martedì, ottobre 17, 2006

A Place in this world

“Esistono menti che si interrogano, che desiderano la verità del cuore, la cercano, si sforzano di risolvere i problemi generati dalla vita, cercano di penetrare l’essenza delle cose e dei fenomeni, e di penetrare in loro stesse. Se un uomo ragiona e pensa bene, non ha importanza quale cammino egli segua per risolvere questi problemi, deve inevitabilmente ritornare a se stesso, ed incominciare dalla soluzione del problema di che cosa egli stesso sia e di quale sia il suo posto nel mondo attorno a lui.”

G. I. Gurdjeff


Negli ultimi due giorni, anche se atteso, e' arrivato il primo morso dell'inverno con pioggia e freddo. Ieri, in casa, sembrava di stare al Serristori Hutte sul Monte bicchiere in alto adige. Ma, si sa, la sfiga non viaggia mai da sola e in questo caso si e' portata con lei il nostro amministratore da kabul. Tipo veramente peso. Anche lui no global naturalmente. Di Milano. Coda, barba ed erre moscia. Ama anche Guccini. Questa mattina mentre mi stavo versando il caffe e' sceso cantando l'internazionale. In russo mi e' sembrato di capire. Con questo la mia, pur ontologicamente gia' tenue, pazienza e' messa a dura prova. Niente da stupirsi che pero' abbia scoperto forti affinita' elettive con quello udinese che e' di stanza permanente. Cosi' ieri sera ho accolto volentieri il fatto che si togliessero, together, dai maroni per andare ad uno dei rari momenti di socialita' che offre Maimana (un piccolo 'aperitivo' seguito da sauna a casa dei tedeschi). Sono rimasto in quello che possiamo chiamare il salotto. Un'ampia stanza con una bella vetrata a filo del pavimento che guarda su quello che potrebbe forse essere, se curato, un bel giardino. Ha un grande tappeto kilim che copre praticamente tutto il pavimento e lunghi cuscini di velluto viola scuro della lunghezza di un materasso sui quali sdrairsi. E altri cuscini ai quali appoggiarsi. A dire il vero alle otto ero gia' a letto. Si puo' dire che la mia tendenza all'essere nonno si sia perfino accentuata da quando sono qua. Ma andando a letto pregustavo con gioia, e con quel senso di trepidante attesa che precedeva la partenza per una gita da bambini, il giorno dopo. Va pero' detto che io in gita non ci sono mai stato. Mai voluto andare. Gia' da allora, senza dubbio, mi affaticava l'idea di dover condividere la quotidianita' e i riti di un gruppo. Una socializzazione forzata. Ma, dicevamo, pregustavo e attendevo il giorno dopo. Cosi' quando questa mattina che e' venerdi' e dunque giorno di festa, ritemprato da 12 ore di sonno, mi sono alzato e' detto: finalmente il giorno e' arrivato. Infatti erano settimane e mesi in cui se ne parlava o se ne sentiva parlare ma oggi era il giorno. Sarebbe iniziato. Sto parlando del buskashi. Infatti qui a Maimana le gare iniziano a seguito delle prime piogge quando il terreno e' meno polveroso. Con un cielo terso e un'aria comunque molto fredda ci siamo accodati alla lunga scia di gente che imboccava la strada che, attraversando il ponte sul letto del fiume secco, va verso nord. A 700 metri, dopo la prima catena di quei dossi collinosi che circondano questo posto e che sembrano grandi dune di sabbia costruite da un gigante ci siamo trovati in questo enorme piana che divide la successiva catena di collinoni. Grande come 7 o 8 campi da calcio sembra un perfetto anfiteatro.C'erano praticamente tutti. I gipponi bianchi dei PRT (i militari nato), quelli delle diverse agenzie presenti e i Surf Toyota dei vari commanders (vengono chiamati commanders quei piccoli warlord locali che sono stati mujad ma non ho ben capito se lo siano stati contro i russi o contro i talebanil e che il governo centrale non e' ancora riuscito a smobilitare) con i loro miliziani (naturalmente armati) quelli delle autorita' locali seduti in un palco d'onore fatto di sedie messe in fila su un collinone e tutti i negozianti che avevano chiuso bottega per l'occasione. Frotte di bambini, venditori di brustoline, ceci lessi e altre specialita' locali. Con noi c'erano il canadese di UNDP e la candese della radio delle donne (un giorno devo poi spiegare tutta la storia delle canadesi della radio perche' questa e' la seconda). Io mi sono sfilato e grazie al mio 'patu' comprato con l'arrivo del freddo (il patu e' come quel tabarro che si portava nelle valli padane il secolo scorso. Qui e' di lana grezza marrone con un bordo verde ai lati. Comprato ieri al bazar lo definirei senz'altro un capo di absolute Fuzion Fasion) mi sono mischiato ai tribali locali, per lo piu' avvolti in patu, appollaiati a frotte sul lato di un collinone a cinque metri dal campo di gioco. Lentamente hanno iniziato ad arrivare i cavalieri. Tutti con meravigliosi e selvatici cavalli che mi dicono siano di razza persiana. Una cinquantina in tutto e ognuno meriterebbe una storia. Alcuni vestiti con abiti locali (di base la gente veste quel capo, molto diffuso in india e pakistan, che qui chiamano Khahallah costituito da un lungo camicione e pantaloni di cotone) e protetti da freddo da quei semi cappotti all'uzbeka legati con una corda in vita e altri, invece, da giacconi mimetici semi occidentali. E inizia il gioco. Si sviluppa lentamente e non e' subito veloce quanto pensassi. Ma il fatto e' che il buskashi non si gioca con la testa di una pecora e mazze ma bensi' con il cadavere di una pecora senza testa lasciato in acqua fredda per alcuni giorni. Cosi' i cavalieri devono riuscire, mentre cavalcano, ad agguantare il corpo per terra e portarlo ad una meta cercando di superare gli attacchi singoli o di gruppo che i cavalieri della squadra avversaria lanciano. Una prova non indifferente. Soprattutto per la schiena (dal punto di vista di un nonno). E la gara si sviluppa, in alcuni momenti fin quasi viuolenta, con mischie di cavalli e cavalieri che si disputano la capra chi tenendo la coda e chi le gambe. E' permesso frustare il cavallo del nemico e probabilmente, ma bisogna trovarsi in mezzo, anche sferrare calci e gomitate. Ogni punto segnato viene di solito seguito puntualmente da 10 minuti di contestazioni con cavalieri che toccandosi piu' volte la barba e il viso (e molti hanno la barba bianca e non sono per niente giovani perche' l'eta' dei giocatori era tra i 35 e i 55) urlano, inveiscono e si rivolgono per l'appello, alle autorita' e arbitri. Ma lo spettacolo non e' solo questo. Basta solo stare appollaiato in mezzo ai locali per godere. Le facce, i vestiti, la scena spettacolare del poliziotto solitamente piccolo e anziano o piccolo e con pancia che dovrebbe controllare lo spazio, tra due collinoni, da dove entrano i cavalli dalle intrusioni degli astanti o da quelli che girano in ciclo o in moto e che con sbeffeggiante anarchia di tipo napoletano scorazzano e attraversano. Praticamente impotente, e tra le risate di quelli appollaitati sul lato della collina, urla e maledice condanne che durano almeno due minuti a quelli in moto che gli passano intorno senza minimamente cagarlo. Salvo poi infliggere punizioni esemplari quando gli passa intorno un moccioso in bicicletta, anche lui anarchicamente incurante e semi sbeffeggiante, facendo partire degli sberloni.

