


Fascinating Look Into What "Never Happened", November 27, 2002
Reviewer: K. Johnson (Earth) - See all my reviews

Hard to put this book down. Who were these mysterious folks who wore cut-off jeans, cowboy hats, and sunglasses? A very interesting documentary about this secret operation. If a pilot was shot down they were to take shellfish poison and commit suicide, because officially, they didn't exist. What country is the most-bombed per capita in history of the world? Vietnam? No, Laos. There are frequent insights and descriptions into the personalities of this small group of daring people who took part in this widely unknown conflict and series of secret missions. It lasted 10 years. Military terminology, procedures, strategies, and informalities (the way things got done), are explained well in this book. The personalities, internal politics and military strategies within Laos of the U.S. military and political bureaucracy, and Viet Minh, are broken down in an easy-to-read and free-flowing way, that makes it interesting and enjoyable for the reader. Some battles were examined that most of the American public is still not aware of today.

There is a lot of information and real-life examples about endless catch-22-like SOPs and regulations that bound those who served in the Vietnam and the "other theater," (Laos).

Common expressions explained throughout the book explain what it meant when someone "went bamboo," or took a hit from the "golden BB." What is a "FAC" or a "REMF." Vets will be impressed when a civilian mentions these acronyms.

Like in Vietnam, the American military bureaucrats (suits) in downtown Vientiene offices were unaware and out-of-touch, yet, they were the ones creating and enforcing the rules and regulations, but not participating in the conflict. Therefore, they really didn't know what was going, and couldn't relate to the folks who put their life on the line every time they hopped in their officially non-existent jalopy. What is it like to realistically know that today may be your last day? Every day?

The picturesque and mystical description of Laos and its' people make one want to go there and see it for their own eyes. Thoses interested in history, foreign policy, and South East Asia in general will learn from and enjoy this book, which should be more well-known.


This book is about as true to life as it gets, May 24, 1999
Reviewer: A reader
Mr. Robbins obviously went at some length to verify sources and content. I salute him for that. I knew of many of the situations that he wrote about. I guess that Tony Poe (nota: il mitico Anthony Alexander Poshepny (http://www.air-america.org/In_Remembrance/poe.shtml ) was a standout for me. He was an interesting person to say the least, even if he wanted to shoot me the first time we met. I have always wanted to go back to NKP and see how it is today. It was surreal that I would work at HQUSEUCOM supporting General Richards 25 years later. It is indeed a small world. I will never forget the NAILS either. Nails are S*!& Hot (NASH)



E anche oggi per la sezione Visit Afghanistan 2004 un up date




----- Original Message -----
From:
To:
Sent: Tuesday, November 30, 2004 3:12 PM
Subject: ANSO SOUTH Region - Incident report - Insurgent activities - Maruf/Daychopan districts, Kandahar/Zabul provinces - SR 04 _ 479 30 -11 Maruf/Daychopan districts




Incident report: ANSO SR 04 _ 479 30 -11 Maruf/Daychopan districts

Location: Southern region, Kandahar/Zabul provinces Maruf/Daychopan districts

Incident type: insurgent activities

Date/Time: 30th November

Report Status: Confirmed.

Information:

It was reported by NSD officials that a group of suspected Anti Government Elements (number unknown) have been recently deployed to the areas. Reportedly their objective is to abduct any foreign nationals.

Casualties: N/A

Arrest: N/A

Assessment: These areas were already known for high volume of insurgent activities. This threat should be taken with all due seriousness.

Advisory:

ANSO strongly advises that aid community must cease all movements in the aforementioned areas.





Infine, ma c'e' qualcuno che lo legge?, la nuova lezione del Dr.UB. Alla prossima

OVERSOCIALIZATION
24. Psychologists use the term "socialization" to designate the process by which children are trained to think and act as society demands. A person is said to be well socialized if he believes in and obeys the moral code of his society and fits in well as a functioning part of that society. It may seem senseless to say that many leftists are over-socialized, since the leftist is perceived as a rebel. Nevertheless, the position can be defended. Many leftists are not such rebels as they seem.

25. The moral code of our society is so demanding that no one can think, feel and act in a completely moral way. For example, we are not supposed to hate anyone, yet almost everyone hates somebody at some time or other, whether he admits it to himself or not. Some people are so highly socialized that the attempt to think, feel and act morally imposes a severe burden on them. In order to avoid feelings of guilt, they continually have to deceive themselves about their own motives and find moral explanations for feelings and actions that in reality have a non-moral origin. We use the term "oversocialized" to describe such people. [2]

26. Oversocialization can lead to low self-esteem, a sense of powerlessness, defeatism, guilt, etc. One of the most important means by which our society socializes children is by making them feel ashamed of behavior or speech that is contrary to society's expectations. If this is overdone, or if a particular child is especially susceptible to such feelings, he ends by feeling ashamed of HIMSELF. Moreover the thought and the behavior of the oversocialized person are more restricted by society's expectations than are those of the lightly socialized person. The majority of people engage in a significant amount of naughty behavior. They lie, they commit petty thefts, they break traffic laws, they goof off at work, they hate someone, they say spiteful things or they use some underhanded trick to get ahead of the other guy. The oversocialized person cannot do these things, or if he does do them he generates in himself a sense of shame and self-hatred. The oversocialized person cannot even experience, without guilt, thoughts or feelings that are contrary to the accepted morality; he cannot think "unclean" thoughts. And socialization is not just a matter of morality; we are socialized to confirm to many norms of behavior that do not fall under the heading of morality. Thus the oversocialized person is kept on a psychological leash and spends his life running on rails that society has laid down for him. In many oversocialized people this results in a sense of constraint and powerlessness that can be a severe hardship. We suggest that oversocialization is among the more serious cruelties that human beings inflict on one another.

27. We argue that a very important and influential segment of the modern left is oversocialized and that their oversocialization is of great importance in determining the direction of modern leftism. Leftists of the oversocialized type tend to be intellectuals or members of the upper-middle class. Notice that university intellectuals [3] constitute the most highly socialized segment of our society and also the most left-wing segment.

28. The leftist of the oversocialized type tries to get off his psychological leash and assert his autonomy by rebelling. But usually he is not strong enough to rebel against the most basic values of society. Generally speaking, the goals of today's leftists are NOT in conflict with the accepted morality. On the contrary, the left takes an accepted moral principle, adopts it as its own, and then accuses mainstream society of violating that principle. Examples: racial equality, equality of the sexes, helping poor people, peace as opposed to war, nonviolence generally, freedom of expression, kindness to animals. More fundamentally, the duty of the individual to serve society and the duty of society to take care of the individual. All these have been deeply rooted values of our society (or at least of its middle and upper classes [4] for a long time. These values are explicitly or implicitly expressed or presupposed in most of the material presented to us by the mainstream communications media and the educational system. Leftists, especially those of the oversocialized type, usually do not rebel against these principles but justify their hostility to society by claiming (with some degree of truth) that society is not living up to these principles.

29. Here is an illustration of the way in which the oversocialized leftist shows his real attachment to the conventional attitudes of our society while pretending to be in rebellion against it. Many leftists push for affirmative action, for moving black people into high-prestige jobs, for improved education in black schools and more money for such schools; the way of life of the black "underclass" they regard as a social disgrace. They want to integrate the black man into the system, make him a business executive, a lawyer, a scientist just like upper-middle-class white people. The leftists will reply that the last thing they want is to make the black man into a copy of the white man; instead, they want to preserve African American culture. But in what does this preservation of African American culture consist? It can hardly consist in anything more than eating black-style food, listening to black-style music, wearing black-style clothing and going to a black-style church or mosque. In other words, it can express itself only in superficial matters. In all ESSENTIAL respects more leftists of the oversocialized type want to make the black man conform to white, middle-class ideals. They want to make him study technical subjects, become an executive or a scientist, spend his life climbing the status ladder to prove that black people are as good as white. They want to make black fathers "responsible." they want black gangs to become nonviolent, etc. But these are exactly the values of the industrial-technological system. The system couldn't care less what kind of music a man listens to, what kind of clothes he wears or what religion he believes in as long as he studies in school, holds a respectable job, climbs the status ladder, is a "responsible" parent, is nonviolent and so forth. In effect, however much he may deny it, the oversocialized leftist wants to integrate the black man into the system and make him adopt its values.

30. We certainly do not claim that leftists, even of the oversocialized type, NEVER rebel against the fundamental values of our society. Clearly they sometimes do. Some oversocialized leftists have gone so far as to rebel against one of modern society's most important principles by engaging in physical violence. By their own account, violence is for them a form of "liberation." In other words, by committing violence they break through the psychological restraints that have been trained into them. Because they are oversocialized these restraints have been more confining for them than for others; hence their need to break free of them. But they usually justify their rebellion in terms of mainstream values. If they engage in violence they claim to be fighting against racism or the like.

31. We realize that many objections could be raised to the foregoing thumb-nail sketch of leftist psychology. The real situation is complex, and anything like a complete description of it would take several volumes even if the necessary data were available. We claim only to have indicated very roughly the two most important tendencies in the psychology of modern leftism.

32. The problems of the leftist are indicative of the problems of our society as a whole. Low self-esteem, depressive tendencies and defeatism are not restricted to the left. Though they are especially noticeable in the left, they are widespread in our society. And today's society tries to socialize us to a greater extent than any previous society. We are even told by experts how to eat, how to exercise, how to make love, how to raise our kids and so forth.

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