La posta la mandiamo poi un altro giorno.

Per VISIT AFGHANISTAN 2004 oggi segnaliamo una seratina ideal per portare fuori una signorina da imbonire nella magia e mistero di kabul


-----Original Message-----
From: Sent: Thursday, November 25, 2004 3.15 PM
Subject: Threat Warning - Kabul City- 26 November 04


Threat Warning: Suicide Bomb attack at Kabul City Restaurant.

Date/Time: 26 November 2004 Evening Time

Location: Kabul City.

Information status: Information received via ISAF sources.

Information: ISAF indicated a threat of suicide bomb attack at Restaurant(s)
used by the international community for the Evening of the 26 November 2004.



Continua pero' "Il salotto del Dr UB".

THE PSYCHOLOGY OF MODERN LEFTISM
6. Almost everyone will agree that we live in a deeply troubled society. One of the most widespread manifestations of the craziness of our world is leftism, so a discussion of the psychology of leftism can serve as an introduction to the discussion of the problems of modern society in general.

7. But what is leftism? During the first half of the 20th century leftism could have been practically identified with socialism. Today the movement is fragmented and it is not clear who can properly be called a leftist. When we speak of leftists in this article we have in mind mainly socialists, collectivists, "politically correct" types, feminists, gay and disability activists, animal rights activists and the like. But not everyone who is associated with one of these movements is a leftist. What we are trying to get at in discussing leftism is not so much a movement or an ideology as a psychological type, or rather a collection of related types. Thus, what we mean by "leftism" will emerge more clearly in the course of our discussion of leftist psychology (Also, see paragraphs 227-230.)

8. Even so, our conception of leftism will remain a good deal less clear than we would wish, but there doesn't seem to be any remedy for this. All we are trying to do is indicate in a rough and approximate way the two psychological tendencies that we believe are the main driving force of modern leftism. We by no means claim to be telling the WHOLE truth about leftist psychology. Also, our discussion is meant to apply to modern leftism only. We leave open the question of the extent to which our discussion could be applied to the leftists of the 19th and early 20th century.

9. The two psychological tendencies that underlie modern leftism we call "feelings of inferiority" and "oversocialization." Feelings of inferiority are characteristic of modern leftism as a whole, while oversocialization is characteristic only of a certain segment of modern leftism; but this segment is highly influential.




Salothsar

Nessun commento: